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LE OPINIONI

IL COMMENTO VITA DI PI (GRECO)

Molti tra voi lettori avranno certamente visto lo splendido film “Vita di PI” di Ange Lee. Parla di un ragazzo indiano, naufrago superstite, che si trova a combattere con una tigre sulla stessa barca di salvataggio, tra mille difficoltà. Uno scrittore prende spunto dal racconto del superstite, per trarne un libro interessante. Il ragazzo era vissuto in uno zoo, costretto a chiudere, ed è per questo che si ritrova, nel naufragio, con una tigre che si era tentato di trasportare, assieme ad altri animali, con la nave poi naufragata. Ho ripensato a questo film quando il Comitato Amici di Pietro Greco ha avuto, tea l’altro, la brillante idea di denominare l’ulivo secolare messo a dimora nel giardino pubblico di Barano “L’albero di pi Greco “. Io sono un umanista, ignorante di matematica e alla scienza mi legano solo un sentimento di ammirazione e di rispetto, ma con essa non ho particolare dimestichezza. Nel riconoscere i meriti grandissimi del Comitato Amici di Pietro, per la brillante iniziativa, in particolare degli amici Giancarlo Di Meglio, Bruno Molinaro, Gigiotto Rispoli, Ciro Cenatiempo, Raffaele Mirelli e tanti altri estimatori ed estimatrici di Pietro, sento il dovere di testimoniare, quale opinionista del Golfo, tutta la stima che ho per Pietro divulgatore scientifico ma anche per l’ottimo giornalista e il raffinato scrittore. Il mio contributo all’omaggio che l’isola tributa a Pietro è la citazione di due significativi suoi libri, tra i tanti che ha scritto. Pietro ha scritto tanti articoli, saggi, libri, ma se dovessi consigliare un libro da leggere, anche a scuola o comunque che gli insegnanti potrebbero caldeggiare agli studenti di leggere, questo è “Contro il declino” che Pietro scrisse, nel lontano 2007, a due mani con Settimio Termini. Un laureato in chimica (Greco) e un laureato in fisica (Termini) si misero insieme nel tentativo di comprendere e far comprendere le cause prossime e remote che hanno determinato il declino dell’Italia.

Un libro vecchio ma di impressionante attualità, perché l’Italia – da quel declino iniziato anni fa – non è riuscita a sollevarsi. Scrissero nell’introduzione: “Noi non siamo economisti, ci occupiamo in genere di “ricchezza culturale” non di ricchezza tout court. Ma per una serie di ragioni che ci accingiamo ad esporre, pensiamo di essere in una posizione privilegiata di osservazione che ci consente di individuare, con una certa chiarezza, dove ha origine la crisi: l’Italia è in declino a causa del suo irrisolto rapporto con la scienza e la tecnologia”. Greco e Termini intendono dire che non è pensabile uno “sviluppo senza ricerca”. Chissà se il Recovery Plan tiene abbastanza conto di questa necessità. Chissà Pietro cosa ha pensato e cosa penserebbe oggi, se fosse ancora vivo, del rapporto che la politica sta avendo con la Scienza e che la Scienza sta avendo col mondo dei media. Lui che era così schivo, così serio, così umile, cosa avrà pensato della bulimia da esposizione mediatica di certi virologi ed epidemiologi. Lui che era un divulgatore scientifico, ma anche un politico impegnato e profondo. Da decine di scienziati, perfino da Ilaria Capua, sono arrivati attestati di grande stima per Pietro. Così come dal Ministro della Ricerca Gaetano Manfredi. Ma Pietro era schivo e rifuggiva un’eccessiva esposizione. Il suo era un racconto oggettivo della scienza, non una proiezione soggettiva di un sapere individuale.

Pietro ha avuto anche il merito postumo di aver sollecitato uno spirito di coesione (almeno tra le persone più sensibili) degli isolani, che hanno fatto a gara nel pensare quale fosse il modo più appropriato di perpetuarne il ricordo. Pietro si rammaricava, nel capitolo “La vocazione profonda di un Paese” del saggio “Contro il declino”, che l’Italia, a differenza della Germania, non aveva saputo reagire alla globalizzazione del mondo, per affrontare la quale occorreva modificare la specializzazione produttiva, adeguandola alle innovazioni scientifiche degli ultimi decenni. Cosa che la Germania ha fatto e noi no. Le nostre imprese si sono limitate a ridurre il costo del lavoro anziché elevare il livello della nostra tecnologia. Ciò ha trasformato il nostro Paese in colonia tecnologica, che è costretta a importare beni ad alta intensità di conoscenza, accentuando il deficit della nostra bilancia commerciale. Un altro libro considero importante: “Homo – Arti e Scienza”. Una storia dell’Umanità vista attraverso l’inscindibile rapporto fra attività artistica e scientifica. E’ un po’ la summa della sua lunga opera divulgativa. Non solo arte e scienza, ma anche intreccio con filosofia, comunicazione e politica. “Homo” e non “Homo Sapiens” perché Pietro riteneva che il mondo – nella sua origine – non è stato sapiens-centrico ma, al centro, c’era e ancora c’è (insieme all’uomo) la flora, la fauna, la Natura intera. Quanto deve essere piaciuto a Pietro il film “Vita di Pi”, dove c’è un rapporto complesso tra l’uomo e gli animali, tra amore e odio, lotta e convivenza. La differenza tra Arte e Scienza – scrive Greco – è che la prima è più individuale, meno organizzata, meno corale, a differenza della Scienza che è più comunitaria. Naturalmente l’Arte è nata prima della Scienza – ci spiega Pietro – quest’ultima nasce ad Alessandria d’Egitto, nel IV secolo prima di Cristo; i primi nomi della Scienza furono Euclide, Archimede, Ipazia. Passando dagli Indiani, dai Cinesi e dagli Arabi, la Scienza torna in Europa tra l’XI e il XIII secolo. Il primo legame tra la Scienza e l’Arte, più precisamente tra la musica e la matematica, lo registriamo nel VI secolo prima di Cristo, con Pitagora, che – per primo – parlò di “distanza tra le note, di armonia universale”. Tale rapporto è continuato con Vincenzo Galilei e Galileo Galilei, padre e figlio.

Non si sa bene se il padre abbia dettato i canoni della musica al figlio, che li ha tradotto in matematica o – viceversa – il figlio abbia influenzato con la Scienza, la musica del padre. E Pietro cita Italo Calvino quando – per il Corriere della Sera – in una lettera ad Anna Maria Ortese, definisce Galileo, che mira la luna, il più grande scrittore di prosa, a conferma di quanto viaggino insieme Scienza ed Arte. Ma il tratto più saliente, nel libro “Homo” arriva quando Pietro parla di leopardi che denuncia i limiti e il riduzionismo del positivismo. La Scienza sminuzzata e parcellizzata non coglie la complessità dell’Universo e della vita in tutte le sue sfumature. E così leopardi si scaglia contro le “magnifiche sorti e progressive”, perché la complessità implica anche un possibile ritorno all’indietro della civiltà. Il progresso non è affatto scontato. Qui viene fuori tutta l’anima ecologica di Pietro. Egli nota come, nello Zibaldone, Leopardi si chiede come sia mai possibile ricercare scientificamente i nessi dell’Universo e contemporaneamente sterminare milioni di piante ed animali. Qui emerge tutta la personalità di Pietro, tutta la sua sensibilità. L’Ulivo di Pietro, nel giardino pubblico di Barano, sigillerà questo connubio, questa simbiosi tra Uomo e Natura.

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