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Il Comune vince il “braccio di ferro” con il dipendente

Di Francesco Ferrandino

ISCHIA. L’amministrazione di via Iasolino riporta una nuova vittoria giudiziaria, stavolta in un processo che vedeva il Comune di Ischia opposto a un ex dipendente, addetto all’ufficio elettorale. Quest’ultimo aveva intrapreso le vie legali per ottenere il riconoscimento di qualifica superiore e la relativa differenza retributiva. L’avvocato Gaetano Ottato, difensore dell’ente, è riuscito invece a “stoppare” tale pretesa, ottenendo il rigetto della domanda e la condanna dell’ex dipendente al pagamento delle spese processuali. La vicenda ha inizio circa cinque anni fa, quando venne collocato in quiescenza dall’1.1.2011 il sig. Giuseppe Sasso, responsabile dell’Ufficio Elettorale del Comune. L’ente si era quindi trovato nella necessità di individuare un dipendente dotato di competenze ed esperienza nella tenuta del corpo elettorale e nella elaborazione delle statistiche e, con provvedimento dell’11.2.2011 tale dipendente era stato individuato proprio in colui che ha portato l’ente in tribunale. Secondo il ricorrente, il Comune di Ischia gli avrebbe quindi attribuito tutte le funzioni di ufficiale elettorale responsabile dell’Ufficio elettorale–statistica e censimento previste dalla legge, funzioni che egli avrebbe svolto in modo permanente, e per il quale era previsto l’inquadramento nella categoria D del Contratto collettivo dei dipendenti degli Enti Locali, posizione economica D 3, avendo inoltre ripetutamente chiesto al Comune di Ischia l’inserimento dell’organico nell’ufficio da lui diretto. Tutto questo mentre invece, con apposita determina, l’Amministrazione comunale di Ischia avrebbe posto l’ex dipendente sotto il coordinamento e la responsabilità del dirigente dell’area amministrativa. Oltre a tali rivendicazioni, riguardanti l’inquadramento nella pianta organica, c’era anche quella relativa al non aver percepito le relative differenze retributive per le mansioni superiori svolte. Il Comune di Ischia, tramite l’avv. Ottato, ha ribattuto contestando la riconducibilità dell’incarico affidato al ricorrente nel profilo D del Contratto collettivo, in considerazione del titolo di studio richiesto nel dipendente inquadrato in tale categoria, affermando inoltre che il provvedimento dell’11.2.2011 aveva conferito al dipendente un incarico di responsabilità di risultati parziali rispetto a più ampi processi produttivi–amministrativi, e quindi un incarico non riconducibile a quello invocato nella domanda attorea. Il dottor Roberto Pellecchia, in funzione di Giudice del Lavoro, ha ritenuto infondate le pretese dell’ex dipendente, respingendone la domanda.

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