POLITICAPRIMO PIANO

«Il condono? Non si speculi sui bisogni della gente»

Il sindaco di Forio Stani Verde si dice sicuro che il governo manterrà le promesse relativamente alla riapertura della sanatoria del 2003 ma lancia un messaggio chiaro ed inequivocabile: «Era meglio discuterne lontano dalla campagna elettorale, la promessa va mantenuta, altrimenti sarò il primo a stracciare la tessera del partito». E poi…

Si torna a parlare di condono edilizio. Nello specifico, quello del 2003 che in Campania non fu applicato per una scelta quantomeno discutibile da parte dell’allora governatore Bassolino. Bisogna capire se questa nuova apertura legislativa andrà realmente in porto e poi con quali modalità in particolare per un’area qual è la nostra isola. Ma non ignorare il problema, magari è già un segnale importante…

«Tu mi conosci bene e sai che sono una persona schietta, che dice le cose come stanno senza girarci troppo intorno. Proprio per questo, in nessuna campagna elettorale – né comunale né regionale – ho mai voluto affrontare il tema dell’abusivismo edilizio. Lo considero un argomento estremamente serio, che tocca la vita delle famiglie e il destino dei territori, e che quindi andrebbe trattato lontano dal clima acceso delle elezioni, quando tutto rischia di trasformarsi in slogan o in promesse facili. È innegabile che i governi di centrodestra abbiano mostrato negli anni una sensibilità maggiore verso queste problematiche, e anche le ultime iniziative nazionali sembrano andare nella direzione di sostenere concretamente le famiglie che oggi vivono con l’ansia di un possibile abbattimento. Detto questo, io continuo a ritenere sbagliato strumentalizzare l’argomento, indipendentemente dal colore politico: è scorretto quando lo fa la destra e lo è altrettanto quando lo fa la sinistra. E poi…».

«Non è un tema da campagna elettorale, se ne deve parlare dopo. E se qualcuno pensasse di prendere in giro la gente, io sarò il primo a protestare con forza, anche arrivando a strappare la tessera del partito. Non permetterò mai che i cittadini campani, e soprattutto quelli ischitani, vengano nuovamente traditi»

E poi?

«Noi, come amministrazione, stiamo seguendo una linea diversa, basata sui fatti. Cerchiamo, quando possibile, di trasformare ciò che sarebbe destinato alla demolizione in patrimonio comunale, così da poter realizzare alloggi da destinare all’edilizia popolare. È una strada nuova, concreta, che abbiamo già iniziato a percorrere: basti pensare alla recente delibera che stanzia fondi per mettere in sicurezza un immobile di via Calosirto, che originariamente doveva essere abbattuto e che invece, grazie all’acquisizione da parte del Comune, potrà ospitare quattro o cinque unità abitative. La politica deve dare risposte serie e credibili. Questo è ciò che possiamo fare noi sul territorio, e questo continueremo a fare. Per quanto riguarda Governo e Regione, vigileremo con attenzione perché si arrivi finalmente a una soluzione stabile, che non lasci le famiglie nell’incertezza. Però…».

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Però?

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«Permettetemi di dirlo chiaramente: non è un tema da campagna elettorale. Se ne deve parlare dopo, con responsabilità. E se qualcuno dovesse pensare di prendere in giro i cittadini, io sarò il primo a protestare con forza, anche arrivando a strappare la tessera del partito. Non permetterò mai che i cittadini campani, e soprattutto quelli ischitani, vengano nuovamente traditi».

Allora proviamo a dirla così: fino a lunedì mettiamo il tema da parte, poi torniamo a discuterne perché è giusto farlo. Quale potrebbe essere la soluzione auspicabile? Una legge definitiva che metta un punto fermo? Una riapertura dei termini del condono del 2003? Insomma, quale strada seguire dopo le elezioni?

«La soluzione deve venire da una legge chiara, seria, finalmente capace di mettere ordine in una materia che da decenni genera incertezza e disuguaglianze. Non si può pensare di condonare indiscriminatamente tutto: sarebbe ingiusto e dannoso. Bisogna invece prevedere la possibilità di sanare ciò che è realmente ultimato, le prime case e le situazioni in cui esiste una comprovata necessità abitativa. È inutile abbattere abitazioni dove vivono famiglie che non hanno alternative, soprattutto in un momento storico segnato da una crisi abitativa gravissima. Allo stesso tempo, però, serve un cambio di passo deciso: non possiamo continuare a costruire ovunque, deturpando il territorio. Una volta risolto il pregresso, bisogna essere inflessibili e impedire nuove violazioni, perché la tutela dell’ambiente e del paesaggio è un patrimonio prezioso che appartiene a tutti. Provvedimenti di questo tipo devono arrivare dal Governo, che deve assumersi la responsabilità di dare risposte definitive. Per questo ho parlato di un atto forte: sono disposto anche a stracciare la tessera del partito, se necessario, perché credo che solo così si possa dimostrare davvero da che parte si sta. È giusto affrontare tutto dopo le elezioni, quando sarà il momento di passare dalle parole ai fatti. E se chi avrà promesso delle soluzioni non dovesse mantenerle, saremo noi per primi a prendere le distanze: non dalla politica, perché il voto è un dovere, ma da chi tradisce la fiducia dei cittadini».

«Noi, come amministrazione, stiamo seguendo una linea diversa, basata sui fatti. Cerchiamo, quando possibile, di trasformare ciò che sarebbe destinato alla demolizione in patrimonio comunale, così da poter realizzare alloggi da destinare all’edilizia popolare»

In tutta onestà, quanto è ottimista?

«Io ho fiducia nel lavoro del premier, che considero una delle figure più autorevoli in Europa: una donna preparata, concreta, capace di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Sono convinto che manterrà gli impegni presi. E confido molto anche nel nuovo presidente della Regione – io credo molto nella vittoria di Cirielli – perché sono certo che potrà rappresentare un cambio di rotta non solo sul tema degli abbattimenti e dell’abusivismo, ma soprattutto sul fronte della sanità e dei trasporti, settori ormai allo stremo. Chi oggi sceglie Fico, a mio avviso, commette un errore enorme, indipendentemente dalle proprie idee politiche. Significa dare continuità al modello De Luca, che in questi anni ha paralizzato la Campania. Lo vediamo ogni giorno: la sanità è in condizioni disastrose, il nostro ospedale ne è la prova; i trasporti, sia su gomma che via mare, sono al collasso. È davvero il momento di dire basta e di ribellarsi a un sistema che non ha funzionato. Chiudo con una riflessione che molti cittadini condividono: prima delle elezioni Fico e De Luca si sono attaccati duramente, mentre oggi si ritrovano alleati. A mio avviso la spiegazione è molto semplice. Sono convinto che tutto ciò che De Luca ha detto su Fico lo pensi davvero, e continui a pensarlo anche ora. E proprio questo, paradossalmente, lo ha spinto a sceglierlo come successore. Dal suo punto di vista, Fico rappresenta il profilo ideale: un politico che non ha uno spessore tale da mettere in discussione il sistema costruito in questi anni. In altre parole, la persona più comoda per consentire a De Luca di continuare a esercitare la propria influenza e a mantenere invariato lo status quo in Campania. E cioè, purtroppo, continuare sulla stessa linea che ha portato la regione a una situazione di immobilismo e inefficienza. Per questo sono convinto che serva un cambiamento vero».

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