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LE OPINIONI

IL CONGEDO IN UN MESSAGGIO «Gli isolani restino uniti, divisi non si va da nessuna parte»

Carissimi, il Signore vi dia Pace! Mi rivolgo a voi per comunicarvi una notizia che riguarda me, ma anche tutti voi: in data odierna il Santo Padre Francesco, dopo quasi otto anni di ministero episcopale in quest’amata Chiesa di Ischia, mi ha destinato ad un’altra Diocesi. Il Papa mi ha nominato infatti nuovo vescovo di Caserta. È una decisione di cui sono venuto a conoscenza solo pochi giorni fa, e che accolgo, non senza emozione e trepidazione. Come è previsto in questi casi, ho dovuto custodire tutto nel riserbo assoluto e continuare a vedere tanti di voi senza poter dirvi nulla.

Non è stato semplice, ma mi pare che, sia qui ad Ischia sia a Caserta, la notizia, come è desiderio della Santa Sede – almeno fino a qualche ora fa – non sia trapelata! In questo momento è resa pubblica anche presso la Sala Stampa Vaticana e, a Caserta, dall’Amministratore Apostolico Mons. Caputo che regge la Diocesi dopo la morte improvvisa, a causa del coronavirus, di S. E. Mons. Giovanni D’Alise, la cui memoria è in benedizione. Nella scelta del Papa di mandarmi a Caserta, prima di ogni cosa riconosco l’espressione della volontà di Dio su di me: volontà di salvezza e di bene e, perciò, via per la mia santificazione. Pertanto, innanzitutto a Lui, al Padre Buono e Misericordioso, che nel Suo Figlio Amato si è fatto conoscere e mi è venuto incontro, dico il mio grazie e dichiaro nuovamente la mia disponibilità a prendere il largo, come otto anni fa feci venendo in mezzo a voi. Ringrazio Papa Francesco per la fiducia riposta in me e gli rinnovo ancora una volta l’assicurazione della mia costante preghiera, la mia piena comunione e l’adesione al Suo Magistero. Quando presi il largo per venire sull’Isola, dissi al Signore le parole che la Chiesa ci mette sulle labbra ogni sera a Compieta: “Signore, nelle tue mani affido il mio spirito”. E ora – mentre lascio l’Isola, non senza commozione e dolore, per il tempo ricco di grazia che qui ho vissuto e per le tante persone belle che ho conosciuto e dalle quali ho ricevuto più di quanto io abbia dato loro – posso dire che il Signore l’ha fatto: ha ascoltato la mia preghiera. Anche nei momenti più difficili, Egli si è mostrato a me vicino e si è rivelato come Colui che è fedele nell’Amore, sempre! Mai mi ha abbandonato e sempre mi è venuto in aiuto. Anche io con l’Apostolo Paolo sento di poter dire ora: “Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza” (2 Tm 4,17). È ciò che ho sperimentato in tutta la mia vita e, in particolare, in questi anni di mia permanenza sull’Isola. Vado perciò a Caserta con la consapevolezza di non essere solo. Non so ciò che mi attende. So che i problemi e le difficoltà ci sono dappertutto. Sento però che il Signore viene con me; parte con me e mi accompagna, anzi mi precede. Vado pertanto con questa fede. E, con questo stesso spirito che mi dice di fidarmi ancora, chiedo anche a voi, fin da ora, di darmi la vostra benedizione. Ringrazio tutti e, in modo particolare dico il mio grazie a voi carissimi presbiteri e alle comunità parrocchiali a voi affidate; e con voi ringrazio e saluto i diaconi, le religiose, i religiosi, i seminaristi e, insieme a loro, tutti i fedeli laici che operano a vario titolo in Diocesi, o che sono membri di associazioni, cammini e movimenti ecclesiali. A tutti assicuro fin da ora la mia preghiera e chiedo di pregare per me. Grazie per i vostri “sì” che tanti di voi molte volte mi avete detto: siete state motivo per me di edificazione! Incominciando dal Vicario Generale, ringrazio uno ad uno tutti coloro che mi hanno collaborato in questi anni e hanno avuto pazienza con me. In particolare dico il mio grazie a quanti mi hanno accolto non guardando alla mia persona, ma a Colui che ero chiamato a rendere presente in mezzo a voi. Tanti lo hanno fatto e lo ha fatto innanzitutto la gente semplice, semplice ma ricca di fede: piccoli, nonni, anziani, malati, poveri e tanti altri che, nella propria carne, con cristiana sopportazione, fanno l’esperienza della croce. Sono spesso i santi della porta accanto: di regola persone povere, poco importanti per il mondo e, a volte anche per la Chiesa, ma che, con l’offerta della loro vita e la loro preghiera, tanto fanno per la salvezza del mondo. Innanzitutto a loro il mio saluto, il mio grazie e la mia benedizione. Al Papa ho confermato tutto il mio impegno a portare avanti il progetto di riforma della Chiesa perché diventi sempre più casa e scuola di comunione e allo stesso tempo missionaria nelle sue scelte, decisa nell’annuncio del Vangelo, credibile nella testimonianza della carità, mai piegata ai potenti di questo mondo e sempre chiara nel proporre le esigenze del Vangelo; ma, innanzitutto, nello spirito del Concilio, Chiesa del Samaritano e della Misericordia, che non si nasconde dietro muri di carta e d’incenso, ma vuole servire l’uomo – e per questo sa farsi sua amica sempre – qualunque sia la sua condizione, la sua fede, il suo pensiero.

È ciò che ho scritto anche nel Messaggio alla Chiesa di Caserta. Il mio saluto va anche a quanti amministrano le nostre città e ne tutelano la sicurezza e la legalità e con loro a tutte le autorità civili e militari presenti sull’Isola. Ai sindaci, in particolare, mi sono rivolto nei giorni scorsi per rappresentare loro l’emergenza sociale che l’Isola vive a causa della pandemia, e ho chiesto di mettersi insieme per venire incontro alle esigenze delle tante famiglie ischitane che vivono un momento di grande disagio, impegnandosi non solo ad affrontare il difficile momento presente, ma anche a lavorare, come auspica Papa Francesco nella Fratelli Tutti, per una migliore politica che sappia guardare in avanti e coinvolgere tutti nel ripensare il futuro di Ischia e sognare insieme un’Isola altra. Con loro saluto pure il mondo della scuola, della cultura e della stampa, gli operatori del turismo, e tutte le altre realtà vive dell’Isola. Ischia è una terra dalle mille potenzialità. Lavorate perciò per il bene delle donne e degli uomini che vivono su questa meravigliosa Isola. Lavorate però insieme e non divisi; perché divisi non si va da nessuna parte. Un saluto tutto speciale, in questo tempo di emergenza sanitaria, rivolgo pure a tutti i malati, ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari: a quelli dell’Ospedale Rizzoli e di tutte le altre strutture sanitarie presenti sul territorio, ma pure ai medici di base e a quanti assistono infermi e anziani: il Signore doni a tutti sapienza e forza per riportare in salute quanti sono nella malattia, e occhi di tenerezza perché l’esperienza della cura diventi occasione per crescere in umanità. A tutti chiedo umilmente perdono se in qualcosa ho mancato, se per qualcuno sono stato motivo di dolore e se, forse, in qualche momento non vi avrò dato buon esempio. Perdonatemi e pregate per me. Infine il mio grazie filiale a Maria Santissima, Aiuto di tutti i Cristiani, ma, in modo tutto speciale, Regina degli Apostoli e Madre dei sacerdoti. Grazie per essere stata per me Madre dolcissima, segno della tenerezza di Dio, porto sicuro nei momenti di naufragio. A Lei, Madonna della Libera e Regina dell’Isola d’Ischia, vi affido e mi affido. E su l’Isola e su tutti i suoi abitanti invoco la Benedizione del Signore.

Ischia, dalla Sede Vescovile, 19 dicembre 2020

PIETRO LAGNESE

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