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Il Covid “chiude” il Tribunale di Ischia

La positività di un noto legale porta allo stop delle attività per la sezione distaccata di Ischia, i cui ambienti saranno sottoposti a sanificazione prima di riaprire i battenti. E tra l’avvocatura isolana non mancano i mugugni: il professionista contagiato non è vaccinato e risulta anche convinto no vax

Non c’è soltanto il municipio di Lacco Ameno (ne parliamo in altra parte del giornale) tra le strutture che resteranno chiuse al pubblico per la necessità di dover procedere ad attività di sanificazione degli ambienti. Il covid 19, che pure sull’isola nelle ultime settimane ha registrato un’incidenza decisamente bassa, ha fatto un’altra “vittima”. Parliamo della Sezione Distaccata di Tribunale di Ischia in via Michele Mazzella che ha chiuso i battenti sempre per dover sanificare gli ambienti. E anche nella circostanza perché i locali sono stati frequentati da una persona risultata poi positiva al coronavirus.

Stavolta si tratta di un noto professionista, il già presidente dell’associazione forense Francesco Cellammare, che dopo aver appreso dall’esito di un tampone – al quale era stato sottoposto dopo essere venuto a contatto con una persona a sua volta positiva – è venuto a conoscenza di essere stato colpito dal virus. Lo stesso Cellammare, con solerzia e senso di responsabilità, ovviamente non soltanto si è posto in isolamento ma ha anche provveduto ad avvisare tutti i suoi colleghi avvocati con un messaggio trasmesso nella chat whatsapp di gruppo. Messaggio che ci prendiamo la briga di riportare, non contenendo a nostro avviso nessuna comunicazione riservata o chissà quale riferimento a soggetti terzi. Il legale scrive testualmente: “Cari Colleghi buongiorno. Spero che stiate tutti bene. Purtroppo sono stato contagiato ma ho avvisato immediatamente la presidenza del tribunale, il nostro giudice coordinatore, Annamaria Conte, e le persone con cui avevo avuto contatti nei giorni precedenti. Ho sempre portato sul viso due mascherine (la ffp2 e la mascherina di stoffa dell’Assoforense) sovrapposte e sono stato a Napoli mercoledì, mentre giovedì mattina mi sono recato solo all’UNEP alle 8,30 e sono andato via subito perché non c’era l’ufficiale giudiziario e quindi non potevo notificare. Penso pertanto che possiate stare tranquilli. Non credo di aver potuto contagiare nessuno. In questi giorni sto ricevendo tanti messaggi e telefonate da molti di voi. Vi ringrazio tutti per la solidarietà manifestatami. Presto ci rivedremo. Un abbraccio”.

Fin qui il messaggio dell’esponente dell’Assoforense ischitana ma va detto che la vicenda è stata oggetto anche di diversi commenti all’interno dell’avvocatura isolana. Intendiamoci, nessuno si è espresso apertamente ed a chiare lettere ma in molti si sono abbandonati ad una serie di riflessioni nel corso di colloqui e conversazioni private. In particolare, sono diversi gli avvocati di casa nostra che non hanno perso l’occasione (a torto o a ragione fate voi…) di sottolineare non soltanto che il collega Cellammare non sia vaccinato ma che sia anche un convinto no vax. C’è poi chi polemizza anche che in tribunale si entri senza green pass a differenza di molti altri luoghi di lavoro ma in questo caso l’obiezione dal punto di vista normativo non ha motivo di essere perché la legge a riguardo è chiara. Dallo scorso 15 ottobre, infatti, per quanto possa apparire anomalo, c’è un doppio regime per gli avvocati: la certificazione verde infatti servirà in studio ma non per recarsi in tribunale o presso gli uffici giudiziari. E’ quanto si evince leggendo il decreto legge 127/2021 che dispone l’obbligo di possedere il pass covid per accedere ai luoghi di lavoro pubblici e privati ma nel contempo chiarisce in maniera esplicita (e, ad onor del vero, anche francamente a sorpresa) che gli avvocati e gli altri difensori non dovranno esibirlo per accedere negli uffici giudiziari. Ma non è certo questo l’unico paradosso, perché come già osservato alcuni giorni fa da diverse testate specializzate e non ci si troverà davanti ad una situazione kafkiana: tanto per dirne una, nei corridoi e nelle aule dei tribunali e delle corti si incroceranno magistrati e personale amministrativo che dovranno essere in possesso del green pass ma anche professionisti non soggetti all’obbligo.

Un’esclusione, questa, decisa per “consentire il pieno svolgimento del procedimento”, come si legge nelle schede di lettura al decreto legge sul green pass redatte dall’ufficio studi del Consiglio nazionale forense e di conseguenza “per scongiurare che eventuali problematiche relative al possesso della certificazione verde possano pregiudicare il diritto di difesa o rallentare lo svolgimento dei procedimenti”.

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