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Il declino di Cavascura tra costone fragile e pericoli

L’ultimo crollo di fine gennaio e l’inerzia degli enti competenti: ecco come un promontorio è stato devastato negli anni fino a diventare un autentico pericolo, forse una bomba a orologeria

Di Noè Fioretti

Approssimativamente in data 25 gennaio, ben un mese fa, il costone di Cavascura, che 43 anni fa costò già la vita a cinque persone, è crollato nuovamente. Parte della strada di Via Iesca, che dai Maronti raggiunge S. Angelo lungo il promontorio di Cavascura, nel tratto tra l’Hotel “Vittorio” e il Ristorante “Le Fumarole”, è rovinosamente crollata in mare in prossimità del belvedere noto per il panorama mozzafiato, meta di molti turisti. Eh già, in mare, perché se al di sotto del costone prima c’erano venti metri di spiaggia, ora c’è solo la furia del mare che scava ed erode con grande rapidità la costa dei Maronti e di Cavascura. Una grossa quantità di massi e terra si è pertanto riversata in acqua e la frana è ben visibile sia dalla spiaggia dei Maronti che da S. Angelo. Per fortuna il crollo, stavolta, non ha portato con sé alcuna vittima. Da quel momento sono state installate sul posto solo delle transenne fisse a destra e a sinistra della frana, senza che la situazione di pericolo sia segnalata in alcun modo e senza che sia effettivamente impedito alle persone, da parte degli organi di pubblica sicurezza, di attraversare furtivamente la strada nella speranza che il terreno sotto i piedi non ceda nel momento sbagliato. Persino noi, per scattare delle foto, siamo riusciti a passare senza alcuna difficoltà. Le fessure venutesi a creare sull’ultima lingua di terra rimasta ancorata al costone, coperte furbescamente da qualcuno con della terra per non far risaltare il pericolo, non fanno pensare a nulla di buono.

La presenza delle transenne, se non installate direttamente dai privati, fa pensare che il Comune di Barano sia certamente a conoscenza di quanto accaduto; in fondo è passato più di un mese. Inoltre, vien naturale domandarsi se la Capitaneria di Porto, nella sua attività di monitoraggio delle coste e del demanio, sia al corrente del disastro avvenuto. Ad oggi pare che nessun ente preposto abbia provveduto fattivamente a predisporre presidi volti a salvaguardare l’incolumità di tutti, anche quella degli stessi residenti. Preoccupa poi notevolmente la presenza, a meno di tre metri di distanza dal vuoto assoluto, di un’imponente struttura ricettiva privata, che incombe direttamente sul mare e chissà che sorte subirebbe se un’ulteriore parte di costa dovesse venire giù, portando con sé delle vite magari. La situazione è di grande ed imminente pericolo e pare che la cosa stia passando proprio in sordina, sia dal lato dell’amministrazione comunale sia da quello dell’opinione pubblica locale stessa. Così come l’erosione aggressiva di questo e degli ultimi inverni ha portato via molti metri di spiaggia e di costa dai Maronti, ma anche da Forio dove a Citara, a Cava dell’Isola e per la lunghezza del lungomare foriano il fenomeno erosivo è impressionante, al contempo nessuno provvede a mettere in campo soluzioni fattive di tutela e preservazione del territorio e delle coste né a mettere quantomeno in sicurezza i luoghi a rischio.

Dopo il crollo sono state installate delle transenne fisse a destra e a sinistra della frana, senza che la situazione di pericolo sia segnalata in alcun modo e senza che sia impedito alle persone di attraversare comunque la strada nella speranza che il terreno sotto i piedi non ceda nel momento sbagliato

Il ben noto elevatissimo dissesto idrogeologico che affligge Ischia, in aggiunta all’inerzia delle amministrazioni, sta portando via man mano un lungo tratto della costa tra Barano e Serrara, così come quella di Forio, mettendo a repentaglio non solo il valore inestimabile di quei territori ma anche la vita stessa dei cittadini e dei turisti che si avventurano in quei luoghi. Qualora, ed è solo questione di tempo, dovesse crollare in mare un’altra porzione del costone e qualcuno dovesse perderci la vita, chi se ne prenderà le responsabilità? La storia non insegna nulla? Sarà poi inutile, ed anche inopportuno, promuovere i funerali di Stato quando si conoscono già con lunghissimo anticipo le situazioni di criticità (e di concreto pericolo) del nostro territorio e le conseguenze dell’indifferenza nei loro confronti.

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L’erosione del suolo, coadiuvata da una massiccia opera da parte dell’uomo, ha fatto quindi sì che quel costone che si reggeva in bilico da anni non abbia resistito alle piogge invernali e alla forza del mare. Tutto ampiamente prevedibile. Via Iesca e, procedendo dai Maronti verso S.Angelo, Via Fondolillo, negli anni sono infatti state trasformate in strade carrabili (seppur sterrate) da che erano soltanto mulattiere e antiche strade pedonali, accogliendo a destra e sinistra numerosi accessi di altrettante strutture private. Pertanto, così come ci si dovrebbe interrogare sul come sia stato possibile costruire strutture in un territorio così fragile e pericoloso e sul fatto che viene dato libero accesso alla strada a veicoli a quattro ruote e mezzi pesanti, alla stessa maniera si dovrebbe intervenire per garantire come minimo l’incolumità dei cittadini, mettendo realmente in sicurezza la strada.

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Via Iesca e, procedendo dai Maronti verso S.Angelo, Via Fondolillo, negli anni sono infatti state trasformate in strade carrabili (seppur sterrate) da che erano soltanto mulattiere e antiche strade pedonali, accogliendo a destra e sinistra numerosi accessi di altrettante strutture private

Solo successivamente si potrà pensare a come predisporre un serio piano di preservazione del territorio costiero, non solo a Barano, ma in tutta l’Isola, che guardi ai prossimi trent’anni come a un’opportunità per salvaguardare davvero la nostra terra. Il fenomeno di erosione del suolo è infatti un fenomeno che interessa tutti e sei i comuni e che negli anni sta mostrando entrambe le facce della medaglia della questione.

Da un lato ci sono l’innalzamento del livello del mare, dovuto ai cambiamenti climatici in atto, e il lento “affondamento” della nostra Isola, che perde diversi millimetri all’anno nei confronti del livello del mare. Dall’altro c’è invece un fattore ancora peggiore: l’immobilismo delle amministrazioni che si limitano a mettere in ordine le carte e ad apporre i cartelli (quando ce li mettono) ma senza risolvere i problemi, mettendo casomai in sicurezza i luoghi a rischio, indagando sulle reali cause di questi disastri annunciati, predisponendo progetti di risanamento e tutela delle coste. I Sindaci, infatti, oltre ad andar fieri dei finanziamenti che periodicamente ottengono dalla Regione o dall’UE e che investono in altre priorità, potrebbero certamente porre all’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali la questione del dissesto idrogeologico isolano e della rapida erosione delle coste, proponendo piani di messa in sicurezza e risanamento delle stesse e pretendendo le dovute risposte. L’indifferenza farà sì che nei prossimi anni vedremo la nostra Isola inevitabilmente distrutta senza che nessuno abbia mosso un dito. E la cosa peggiore è che questa distruzione sta avvenendo nel silenzio generale.

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