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CRONACAPRIMO PIANO

Il dogma di Mitrione: «Non solo controlli, più coscienza civica contro le affittanze abusive»

I problemi e le criticità dell’isola analizzate da un osservatorio privilegiato: dalle affittanze alla sicurezza stradale lunga intervista al comandante della Compagnia dei Carabinieri di Ischia

Vorrei partire tracciando un primo bilancio di questa estate 2019, seppur parziale. Una stagione che fino a un certo punto era stata tranquilla, anche troppo. Poi ad agosto si sono verificati una serie di episodi che hanno improvvisamente rivoltato il quadro della situazione. Da capire se sono stati determinati dalla pessima qualità del turismo agostano o magari possano anche essere frutto della casualità.

«Complessivamente, e ovviamente parlo fino a questo momento, l’estate è stata abbastanza tranquilla. Si sono verificati episodi indice di una certa preoccupazione, ma non c’è mai stata continuità né una escalation. D’altro canto, è inevitabile che quando si concentra un numero di turisti così consistente come quello che riempie Ischia nelle due settimane centrali di agosto, accadano fatti di cronaca più sostanziali rispetto al periodo invernale. Io non me la sento di parlare di eccessiva violenza nel corso dell’estate, quanto piuttosto di casi isolati che sono stati sempre affrontati con efficacia ed efficienza: non a caso si sono risolti tutti con l’arresto o l’identificazione dei responsabili e per giunta nell’arco della stessa giornata. Penso alla rissa di Piazzetta San Girolamo, al tentato omicidio al Mojito (che si è concluso con il fermo dell’autore, un minorenne) ed a piccoli altri episodi accaduti nel corso di questi quindici giorni».

«Il fenomeno delle affittanze abusive esiste, come dimostrano i controlli tuttora in corso. Siamo davanti a una piaga che pian piano sta migliorando, soprattutto grazie ai risultati conseguiti negli scorsi anni, ma c’è una coscienza che deve ancora maturare nel cittadino: servono entrambe le cose, inutile girarci intorno»

C’è un fenomeno ad Ischia che va oltre l’aspetto investigativo e comincia ad avere una valenza sociale. Mi riferisco alle affittanze abusive, sulle quali vorrei fare una considerazione: se a seguito di un controllo su settanta persone vengono pescati ventidue pregiudicati, vuol dire che siamo noi ischitani per primi a portare il “marcio” in casa nostra.

«Il fenomeno delle affittanze abusive purtroppo esiste, come dimostrano i dati emersi da una serie di controlli che abbiamo eseguito – e stiamo continuando a eseguire anche oggi (ieri per chi legge, ndr) – sia ad Ischia che nella vicina isola di Procida. Siamo davanti a una piaga che pian piano sta migliorando, soprattutto grazie ai risultati conseguiti negli scorsi anni, ma è in ogni caso indice di un qualcosa che deve essere ancora risolto compiutamente: c’è una coscienza che deve ancora maturare nel cittadino, inutile girarci intorno».

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Insomma, meglio rinunciare a qualche soldo facile piuttosto che ledere l’immagine dell’isola.

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«Meglio fare le cose legalmente, come previsto dalla legge: fare la comunicazione, ai sensi dell’art. 109 del TULPS, delle persone alloggiate all’autorità di pubblica sicurezza entro le 24 ore dall’arrivo dell’ospite, e successivamente dichiarare il contratto all’agenzia delle entrate. In questo modo, l’inquilino che alloggia è tutelato in un certo senso e il turismo ne beneficia in un altro verso».

E’ anche vero che spesso, pure a voler rispettare le regole, la casa la fitta Tizio che poi ospita Caio e Sempronio. E certo il padrone di casa non può star lì a vigilare né tantomeno può impedirglielo.

«Infatti i nostri controlli hanno una duplice finalità. Da un lato quella di verificare la corretta comunicazione degli alloggiati, dall’altra quella di appurare chi effettivamente occupa un’abitazione privata. Questo modus agendi rappresenta un forte strumento di prevenzione perché il malintenzionato, una volta identificato, non dico che con certezza eviterà di assumere comportamenti criminali o atteggiamenti lesivi per l’ordine e la sicurezza pubblica, però sarà più attento e si guarderà bene prima del macchiarsi di qualche delitto sulla nostra isola».

«Meglio fare le cose legalmente, come previsto dalla legge: fare la comunicazione delle persone alloggiate all’autorità di pubblica sicurezza entro le 24 ore dall’arrivo dell’ospite, e successivamente dichiarare il contratto all’agenzia delle entrate. In questo modo, l’inquilino che alloggia è tutelato in un certo senso e il turismo ne beneficia in un altro verso».

A luglio l’isola è però uscita indenne da questo fenomeno che pare comunque essere in calo. Per la verità già dall’anno scorso sembra che diversi soggetti e nuclei familiari – infastiditi dai continui e ossessivi controlli delle forze dell’ordine – abbiano scelto altri lidi per trascorrere le loro vacanze, come il litorale domizio o quello laziale. E’ questa una tendenza che può confermare?

«Rispetto agli anni passati il fenomeno si è drasticamente ridotto, finendo quest’anno col concentrarsi esclusivamente ad agosto. Ciò vuol dire che effettivamente questi controlli portano una diminuzione di soggetti malintenzionati sull’isola: i quali, ripeto, sentendosi controllati optano per un posto dove ipotizzano una minore “pressione” e di conseguenza una maggiore libertà d’azione».

Come si può debellare definitivamente un tale fenomeno? Ormai è chiaro quali sono le zone predilette da certi soggetti nel periodo estivo, ma basteranno soltanto i controlli o occorre anche una maggiore coscienza civica?

«Servono entrambe le cose. Noi dobbiamo continuare in maniera costante la nostra attività (magari coordinando servizi ad hoc anche coordinandoci con le altre forze di polizia, e di questo ne abbiamo già discusso con gli altri comandanti, in modo da essere ancora più incisivi), poi però il cittadino deve essere stimolato in una coscienza popolare volta ad un maggior rispetto delle regole».

Quando lei legge un dato che parla di 23 morti per incidenti stradali dal 2007 in una realtà così piccola e circoscritta come l’isola d’Ischia, che idea si fa?

«La sicurezza stradale? Si corre perché c’è un’unica strada e molto spesso trafficata. Poi l’isolano ama la macchina, i dati Istat sono inequivocabili. Sono numeri oggettivamente esagerati: in tema di sicurezza stradale va fatto ancora di più sia nelle scuole che nelle famiglie: noi, in ogni caso, non abbassiamo la guardia, anzi…»

«Deduco che il fenomeno esiste. C’è estrema attenzione, anche perché sono proprio i dati che la richiedono: noi, come carabinieri, siamo vigili e dobbiamo continuare ad essere vigili operando controlli alla circolazione stradale. In ogni settore dunque , e non soltanto nel verificare se si abusa di sostanze alcoliche ma anche se si guida utilizzando il telefono cellulare e se una serie di norme come quella del divieto di sorpasso sulla striscia continua vengono rispettate o meno, bisogna avere sempre la massima attenzione. Il nostro impegno deve fungere da deterrente e nello stesso deve spingere ad un maggiore senso civico».

Ha mai provato a chiedersi perché l’isolano va sempre di fretta?

«Sì, perché c’è un’unica strada e spesso è molto trafficata con i tempi che inesorabilmente si allungano. Poi l’isolano ama la macchina: l’Istat dice che su sessantamila abitanti ci sono sessantamila veicoli immatricolati. Che sono un’enormità, ben più di uno a persona se si escludono gli anziani e i minori non ancora patentati. Sono numeri oggettivamente esagerati: in tema di sicurezza stradale va fatto poi ancora di più sia nelle scuole che nelle famiglie».

Intanto i controlli notturni con i test alcolemici sono riusciti nell’intento di cambiare le abitudini di molti isolani. Si beve un bicchiere in meno, si esce in comitiva con una persona che sa di non poter bere perché guiderà la macchina, insomma una parziale inversione di tendenza negli ultimi anni pare esserci stata.

«E’ l’effetto deterrente dei controlli, che va di pari passo con una maggiore coscienza civica. Ho notato che molti giovani di notte si organizzano col taxi, prendendo un mezzo in quattro o cinque dividendosi le spese e questo è un ottimo risultato. La repressione che si adotta attraverso queste iniziative (che spesso portano a denunce all’autorità giudiziaria a carico di utenti della strada) è di fatto anche prevenzione, perché molte persone si attrezzano poi in maniera consequenziale. Ma c’è da fare ancora molto perché i dati purtroppo dimostrano che all’esito di questi controlli a tutt’oggi – nonostante la costanza e l’azione incisiva svolta in egual misura anche nel periodo invernale – molti continuano a bere assumendosi una grossa responsabilità. Va ricordato infatti che l’omicidio stradale ha veramente una pena importante, che nell’ipotesi più grave prevede dagli otto ai dodici anni di reclusione».

Al momento del suo insediamento a comandante della Compagnia, avrebbe mai pensato a un così diffuso consumo e spaccio di stupefacenti ad Ischia e Procida?

«Il mio primo anno a Ischia? Mi ha sorpreso il rispetto che l’isolano nutre nei confronti dell’Arma dei Carabinieri. Questo è davvero uno stimolo per essere ancor più professionali: sento la responsabilità di quello che il cittadino si aspetta nei nostri confronti e questo mi spinge a fare più e meglio»

«In realtà in piccole località che vivono pienamente la stagione turistica e in maniera più rilassata il resto dell’anno, è facile che attecchisca l’uso o l’abuso di sostanze alcoliche o di stupefacenti, in particolare tra i più giovani. Credo comunque si tratti di un fenomeno, quello della droga, che a mio modo di vedere non è così allarmante. Facciamo diversi sequestri, molti arresti e denunce ma sempre di quantitativi tali da non far scattare alcun allarme sociale concreto. Insomma, sono dati in linea o comunque ridotti rispetto alla media nazionale».

Lei sta per tagliare il primo “anniversario” al comando della Compagnia dei carabinieri di Ischia. Aldilà della sua attività professionale, in che cosa l’isola e la sua gente l’hanno sorpresa positivamente e in tutta sincerità quale aspetto ha trovato decisamente negativo?

«Mi ha sorpreso positivamente il rispetto che l’isolano nutre nei confronti dell’Arma dei Carabinieri. Questo è davvero uno stimolo per essere ancor più professionali: sento la responsabilità di quello che il cittadino si aspetta dalla nostra azione quotidiana e questo mi spinge a fare più e meglio nei confronti della gente che ha bisogno di sentire che noi lavoriamo per garantire sicurezza. Non ci sono aspetti negativi particolari: l’isola è bellissima dal punto di vista paesaggistico, culinario, termale, è una terra straordinaria, a mio avviso è l’isola più bella del mondo. Il cittadino è affabile, accogliente e questo vi contraddistingue e vi rende unici tra le isole minori. No, davvero non riesco a vedere nulla che non vada».

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