CRONACAPRIMO PIANO

Il dramma del Santobono conduce a Procida

Nei giorni scorsi una donna aveva tentato di gettarsi dal terzo piano dell’ospedale vomerese tentando il suicidio: adesso si apprende che la protagonista vive e risiede sull’isola di Arturo

E’ un dramma, probabilmente generato dal mal di vivere, che ha fatto parlare l’Italia intera. Per la dinamica obiettivamente particolare della vicenda ma anche perché poteva finire in una vera e propria tragedia se non ci fosse stata – come in tutte le favole – la presenza dell’eroe che ha garantito il lieto fine.

E’ nota a tanti nostri lettori la storia relativa alla donna che nei giorni scorsi ha incredibilmente tentato il suicidio gettandosi dal terzo piano del Santobono, l’ospedale pediatrico di Napol ubicato al Vomero. Un fatto di cronaca in credibile con la protagonista (per fortuna non vittima”, che è stata salvata in extremis dal marito e dalle guardie giurate che l’hanno afferrata al volo evitando un tragico epilogo. A diffondere per primo la notizia con il relativo video era stato il consigliere regionale (e membro della commissione Sanità di Palazzo Santa Lucia) Francesco Emilio Borrelli che ha anche ricostruito la dinamica dell’accaduto, spiegando che la donna è una 34enne salvata dall’intervento congiunto di vigili del fuoco e delle guardie giurate del nosocomio vomerese.


La protagonista del gesto che poteva avere un tragico epilogo si trovava in ospedale dopo il piccolo figlio aveva avuto un incidente cadendo dalla bici e procurandosi alcune fratture. L’intervento del marito e delle guardie giurate decisivo per evitare che si consumasse la tragedia

A distanza di alcuni giorni, però, si apprende che questa bruttissima vicenda ci appartiene molto da vicino. La donna che ha provato a togliersi la vita, infatti, è una procidana. O meglio, una signora di origine sudamericana ma ormai trapiantata in pianta stabile sull’isola di Arturo dove vive con il marito, un marittimo, dal quale ha avuto due figli, il primo di tredici anni ed il secondo di tre. Ed è proprio un incidente occorso al secondogenito che ha innescato il tutto: il piccolo, stando ad una prima ricostruzione, sarebbe rimasto vittima di una caduta dalla bicicletta, rimediando un paio di fratture. Dopo essere stato visitato al pronto soccorso del presidio sanitario procidano, è stato disposto il suo trasferimento al Santobono. Ovviamente le sue condizioni non preoccupano assolutamente i sanitari, e quindi la decisione della madre di mettere in atto il gesto estremo difficilmente potrebbero essere riconducibili al fatto che si potesse temere il peggio per la salute del pargolo. Evidentemente dietro c’è una forma di depressione o qualche altra motivazione, con la “scintilla” che è scoppiata in un contesto dove davvero senza l’intervento di terzi (ed anche un occhio di riguardo dai “piani alti”) adesso staremmo a raccontare ben altro.

Come detto il primo a ricostruire la dinamica degli eventi era stato proprio il consigliere regionale Borrelli con una dichiarazione nella quale aveva spiegato: “La madre di un piccolo paziente ricoverato all’ospedale Santobono di Napoli ha tentato di suicidarsi provando a gettarsi dal terzo piano, dov’è ubicato il reparto di Ortopedia. In preda a un raptus la donna si è improvvisamente proiettata all’esterno della finestra rimanendo pericolosamente in bilico. Grazie al gesto eroico del marito, aiutato da alcune guardie giurate accorse subito sul posto insieme al personale infermieristico, che ha afferrato la donna per un braccio riuscendo a tirarla su mentre penzolava nel vuoto, possiamo parlare di una storia a lieto fine. Spetterà alle autorità sanitarie e alle forze dell’ordine accertare quale motivazione sia stata alla base di un gesto così disperato ma nel frattempo voglio complimentarmi con tutti coloro che hanno contribuito a questo straordinario salvataggio”. 

Ovviamente sulla vicenda si sono pronunciati anche i responsabili della struttura sanitaria partenopea:  “La donna assisteva il figlio ricoverato presso il reparto di ortopedia per una banale frattura – ha precisato il primario del Pronto soccorso Vincenzo Tipo – e nulla lasciava presagire un simile comportamento. Le stesse condizioni del figlio non destano alcuna preoccupazione nel personale che lo ha in cura. Per fortuna il marito, con l’aiuto delle nostre guardie giurate e del personale presente nella stanza in quei tragici momenti, è riuscito ad afferrarla al volo riportandola dentro. Uno splendido esempio di solidarietà umana e di professionalità del nostro personale insieme a tutti i presenti in quella stanza”. Insomma, meglio di così proprio non poteva andare. La speranza, adesso, è che questa donna possa ritrovare anche grazie all’affetto di marito e figli la voglia di vivere, quella che le è improvvisamente mancata in un momento di follia (chissà quanto premeditato) che poteva avere conseguenze tragiche.

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