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CULTURA & SOCIETA'

Il fascino intramontabile della chiesa del Soccorso

Con la sua massa bianca a picco sul mare è inconfondibile e proprio per questo risulta essere una delle chiese più amate dagli isolani

Tutti noi conosciamo la chiesa di santa Maria del Soccorso visto che è davvero uno dei luoghi più suggestivi dell’isola d’Ischia. La location è mozzafiato dal momento che l’edificio si erge a picco sul mare, quasi sfidando le regole della gravità mentre la storia che avvolge questo gioiello dell’architettura è unica e irripetibile. La chiesa era parte integrante di un antico convento agostiniano della metà del XIV secolo edificato lontano dall’abitato di Forio.

cappella con scene di san giuseppe

La prima fonte storica che ci dà informazioni sulla chiesa, dedicata al culto della Madonna della Neve, è una relazione scritta dal priore dell’epoca, datata 2 aprile 1650. Tale documento venne scritto a seguito di una cosiddetta bolla “inter caetera” del 1649 emanata da papa Innocenzo X che aveva intenzione di abolire i piccoli conventi e per farlo chiedeva che fosse redatto un elenco preciso dei vari beni dei conventi in questione. Ed è in questo prezioso documento che possiamo inquadrare le origini della chiesa del Soccorso. Vi si legge che il convento fu eretto circa trecento anni prima, di conseguenza è possibile far risalire la fondazione intorno al 1350. I frati Agostiniani possedevano moltissimi appezzamenti su tutto il territorio isolano e avevano, di conseguenza, un ruolo importante nella società dell’epoca. Sembra utile tornare adesso al 1649 perché in quell’anno il convento era in grosse difficoltà a causa di vari debiti di cui non conosciamo l’effettiva natura.

cappella del crocifisso e puttini

Fu per questo motivo che nel 1651 gli Eremitani lasciarono l’intero complesso conventuale, passato solo nel 1653 nelle mani dell’antica Università di Forio (termine utilizzato per indicare l’antico comune turrito). Dalla seconda metà del XVII secolo la chiesa del Soccorso ha subito diversi ingrandimenti e trasformazioni. Da segnalare è sicuramente l’ampliamento databile all’ultimo decennio del XVIII secolo con la realizzazione della celebre cappella del Crocifisso, ambiente formidabile che oggi rappresenta il fiore all’occhiello dell’intero edificio religioso. Per quanto riguarda l’architettura della chiesa, possiamo dire che si tratta di un felice esempio di commistione tra vari stili. Innanzitutto, l’edificio è preceduto da un sagrato caratterizzato da una doppia rampa di scalini decorato con sontuose mattonelle maiolicate risalenti al XIX, mentre la facciata è il frutto di una mescolanza tra elementi di varie epoche.

Notevole è sicuramente il portale rinascimentale in pietra grigia al di sopra del quale si apre un caratteristico oculo davvero interessante per le dimensioni e la forma. L’interno della chiesa del Soccorso presenta una semplice pianta basilicale a navata unica con tre cappelle (due sul lato destro e una sul lato sinistro), mentre la copertura del primo tratto vede una volta a botte, poi una volta a crociera e, infine, una meravigliosa cupola. C’è da dire che la cupola originaria, assai svettante e di dimensioni notevoli, venne distrutta dal terremoto del 1883 e solo successivamente ne venne realizzata una più piccola. Per quanto riguarda le opere conservate all’interno di questa straordinaria chiesa, dobbiamo parlare del Crocifisso ligneo la cui storia è avvolta nella leggenda. La preziosa scultura si trova nella parete di sinistra in una cappella coperta da una volta a crociera. Secondo la leggenda, l’opera proverrebbe da una nave diretta in Sardegna.

controfacciata e organo

A causa delle cattive condizioni meteo-marine, però, il manufatto rimase bloccato a Forio tant’è che i marinai la collocarono temporaneamente nella chiesa del Soccorso. Una volta cessata la tempesta, i marinai tentarono di riportare fuori il Crocifisso, ma ogni volta che ci provavano la porta scompariva miracolosamente. Fu così che la scultura lignea rimase a Forio dove tuttora viene venerata per il suo valore taumaturgico. Dal punto di vista artistico il Crocifisso ligneo del Soccorso è catalogato come un’opera cinquecentesca anche se ha in sé elementi più antichi, che inducono a retrodatarlo. Elementi come la smorfia di dolore nel viso, la testa gettata in avanti, le lividure lungo le braccia e le gambe, i piedi trafitti dal chiodo e le vistose piaghe su tutto il corpo fanno pensare più a una scultura gotica di matrice nordica. Inoltre il corpo è tozzo e non presenta quelle perfezioni anatomiche tipiche del Cinquecento.

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crocifisso

Alla luce di questi elementi, l’opera dovrebbe essere retrodata di almeno due secoli. Inoltre, grazie all’ultimo restauro effettuato qualche anno fa, sono emersi particolari importanti come il colore scuro del corpo e una serie di elementi che sono tipici delle sculture di carattere gotico oltremontano per la dovizia di particolari. La cappella del Crocifisso presenta sulle pareti laterali due tele della metà del XVIII secolo che rappresentano l’Andata al Calvario e la Pietà. Proprio quest’ultima sembra essere una felice copia dell’omonimo quadro realizzato da Jusepe de Ribera per la chiesa di San Martino a Napoli. A coronamento della cappella vi sono quindici puttini in cartapesta che con un moto ondulare conferiscono dinamismo a questo ambiente. Per quanto riguarda la parete di destra, vediamo che ci sono due cappelle. La prima, entrando dal portone, è quella in cui vi sono opere rappresentanti scene della vita del padre di Gesù del XVIII secolo e due frammenti di una tavola dipinta con scene di santi.

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cupola

La seconda cappella, invece, ospita una tavola di grande valore artistico, dal momento che venne realizzata da Cesare Calise, rinomato pittore foriano del XVII secolo. L’opera, realizzata intorno al terzo decennio del XVII secolo, ha come protagonisti Sant’Agostino al centro, San Nicola da Tolentino e Santa Monica che si presentano allo spettatore in maniera del tutto naturale. Il loro sguardo (a eccezione di San Nicola che con un giglio in mano guarda verso di noi) è rivolto verso l’alto dove si trova la Trinità raffigurata dalla colomba dello Spirito Santo, Gesù e Il Padre Eterno. Da notare sono la disposizione geometrica dei personaggi, attentamente disposti nello spazio dal Calise, e l’espressione dei volti degli stessi che sembrano in atto di adorazione della Trinità. Nel presbiterio si trova una scultura in legno scolpito e dipinto risalente alla prima metà del XVIII secolo. Parliamo di una Madonna con il Bambino in braccio mentre con un bastone sta per colpire un demonio che si trova ai suoi piedi.

Accanto alla gamba sinistra della Vergine c’è un altro bambino che segue la scena con grande stupore. Sempre nella zona presbiteriale e nella seconda campata della chiesa abbiamo diversi ex voto sotto forma di modellini di navi che vennero realizzati nel corso degli anni dai tanti marinai. La chiesa del Soccorso, come è facile constatare, rappresenta dunque uno dei luoghi più importanti dell’isola per la sua storia, la sua location e per il fascino che esercita su tutta la comunità. È un bene eccezionale da ammirare e da tutelare.

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