Il mea culpa del “Barone”
Giacomo Pascale torna a parlare dell’esito elettorale che lo ha visto pesantemente sconfitto da Domenico De Siano e si prende le responsabilità della batosta: «Non sono riuscito a mantenere compatta la squadra». E poi si sofferma sui rimpianti e l’opposizione che verrà…

Giacomo Pascale, la campagna elettorale è terminata, le elezioni pure, e il risultato è stato molto più netto di quanto molti immaginassero. A mente fredda, qual è la sua analisi?
«Innanzitutto bisogna prendere atto della volontà popolare. I cittadini di Lacco Ameno hanno scelto in maniera molto chiara e hanno deciso di premiare Domenico De Siano e, allo stesso tempo, di non confermare il lavoro svolto dalla nostra amministrazione. È un verdetto che va rispettato senza esitazioni. Evidentemente una parte significativa dell’elettorato si aspettava qualcosa di diverso o ritiene che altre proposte possano interpretare meglio le esigenze del paese. Da parte nostra continuiamo però a rivendicare con orgoglio quanto realizzato in questi anni. Siamo convinti che molte delle iniziative avviate e delle opere messe in cantiere dimostreranno nel tempo il loro valore e contribuiranno a cambiare in maniera significativa la storia amministrativa, urbana e turistica di Lacco Ameno. Oggi il risultato elettorale va accettato con serenità, ma questo non significa rinnegare il percorso compiuto. Al contrario, resto convinto che molte delle scelte adottate produrranno effetti positivi negli anni a venire e saranno valutate con maggiore equilibrio quando saranno pienamente completate».
Quando c’è una sconfitta così ampia, inevitabilmente si intrecciano i meriti di chi vince e i demeriti di chi perde. Su cosa sente di dover fare autocritica? C’è qualcosa che, col senno di poi, non rifarebbe?
«Mi assumo la piena ed esclusiva responsabilità della sconfitta. Nei piccoli centri le dinamiche politiche seguono logiche molto particolari e spesso i rapporti personali incidono quanto, se non più, dei programmi amministrativi. Probabilmente non sono riuscito a mantenere compatta fino in fondo una squadra che per anni aveva condiviso un percorso comune. Le scelte di alcuni componenti del gruppo, che nel tempo hanno deciso di intraprendere strade diverse, hanno inevitabilmente inciso sul risultato finale. Se si analizzano attentamente i numeri, infatti, ci si rende conto che la sconfitta nasce soprattutto da questo. Il risultato appare molto ampio, ma è maturato anche attraverso il passaggio di figure che avevano condiviso con noi l’esperienza amministrativa. È un dato oggettivo che non può essere ignorato. Per quanto mi riguarda, l’autocritica principale è proprio questa: non essere riuscito a preservare quell’unità che aveva rappresentato uno dei punti di forza del progetto politico nato anni fa. Quando una squadra si divide, il rischio di perdere diventa inevitabilmente più alto».
Durante il percorso elettorale aveva percepito che queste fuoriuscite potessero incidere in maniera così determinante? Qual è stato, secondo lei, il momento in cui la bilancia ha iniziato a pendere dall’altra parte?
«Non credo esista un solo episodio decisivo. Ci sono stati diversi passaggi che hanno contribuito a determinare il risultato finale. L’unica vicenda che continuo a ritenere estranea al confronto politico è quella della sfiducia sottoscritta dall’ex presidente del Consiglio comunale. Su questo ho già detto tutto ciò che avevo da dire e preferisco non tornare oltre sull’argomento. Per il resto, continuo a ritenere che, se il gruppo fosse rimasto compatto, l’esito sarebbe stato completamente diverso. Chi ha scelto altre strade evidentemente ha ritenuto opportuno farlo, ma io continuo a chiedermi quale fosse la reale motivazione politica di quella scelta. In questi anni abbiamo lavorato intensamente su tanti fronti: opere pubbliche, assunzioni a tempo indeterminato, valorizzazione degli arenili, scuola, cultura, riassetto della macchina amministrativa. Sono risultati concreti, documentati dagli atti e visibili sul territorio.Per questo motivo resto convinto che la nuova amministrazione troverà un Comune in condizioni molto solide, sia dal punto di vista economico-finanziario sia sotto il profilo organizzativo. Troverà personale qualificato, progetti già finanziati, cantieri avviati e opere strategiche che dovranno essere completate. Il mio rammarico, più che politico, è personale. Mi assumo tutte le responsabilità che mi competono, ma continuo a fare fatica a comprendere fino in fondo alcune scelte che hanno caratterizzato questa fase».
Che tipo di opposizione farete in Consiglio comunale?
«A dire il vero non ho molta esperienza nel ruolo di oppositore. Le poche volte in cui ho perso una competizione elettorale non mi sono poi ritrovato a svolgere un’attività consiliare dai banchi della minoranza. Per questo mi avvicino a questa nuova esperienza con grande umiltà e con la consapevolezza di dover studiare e prepararmi. Ho sempre cercato di migliorarmi e continuerò a farlo anche in questa fase. Una cosa però mi è chiara: l’opposizione deve essere fondata sui contenuti. Deve finire l’idea secondo cui si è contrari a tutto per principio. Noi valuteremo ogni provvedimento sulla base dell’interesse generale della comunità. Se la maggioranza porterà avanti progetti che riteniamo utili per Lacco Ameno, penso alla portualità pubblica, alle scuole, alla cultura e alle grandi opere già programmate, non avremo alcuna difficoltà a sostenerli. Al contrario, se dovessimo ritenere che alcune decisioni vadano contro l’interesse del paese, eserciteremo un’opposizione ferma e rigorosa. Il nostro obiettivo non sarà fare battaglie ideologiche, ma contribuire al bene della comunità, indipendentemente dal ruolo che ci è stato assegnato dagli elettori».
Prima di concludere, qual è il suo più grande rimpianto?
«Il rimpianto più grande è quello di non poter portare a compimento un percorso amministrativo che aveva ancora davanti a sé alcune delle sue realizzazioni più importanti. Avrei voluto completare questo lavoro insieme a tutta la squadra che lo ha costruito. I risultati ottenuti in questi anni non appartengono a una sola persona. Io ho rappresentato un punto di riferimento, ma dietro c’è stato un gruppo di donne e uomini che ha condiviso una visione e che ha lavorato con passione civica e politica. Nonostante la sconfitta, oltre il 38 per cento degli elettori ha continuato a credere in questo progetto. Significa che più di mille persone ritengono ancora valide le idee e il metodo che abbiamo proposto. Il rammarico riguarda soprattutto alcune opere strategiche. Penso alla rigenerazione urbana del corso di Lacco Ameno, un intervento destinato a trasformare profondamente il volto del paese, migliorandone non solo l’estetica ma anche la vivibilità e l’attrattività turistica. Penso alla nuova scuola dell’infanzia nell’area della Fundera, al progetto “Lacco Ameno Salute” e ad altre iniziative che avrebbero meritato di essere accompagnate fino alla loro completa realizzazione. Mi auguro che la nuova amministrazione valuti questi progetti senza pregiudizi e scelga di portarli avanti laddove li ritenga utili per la comunità. E poi…».
E poi?
«Resto convinto che, con il passare del tempo, verrà riconosciuto il lavoro svolto in questi anni. Lasciamo un Comune con i conti in ordine, risorse disponibili, una macchina amministrativa efficiente, cantieri aperti e un percorso di ricostruzione già avviato. Abbiamo lavorato intensamente e con grande impegno. Naturalmente gli elettori hanno scelto una strada diversa e questa decisione va rispettata. C’è però un aspetto che considero un motivo di riflessione: nel nuovo Consiglio comunale è presente una sola donna eletta, Carla Tufano. Personalmente considero questo dato un passo indietro rispetto al percorso di partecipazione e rappresentanza che negli ultimi anni avevamo cercato di favorire».






