CULTURA & SOCIETA'

“Il mestiere dello sceneggiatore”: Massimo Gaudioso protagonista alla Scuola di Cinema del Circolo Sadoul

Tre appuntamenti pomeridiani, in Biblioteca Antoniana alle ore 18, con l’autore degli script di “Gomorra” e Benvenuti al Sud”. Da domani fino a sabato prossimo. Al Polifunzionale l’incontro con gli studenti del liceo

«Che ne sa il pubblico degli scrittori di cinema? Pensa che sia tutto merito degli attori e dei registi». Così recitava William Holden, sceneggiatore squattrinato in “Viale del tramonto” di Billy Wilder, esprimendo tutta l’amarezza per le scarse fortune di un ruolo mai pienamente riconosciuto da critici e spettatori. Eppure il copione è il testo che sta alla base di un film. Il suo cuore e la sua spina dorsale. Fellini traduceva i suoi sogni in racconti, Kubrick passava mesi a studiare prima di cominciare a scrivere, le sceneggiature di Bergman potrebbero tranquillamente essere spacciate per libri: alcuni tra i più grandi cineasti di tutti i tempi sono stati anche dei buoni scrittori. Ed è sempre più raro che un progetto realizzato da una sceneggiatura di ferro possa diventare un brutto film.

Da domani fino a sabato prossimo a raccontare segreti, trucchi e tecniche del mestiere di sceneggiatore sarà Massimo Gaudioso, tra i più prolifici, ricercati e premiati del cinema italiano contemporaneo. L’occasione è il ritorno, in versione autunnale, della Scuola d’alta formazione in Storia e Critica Cinematografica del Circolo Georges Sadoul di Ischia. Intitolata al Maestro Luchino Visconti, e dedicata dai soci del Circolo al ricordo del suo fondatore Tonino Della Vecchia, la Scuola è curata da Arturo Martorelli e diretta dal critico cinematografico Luigi Paini. Tre appuntamenti pomeridiani (alla Biblioteca Antoniana, alle ore 18), più un incontro mattutino al Polifunzionale per i ragazzi del Liceo (nell’ambito di un ciclo più ampio sui “mestieri”) con un ospite d’eccezione: Massimo Gaudioso.

Napoli, il Sud e il cinema. Le commedie di Eduardo De Filippo e i film di Charlot, Buster Keaton, Jacques Tati e Jerry Lewis. La screwball comedy, da Lubitsch a Billy Wilder, e il cinema personale di Nanni Moretti. E ancora le figure dolceamare di Steno, Zampa e Monicelli e l’ammirazione per i grandi come Visconti, Fellini, Germi. Un mondo composito, ricchissimo, in continuo rinnovamento quello a cui attinge l’autore e regista napoletano. Sue le sceneggiature di quasi tutti i film di Matteo Garrone, con cui ha stabilito un fortunato sodalizio artistico: dal bellissimo “Estate romana” al più recente “Dogman” senza dimenticare l’immaginifica trasposizione sul grande schermo delle favole di Giambattista Basile ne “Il racconto dei racconti” o il fortunatissimo “Gomorra”, ormai caposaldo del cinema italiano degli ultimi 20 anni. Prima, però, c’era stato il tentativo di mettersi dietro la macchina da presa. Forse continuamente frustrato da un sistema produttivo scoraggiante, e poi inaugurato con una prova a tre, “Il caricatore” (insieme a Eugenio Cappuccio e Fabio Nunziata), che a distanza di oltre venti anni dalla sua realizzazione, mantiene inalterata sia la propria forza espressiva sia la capacità di dare un senso e un peso alla cinematografia italiana degli anni Novanta.

«Io voglio sempre scompaginare il compitino “cinema”», ha dichiarato una volta Gaudioso. «Conosco le varie teorie manualistiche sulla scrittura filmica, ma quando si scrive una sceneggiatura entrano in ballo tante altre cose, e io mi faccio trasportare da quelle». In effetti il suo lavoro non è solo legato al regista di “Reality”. Sue le sceneggiature di una commedia deliziosa come “Pranzo di ferragosto”, diretta da Gianni De Gregorio, o di un autentico campione del box office come “Benvenuti al Sud”, favola tutta giocata tra paesaggismo e antropologia culturale, quasi una rivalsa della solidarietà cooperatrice contro gli schemi nefasti d’un pregiudizio discriminante sul Sud. Va detto – a questo proposito – che Gaudioso è probabilmente lo sceneggiatore più ‘meridionalista’ del nostro cinema. Oltre l’80% dei titoli che ne compongono la filmografia hanno infatti un’ambientazione nel Mezzogiorno, con una forte prevalenza nella città d’origine (Napoli) e in quella d’adozione (Roma). Città-mondi che non sono mai un semplice sfondo alla narrazione.

«Scrivere può essere molto noioso, angosciante, a volte frustrante, dato che si tratta di un lavoro interlocutorio, non finito, che leggeranno soltanto le persone interessate», ha confessato Gaudioso in un’intervista a proposito del suo mestiere. «Immaginare, invece, costruire dei personaggi e il mondo in cui si muovono, è il gioco più divertente che esista, specie  se lo condividi con le persone giuste, quelle che per tanti versi sono affini alla tua idea di cinema. Un gioco che io comunque prendo molto sul serio. È come viaggiare, sei spinto dalla curiosità di scoprire cose nuove, conosci luoghi, storie e persone che altrimenti non avresti mai conosciuto. Personalmente mi piace molto sperimentare, quello che faccio dev’essere vivo, stimolante, ogni volta ne devo uscire accresciuto, con la sensazione di avere imparato qualcosa. Viceversa, se diventa routine, e purtroppo capita, è la fine.»
Nel palmarès di Gaudioso tre David di Donatello (per “L’imbalsamatore”, “Gomorra” e “Dogman”), due Nastri d’Argento (per “Reality” e “Benvenuti al Sud”) e due Gran Premi Speciali della Giuria a Cannes. Tra i prossimi progetti, l’incursione nella serialità western di “Colt”, basato su un soggetto di Sergio Leone per la regia di Stefano Sollima.

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