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CULTURA & SOCIETA'

Il monito di barbieri e parrucchieri isolani e la proposta di Picasso Hair& Beauty

Il settore che riguarda la cura del corpo è uno di quelli maggiormente penalizzati dalla prolungata chiusura causa coronavirus e la riapertura non è ancora decisa

Di Henry Camilo Bermudez

Tra coloro che ancora non sono potuti ripartire ci sono sicuramente i barbieri e i parrucchieri (e aggiungiamo anche estetisti e centri benessere) che ormai da circa tre mesi sono fermi tra incertezze, paure e speranze. Parliamo di un settore, quello del wellness, che ancora deve fare i conti con le misure restrittive messe in campo dalle direttive del governo. Ovviamente in un quadro del genere sono tanti gli esponenti di questa categoria che faticano ad andare avanti tentando di galleggiare tra mille difficoltà. Tuttavia non è detto che si debba aspettare il 1 giugno, come recita l’ultimo di Dpcm, per poter riaprire i battenti. Infatti, un po’ ovunque per il paese, i presidenti di Regione stanno facendo pressioni al governo affinché molte di queste attività che riguardano la cura della persona possano rimettersi in moto prima della data concordata.

Si guarda al 18 maggio come possibile giorno per ricominciare, ma le Regioni e soprattutto la categoria interessata dei parrucchieri/barbieri aspettano una decisione precisa dal governo e dal Comitato tecnico scientifico per eliminare le restrizioni ancora vigenti. Ad oggi, solo la Puglia con Michele Emiliano è riuscita a strappare una totale riapertura di questa categoria per il 18 maggio, appunto. Il presidente Emiliano ha, infatti, comunicato attraverso la propria pagina Facebook che «parrucchieri, estetisti, barbieri, saloni di bellezza riapriranno tutti, regolarmente come previsto il 18 di questo mese». Una cosa comunque è certa: nulla sarà come prima. Quando apriranno nuovamente le proprie porte i saloni dei barbieri, dei parrucchieri e delle estetiste dovranno essere dei luoghi estremamente sicuri dal punto di vista sanitario. Sia gli operatori che i clienti dovranno munirsi di mascherine e guanti (si parla addirittura di visiere) per evitare qualsiasi forma di contagio.Gli ambienti andranno poi sanificati. C’è ancora molto da fare e in attesa di uno sviluppo di questa vicenda che interessa moltissime persone, diretti interessati e clienti, abbiamo deciso di ascoltare alcuni barbieri/parrucchieri dell’isola. Cristian Sirabella di Picasso Hair& Beautynei giorni scorsi,mediante i propri canali social,ha chiesto all’amministrazione del Comune di Ischia di poter concedere suolo pubblico in piazza San Girolamo per l’esercizio della propria attività nel rispetto delle norme sanitarie vigenti. Abbiamo sentito Sirabella che ha dichiarato: «Abbiamo notato che nel campo della ristorazione molte realtà, anche non isolane come alcuni locali di Milano e della Lombardia, hanno chiesto al proprio comune dello spazio pubblico per poter svolgere il loro lavoro. È venuta anche a noi una simile idea per la categoria di cui facciamo parte. Ci sarebbero ovviamente delle limitazioni nelle nostre prestazioni perché all’esterno non sarebbe possibile fare tutto, come il taglio dei capelli che per motivi igienico-sanitari risulterebbe inappropriato».Ha poi chiarito: «La nostra richiesta è quella di essere regolamentati dandoci la possibilità di ampliare i nostri spazi sia per noi che abbiamo una piazza ampia come quella di San Girolamo, sia per chi ha un semplice marciapiede. Il tutto, ripeto, seguendo sempre le regolamentazioni sanitarie e mantenendo tutte le precauzioni del caso. In questi giorni abbiamo avuto molti contatti da tutta Italia e a tanti è piaciuta la nostra proposta. Questo mi fa davvero piacere perché significa che c’è la volontà di fare impresa da parte di molti».Sirabella ha poi concluso:«Noi come azienda siamo preventivamente chiusi dal 10 marzo, ancor prima delle direttive governative perché ci eravamo resi conto che era impossibile continuare a lavorare in condizioni di pericolo contagio sia per noi che per i nostri clienti. Durante questi mesi abbiamo tenuto stretti i contatti con la nostra clientela, pubblicando sulle nostre piattaforme social video e tutorial di vario tipo. Ad oggi però non sappiamo quando potremo riaprire perché ci sono ancora molte incertezze da parte delle Regioni e dello stesso governo. Vogliamo lavorare bene, in sicurezza e con uno spirito nuovo. Chiediamo alle amministrazioni e alle istituzioni di darci delle direttive precise per poter tornare in pista con serenità».

Abbiamo poi sentito il giovane e intraprendente barbiere di Forio Stefano Maresca che ha voluto dire la sua in una situazione non semplice come quella di questi giorni: «Facciamo parte della società ed essa è divisa in classi sociali e tale appartenenza è data dal potere economico che ognuno di noi possiede. Di per sé essere un barbiere o un ristoratore non significa appartenere a una classe disagiata, ognuno ha, chi più e chi meno, mezzi privati per affrontare le difficoltà. Una difficoltà epidemiologica che non ha natura economica ma che per essere contenuta ha bisogno di restrizioni economiche. Aldilà della categoria a cui si appartiene, grazie ai mezzi privati, può essere affrontata da alcuni individui e da altri no». Maresca ha poi aggiunto: «Lo stato ad oggi vincola all’inattività alcune categorie ma non tutti gli appartenenti sono in difficoltà, è vile infatti chi decide, pur potendo affrontare la crisi, di difendersi dietro la categoria. Più vile di uno stato che non sostiene chi ha realmente difficoltà a sostenersi. Avere un attività non implica per forza essere più ricco del proprio dipendente, al massimo implica (forse) che si frutta più dei propri dipendenti dall’attività stessa, ma con mezzi privati un dipendente può essere più ricco di chi gli è superiore nella gerarchia. La crisi, dovuta dal COVID-19, si manifesta per tutti ma non per tutti allo stesso modo. Non avere la possibilità di proseguire il proprio lavoro è degradante ma non lede le categorie quanto le classi sociali. Classi sociali deboli e che andrebbero tutelate. Non si può difendere una categoria se tutti gli appartenenti non sono eguali». Abbiamo, infine, sentito il barbiere Vitaliano Marotta: «La situazione non è ancora chiara dal momento che non ci sono direttive su quando e come ripartire. Credo che a questo punto debbano esserci regole precise per tutti perché altrimenti si continua a stare in questo clima di vaghezza e confusione». Ha poi aggiunto: «I danni economici durante questi mesi di chiusura forzata sono stati importanti, penso a chi ha un affitto o un mutuo da pagare. Credo che nelle istituzioni debba esserci maggiore competenza nel prendere le decisioni e spero che a presto ci possano dare delle precise direttive da seguire».

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