CRONACAPRIMO PIANO

Il monito di Borrelli: «Basta ricostruire dove si muore da più di un secolo»

Secondo l’esponente dei Verdi è ora di mettere dei punti fermi, dando il via a una grande opera pubblica nazionale di messa in sicurezza contro il rischio idrogeologico

Alla luce del piano speditivo “a fisarmonica” che idea si è fatto?

«Mi sembra evidente che si è interamente tesi a cercare una soluzione al dramma che si è scatenato e che probabilmente in una prima fase è stato completamente sottovalutato. Adesso è bene mantenere la massima allerta, perché quando c’è una frana e c’è tutto questo fango, è ancora più pericoloso il contesto, visto che siamo di fronte a un evento che non si è ancora concluso, a sentire i geologi. Altra cosa importante: la macchina della solidarietà deve andare avanti. Sono stati stanziati i primi fondi. Adesso da Ischia parta finalmente la più grande opera pubblica nazionale che serve al nostro territorio, vale a dire la messa in sicurezza e la lotta al dissesto idrogeologico. Al di là delle polemiche sull’abusivismo– che da ambientalista avrei potuto alimentare anche io – quello che è successo deve insegnarci innanzitutto che gli eventi meteorologici estremi stanno aumentando a causa del cambiamento climatico, e poi che il nostro Paese ha fatto pochissimo per combattere il dissesto idrogeologico».

«Tutto questo è legato ad anni di disattenzione, di strafottenza, di cattiva politica, di aggressione del territorio, ma anche di una visione miope rispetto a quello che stava succedendo alla natura e all’ambiente e una totale mancanza di prospettiva»

C’è però una serie di problemi. Lei conosce bene l’isola e i luoghi della frana. Mettere in sicurezza la zona non sarà un’operazione agevole. Nel frattempo, ci saranno una serie di criticità (viabilità, scuole). Venirne fuori contemperando tutte le esigenze sarà difficile.

«È normale che sia difficile venirne fuori. Per questo è necessario il massimo sforzo. Mettiamo finalmente una linea rossa su tutto quello che è stato, cerchiamo di cambiare il modo di vivere e di lavorare. Parliamoci chiaro: tutto questo è legato ad anni di disattenzione, di strafottenza, di cattiva politica, di aggressione del territorio, ma anche di una visione miope rispetto a quello che stava succedendo alla natura e all’ambiente e nessuna visione di prospettiva. Ischia non può essere solo l’isola dei terremoti, le colate di fango o l’abusivismo. Ischia è il primo motore economico del turismo nella regione Campania, ed è un luogo straordinario. Ora dobbiamo renderci conto che quello che è stato fatto è stato in parte sbagliato, in parte concesso, ma adesso dobbiamo ricostruire sul serio una comunità, in particolare quella di Casamicciola, quella più martoriata, altrimenti non avremo nessuna prospettiva. Questa vicenda deve essere il simbolo del riscatto del paese, non il simbolo dell’abbandono o della presa di distanza del paese. Un ministro ha chiesto l’arresto dei sindaci. Io dico solo che i Verdi non hanno mai avuto un consigliere eletto sull’isola d’Ischia, e con alcuni sindaci in passato ho anche polemizzato, ma a Casamicciola negli ultimi anni c’è stata una marea di commissari prefettizi o straordinari, quindi dobbiamo dire che anche lo Stato è stato molto debole o miope nei confronti di questo territorio».

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Non sarebbe stato il caso che una serie di processi alla ricerca di colpe, qualsiasi esse fossero, cominciassero dopo il ritrovamento delle salme? Secondo qualcuno c’è stata un’operazione di killeraggio, motivato o meno, ma forse troppo repentina.

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«Non si conosceva nemmeno il numero delle vittime, e già c’era chi assegnava colpe, e sicuramente in parte esse ci sono, sia chiaro. Però il punto focale è che queste colpe io le vedo prima di tutto “collettive”. Il fatto è che noi abbiamo “lasciato andare” le cose. Ho pubblicato delle foto del 1935 in cui c’erano dei canaloni che oggi sono stati totalmente abbandonati, non da adesso ma da decenni».

«Da Casamicciola deve partire il riscatto di un’isola stupenda che è il motore principale dell’economia turistica dell’intera regione Campania»

Come fare adesso affinché su questa vicenda non si spengano i riflettori. Per far partire da qui, come Lei ha detto, la più grande opera pubblica d’Italia, serve che questa storia non cada nell’oblio.

«Credo che per ora non cadrà nell’oblio, però è altrettanto chiara una cosa. Faccio un esempio: il punto dove nel sisma del 1883 morì la famiglia di Benedetto Croce, e quello dove adesso sono morte altre persone, devono essere oggetto di definitivo divieto di ricostruzione per il futuro. Non ci sono alternative: bisogna mettere dei punti fermi. O lo facciamo, oppure sempre più frequentemente ci troveremo a piangere i nostri morti».

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