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Il monito di Castagna: «Ricostruire? Servono case legittimate»

Il sindaco di Casamicciola in un’intervista a Il Golfo affronta diversi temi ma concentra la sua attenzione, inevitabilmente, sulla fase che dovrà portare il paese a rinascere dopo il sisma

«Abbiamo lavorato nel corso dell’intera estate per rendere l’ordinanza sulla ricostruzione: un provvedimento fondamentare per partire con la ricostruzione». A dirlo Giovan Battista Castagna la cui amministrazione sta raccogliendo i frutti di un duro e lungo lavoro. Abbiamo fatto al sindaco di Casamicciola alcune domande partendo dalla riapertura della chiesa dell’Immacolata, avvenuta la settimana scorsa, fino alla situazione relativa a chi vive in albergo e dovrà lasciarlo entro fine anno. 

La settimana scorsa c’è stata la riapertura della Chiesa dell’Immacolata. Che cosa ha significato per una comunità come quella della Sentinella? 

«La riapertura della Chiesa dell’Immacolata alla Sentinella, rimasta danneggiata ed inagibile dopo il terremoto del 21 agosto di due anni fa, è stato un momento sentito da tutta la comunità. Abbiamo voluto, come amministrazione comunale, fortemente la riapertura della chiesa. Ci siamo impegnati fortemente per la messa in sicurezza di questo luogo di culto per riconsegnarlo alla comunità. E proprio oggi (ieri per chi legge ndr) ho firmato la revoca dell’inagibilità per sei appartamenti ubicati proprio di fronte la chiesa. Si tratta di case dell’Istituto Autonomo case popolari che l’ente ha provveduto a mettere in sicurezza rendendo queste case antisismiche». 

Il vescovo sabato nella sua omelia ha parlato di ricostruzione che deve procedere in maniera spedita e senza intoppi. Secondo lei i vari passaggi a che punto sono e come si sta procedendo? 

«Monsignor Lagnese ha detto che nel corso delle ultime settimane, percorrendo le strade di Casamicciola, ha capito che la ricostruzione è cominciata. Queste parole ci hanno confermato che stiamo lavorando tanto e bene per metterci alle spalle il sisma del 2017. Ma non ci fermiamo qui. Questa mattina, tra l’altro, avremo un incontro con i tecnici per la redazione del piano urbanistico comunale che rappresenta lo strumento principe per la programmazione urbanistica del paese». 

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Preoccupa di più il nodo condoni o i risultati della microzonazione? 

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«Nessuna delle due. In realtà mi preoccupa di più il fatto che non tutti hanno capito che per ripartire con la ricostruzione bisogna avere un fabbricato o un’abitazione legittima o legittimata. Senza questo requisito non si possono richiedere i fondi per la ricostruzione. Questo aspetto, però, purtroppo, non è chiaro a tutti. È un requisito necessario e questa non è un’opinione».  

Il commissario straordinario per la ricostruzione Carlo Schilardi ha fatto i complimenti per il lavoro svolto ai tecnici impiegati in municipio: quanto la lusinga questo attestato di stima? 

«Gioco in vantaggio. Nella vita, oltre che fare il sindaco, sono un ingegnere e questo mi sta aiutando tanto. Cerco quotidianamente di far capire alla mia gente che cosa fare per la ricostruzione e grazie alle mie competenze tecniche-professionali il tutto è più semplice. I complimenti di Schilardi non sono solo per me. Stiamo portando avanti un lavoro di squadra. Il plauso del commissario straordinario è rivolto a tutta l’amministrazione comunale ed a tutti coloro che lavorano alacremente. In primis a tutti coloro che lavorano all’ufficio tecnico. Abbiamo lavorato nel corso dei mesi di agosto e settembre all’ordinanza che ha dato il via alla ricostruzione. Si tratta di un’ordinanza fondamentale che non rappresenta la risoluzione totale alla ricostruzione, ma che comunque è un ottimo punto di partenza. Siamo arrivati a questa ordinanza dopo un bel gioco di squadra ed i complimenti di Schilardi vanno a tutta la squadra».  

Il 31 dicembre tra rivoluzione Cas e lo stop all’assistenza agli alberghi cambierà parecchio. La cittadinanza è pronta a recepire questi mutamenti e cosa si sente di dire ai suoi concittadini? 

«Dopo due anni è giusto che siano adottati questi provvedimenti. Entro fine anno gli inquilini torneranno ad essere tali. Chi, invece, era proprietario di casa deve lasciare le stanze degli alberghi e fittare casa. Accanto a loro ci sarà lo Stato attraverso la struttura del Commissariato per la ricostruzione e noi come Comune. Un messaggio deve essere chiaro a tutti: il contributo per l’autonoma sistemazione a chi ha perso la casa a causa del sisma sarà garantito fin quando quell’abitazione non tornerà disponibile. Approfitto di questa intervista e della disponibilità de Il Golfo per inviare un messaggio a tutti coloro che hanno una casa da poter affittare: non abbiate alcun timore a fittare le vostre abitazioni a chi l’ha persa nel corso del sisma. Le chiacchiere che vengono utilizzate per provare a destabilizzare me e la mia maggioranza non devono distrarre tutti da una certezza: il terremotato ha diritto al cas fin quando il cittadino non ritorna della propria abitazione. Per questo chiedo a tutti coloro che hanno una casa da poter fittare di non avere remore e di non dar retta alle fake news».  

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Ciro

Appare giusto che dopo due anni dal sisma i terremotati lascino gli alberghi, non solo per una questione economica, ma anche per una propria dignità personale. Ogni famiglia deve vivere in una casa e vivere la propria vita nella più completa privacy.
Chiacchierare e decidere a tavolino è semplice, questione tragicamente opposta è la realtà, come se fosse una cosa facile trovare la disponibilità di una casa e il proprietario di questa disposto a locarla. Posso capire che il Commissario parli in questo modo, lui non conosce la realtà ischitana, ma detto da un primo cittadino è proprio il colmo.
Secondo me le Amministrazioni interessate dovrebbero farsi carico del problema e, con l’ausilio del Commissario, individuare abitazioni sfitte, e ve ne sono tantissime, e costringere i proprietari a locarle pena la requisizione delle stesse in virtù di un’ apposita Ordinanza, appunto, del Commissario.
Quest’attività fu posta in essere nel post sisma del 23/11/1980, dall’allora Commissario Straordinario di Governo Giuseppe Zamberletti, padre fondatore della moderna protezione civile italiana, atteso la riluttanza dei proprietari a rendere disponibili tali alloggi.
Il Comuna di Napoli, in seguito a detta ordinanza, fu ingrato liberare scuole, alberghi, strutture pubbliche e due navi della Tirrenia, a suo tempo messe a disposizione per l’emergenza, per alloggiarvi le famiglie terremotate.
Chiedo venia, stiamo parlando di altri tempi e di gente che sapeva svolgere l’incarico al quale erano preposti.
Voglio aggiungere un’ultima, e non poco trascurabile decisione del Commissario Schilardi, che sotto pressione degli amministratori, a loro volta, pressati dai proprietari terremotati, intendono dimezzare il CAS a favore degli inquilini, locatari, conduttori che dir si voglia, rei di non essere proprietari, ovvero, costruttori abusivi e/o eredi di trisavoli, bisnonni, nonni e genitori, a loro volta, costruttori abusivi condonati dalle sprezzevoli leggi italiane.
La norma che sancisce l’entità del CAS non evidenzia alcuna differenziazione, tutt’altro, precisa che tale contributo è corrisposto, nella stessa entità, anche agli affittuari e studenti colpiti dalla calamità sismica ecc.
Or dunque, mettendo assieme il tutto, il Commissario Schilardi sotto pressione degli amministratori locali, dovrebbe infrangere la norma che sancisce l’entità del CAS da corrispondere favore delle famiglie terremotate, senza nessuna differenziazione.
Inoltre, apparrebbe evidente, secondo me, la violazione dell’art. 3 della Costituzione e del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR)
Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali [XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [292 , 371 , 481 , 511 , 1177 ], di razza, di lingua [6], di religione [8, 19], di opinioni politiche [22], di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Articolo 11 comma 1. Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per se e per la sua famiglia, che includa alimentazione, vestiario, ed alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita. Gli Stati parti prenderanno misure idonee ad assicurare l’attuazione di questo diritto, e riconoscono a tal fine l’importanza essenziale della cooperazione internazionale, basata sul libero consenso.

Ciro

Chiedo venia, mi correggo: in grado.

Ciro

Errata corrige: in grado.

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