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Il monito di Casucci: «Ischia assuma consapevolezza di quello che vale»

Microfono all’assessore regionale al Turismo, che in questa intervista a Il Golfo tesse le lodi della nostra isola e spiega che in Campania è proprio il turismo che deve diventare la sentinella del presidio territoriale. I ricordi delle vacanze nel borgo di Ischia Ponte e poi…

Si ritrova a ricoprire il ruolo di assessore regionale al Turismo, in una Regione che dal turismo trae una fetta consistente della propria economia e sostentamento, in un momento in cui di fatto la pandemia lo ha completamente azzerato. Non proprio l’uomo più fortunato al mondo, verrebbe voglia di pensare.

«Io invece mi sento molto fortunato, perché a mio avviso il tempo del turismo precedente, caratterizzato da grandi opportunità ma anche da una indisciplinatezza assoluta, era diventato insostenibile ed avviato verso il canto del cigno. Non eravamo conformi a uno spirito di turismo sostenibile, responsabile, che metteva in evidenza maggiormente le nostre bellezze. Abbiamo voluto indirizzarci su un turismo di massa che, per carità, va benissimo ma deve essere incastonato all’interno di un piano, di rapporti, relazioni ed organizzazioni sociali ed economiche più adeguate. Ed il tema dell’insostenibilità è emerso in tutta la sua evidenza a causa del covid. E’ stato un momento difficile, e comunque non c’è dubbio che fare l’assessore al turismo oggi costituisca di fatto una sfida. Per la quale, mi sia consentito, occorrono anche un pizzico di temerarietà e incoscienza. Ma ci sono anche gli aspetti positivi».

«Abbiamo voluto indirizzarci su un turismo di massa che, per carità, va benissimo ma deve essere incastonato all’interno di un piano, di rapporti, relazioni ed organizzazioni sociali ed economiche più adeguate. Ed il tema dell’insostenibilità è emerso in tutta la sua evidenza a causa del covid»

Ad esempio?

«Abbiamo l’opportunità di ripensare il turismo in una maniera molto più in linea con le nostre caratteristiche e le nostre peculiarità».

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Visto che parla di dire stop al turismo di massa, ne deduco che una delle prime realtà che dovrebbe completamente cambiare rotta è proprio Ischia. O sbaglio?

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«Non dico stop al turismo di massa, dico che questo segmento deve diventare qualcosa di diverso da quello che è stato fin qui. Vanno selezionati i driver di accoglienza, deve avere attrattori culturali significativi, deve essere legato al naturalismo e comprendere un’accoglienza ordinata. Tutto questo richiede naturalmente anche uno sforzo di semplificazione e di trasparenza e penso anche alle strutture extra alberghiere e alle locazioni brevi: nessuno intende penalizzare o drammatizzare nessun tipo di situazione, però il codice del turismo identificativo delle strutture andava introdotto per dare maggiori garanzie agli ospiti ma anche alla concorrenza».

«Ischia è depositaria di una grande forza naturale che è rappresentata dal termalismo, che è una linea di confine importantissima con il settore sanitario. Insomma, l’isola può rendersi promotrice e “regina” di un’idea di turismo legata alla sicurezza sanitaria, perché ha in se questa forza e peculiarità unica»

Restiamo all’isola, che lei ben conosce da tempo. In che cosa, turisticamente parlando, lei promuove il “sistema Ischia” e in che cosa questo modello è invece da bocciare o modificare?

«Il valore di Ischia è un valore assoluto, faccio parte di quella categoria di persone che ama particolarmente l’isola. E’ un territorio meraviglioso, ogni Comune ha le sue connotazioni e poi il mio pensiero corre subito alle eccellenze gastronomiche e in primis al coniglio all’ischitana. L’isola in questo momento ha una grande opportunità, dal momento che ha la sua forza anche nel tema della salute, della sicurezza sanitaria. Ischia è depositaria di una grande forza naturale che è rappresentata dal termalismo, che è una linea di confine importantissima con il settore sanitario. Insomma, l’isola può rendersi promotrice e “regina” di un’idea di turismo legata alla sicurezza sanitaria, perché ha in se questa forza e peculiarità unica».

Dovrebbero viaggiare di pari passo ma purtroppo questo non accade. Quale messaggio trasmette l’assessore Casucci al mondo politico isolano e quale alle imprese?

«Speriamo di rendere l’appello quanto prima sinteticamente unico, tanto per cominciare. Il messaggio alla politica isolana è quello di sforzarsi di trovare unione e coesione, specialmente vista di Procida Capitale della Cultura. Pensarla in maniera divergente non ci porta da nessuna parte, mi pare ovvio, vanno creati punti di contatto. Al mondo delle imprese locali dico invece di rendersi protagonisti e partecipi di un dialogo con il mondo della politica, che a sua volta deve rendersi maggiormente responsabile rispetto alle sorti del territorio. Ma mi faccia dire una cosa: un imprenditore vero non fa mai questioni di principio, ma sempre questioni di opportunità legate al mercato. In buona sostanza credo che la politica abbia da imparare dal mondo dell’impresa e viceversa».

Il turismo in Italia rappresenta una fetta consistente del PIL nazionale, eppure l’impressione è che il governo non abbia mai tenuto il settore in debita considerazione. Secondo lei come si spiega un atteggiamento del genere, sempre che naturalmente concordi con la mia osservazione?

«Il turismo ha sempre vissuto come un soggetto tendenzialmente autonomo e liberistico, orientato a un risultato aziendale. Questa forte connotazione lo ha sostanzialmente sottratto ad un dialogo con la politica, adesso per la prima volta si avverte l’esigenza di un confronto paritetico tra le parti in cui il turismo e le imprese hanno bisogno di un aiuto. Però anche le imprese stesse hanno bisogno di cambiare un po’ pelle».

«Il turismo ha sempre vissuto come un soggetto tendenzialmente autonomo e liberistico, orientato a un risultato aziendale. Questa forte connotazione lo ha sostanzialmente sottratto ad un dialogo con la politica, adesso per la prima volta si avverte l’esigenza di un confronto paritetico tra le parti in cui il turismo e le imprese hanno bisogno di un aiuto»

Ha un aneddoto che ricorda con particolare piacere delle sue passate frequentazioni ischitane?

«Ho amato e amo particolarmente Ischia Ponte. Ricordo che inizialmente sono stato costretto a venire sull’isola da mia moglie, avevo una casa a Formia ma lei amava l’isola e non gradiva l’aria e il contesto pontino. Sono sincero, il borgo antico è stata una grande rivelazione: ricordo che prendemmo in fitto un’abitazione, a costo anche sostenuto, nel mese di luglio. Ricordo altresì che quando mio figlio piccolino arrivò in casa provò una tale gioia che prese un pennarello col quale si dilettava e cominciò a dipingere di rosso una bella coperta di pizzo che era sul letto matrimoniale. Voleva esprimere la sua felicità, ma il risultato è che ricevette una punizione severa da mia moglie, per giunta con mio sommo rammarico. Ci trovavamo in una zona davvero affascinante, lungo la strada che di fatto conduceva al Castello Aragonese. Ma quel rosso pastello sulla coperta, che poi naturalmente finì in lavanderia, rappresenta ancora oggi il nostro modo per raccontare Ischia come isola e terra della felicità».

Si riterrà soddisfatto al termine del suo mandato se avrà raggiunto quale o quali risultati?

«Vorrei riuscire a fare in modo che il turismo diventasse un ponte tra tante cose. Ischia è veramente un simbolo sotto questo punto di vista, se l’isola (al pari dell’intera Regione) prendesse consapevolezza di sé stessa e riducesse quel livello di una urbanizzazione inconsulta e controproducente, allora il turismo potrebbe davvero tornare a essere il vero motore dell’economia campana Se io riuscissi a trasmettere questa parola di ottimismo, speranza e – lo ripeto ancora una volta – di consapevolezza di quello che noi siamo e possediamo senza far del male ai territori nei quali viviamo, sarebbe già un grande successo».

«Vorrei riuscire a fare in modo che il turismo diventasse un ponte tra tante cose. Ischia è veramente un simbolo sotto questo punto di vista, se l’isola (al pari dell’intera Regione) riducesse quel livello di una urbanizzazione inconsulta, allora il turismo potrebbe davvero tornare a essere il vero motore dell’economia campana»

E’ professore universitario e allora le chiedo: cosa rappresenta per lei la docenza?

«Sento davvero tanto la mancanza, essendo in aspettativa obbligatoria, sono i giovani. I ragazzi per me rappresentano una linfa vitale, con loro ho trovato grandi momenti di entusiasmo. Ci siamo inventati l’idea dei cantieri del turismo, che compariranno anche nel piano 2021, che sono dei luoghi dove le iniziative materiali e immateriali saranno fatte da forum, da confronti, da spinte dal basso verso l’alto, per rivedere quello che esiste nei nostri territori e farlo sotto una chiave più enfatica, chiara, trasparente e soprattutto di protezione. Perché dobbiamo proteggere quello che abbiamo, il turismo deve diventare la sentinella del presidio territoriale».

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