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Il monito di Ciro Di Gennaro: «Folle rifiutare il vaccino, è l’unica arma contro il covid»

Lunga intervista de Il Golfo al responsabile del reparto covid dell’ospedale Rizzoli: il contagio sull’isola analizzato ai raggi X così come la situazione del nosocomio lacchese. Ma, soprattutto, un accorato appello per provare finalmente a debellare il virus

Il covid sull’isola negli ultimi tempi è stata una sorta di “ascensore”. Abbiamo avuto un paio di mesi a contagio zero, poi in estate c’è stata una recrudescenza anche fisiologica se si considera che Ischia si è riempita di turisti provenienti da ogni dove. Adesso la situazione vede i contagi in leggera risalita, anche se proprio dal bollettino di venerdì arriva un nuovo calo. Le chiedo: è un evolversi di eventi e numeri che tutto sommato ci sta o c’è qualcosa che non era previsto o prevedibile?

«Ci aspettavamo che dopo la fase critica, che detto per inciso è stata chiaramente quella estiva, tornasse il sereno. E ci aspettavamo pure che questo sereno non sarebbe stato un “clima” duraturo e permanente. Il problema, dal punto di vista epidemiologico, è che cominciano a girare sempre più le varianti, che purtroppo finiscono con l’attecchire anche su coloro che si sono vaccinati ed in maniera anche più marcata rispetto alla forma naturale. Quindi, che ci fosse una nuova recrudescenza dei contagi era lecito attenderselo. Però…».

Però?

«Beh, d’altro canto ormai abbiamo fatto l’abitudine a dei modelli che definisco flessibili per quanto riguarda l’accettazione di casi da ricovero nel senso che adattiamo la disponibilità dei posti presso il Rizzoli in base a quella che si rivela in un determinato momento la pressione epidemiologica. E siamo pronti a cambiare nel momento in cui anche questa pressione dovesse mutare. Perché non bisogna dimenticare che abbiamo l’assoluta necessità di dover contemperare due esigenze: da una parte occuparci dell’assistenza dei pazienti covid, ma dall’altra non dobbiamo dimenticare che c’è un’aliquota (e per giunta molto più alta) di pazienti indenni cui va comunque garantita la medesima assistenza. Tutto ciò tenendo presente che alla fine i posti letto sono quelli».

«In questo momento vengono al pettine i nodi. Tutti i cittadini che non hanno inteso vaccinarsi sono quelli che presentano i quadri clinici peggiori e oltre tutto intasano i nostri posti letto di terapia semi intensiva. In sostanza, su ogni dieci ricoverati io ne conto almeno otto che risultano essere non vaccinati per un motivo o per un altro»

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E come si fa?

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«Bisogna tirare la coperta una volta da un lato e una volta dall’altro, solo così si riesce a fare al meglio entrambe le cose. In questo senso, nell’estate che ci siamo messi alle spalle è stato istituito il reparto di medicina covid che in pratica ha occupato le stanze di degenza della medicina mentre alla medicina indenni sono stati riservati posti nelle altre unità operative (chirurgia e altro). Alla fine di questa fase, poiché la pressione epidemiologica era ridotta praticamente allo zero, abbiamo ritenuto opportuno riaprire la medicina interna nei locali tradizionali e riservare al covid solo delle stanze contumaciali presenti nell’area del pronto soccorso. Questa è stata una scelta che fino a questo momento, mi piace sottolinearlo, si è rivelata assolutamente premiante, perché ci permette di assicurare il massimo supporto ai cosiddetti pazienti indenni (anche riattivando gli ambulatori e abbattendo le liste d’attesa) senza dimenticare la presenza del virus con tutti gli annessi e connessi. Abbiamo inizialmente istituito due sale contumaciali da sette (cinque più due, per la precisione) posti letto per i pazienti covid: attualmente, visto il lieve peggioramento della situazione, abbiamo trasferito questa situazione a un ampliamento».

Che cosa ha prodotto?

«Sono undici i posti letto presenti per il covid nelle aree annesse al pronto soccorso, e non è stato toccato nemmeno un posto della degenza ordinaria. Abbiamo trasferito l’osservazione terapia intensiva dal pronto soccorso alla medicina e quindi abbiamo tutti posti di semi intensiva. Destinati, cioè, pazienti che necessitino di ricovero covid e che dunque abbiano bisogno di una ventilo terapia, dalla maschera al casco. E’ comunque presente anche un posto di intensiva nel caso in cui un eventuale paziente fosse intubato, abbiamo due barelle ad alto bio contenimento per l’eventuale trasferimento dei soli pazienti intubati. Insomma, siamo ancora uno dei pochi ospedali che può permettersi il supporto in tutti i setting assistenziali da fornire al paziente covid: da quello rimandato a domicilio perché è perfettamente in buone condizioni e può essere monitorato dai medici USCA, a quello semi intensivo finendo con quello intubato. Questo ci permette di dare sicurezza alla popolazione per quanto riguarda l’attuale pressione epidemiologica che come abbiamo visto oscilla sotto i duecento positivi scoperti dai tamponi».

«I tanti comportamenti irresponsabili? E’ come caricare la pistola con un solo colpo come in un gioco folle, con la differenza che qui si rischia di sparare sulla propria tempia ma pure su quella degli altri. Perché se ci si infetta si trasmetterà il virus ad altre persone che sono spettatori innocenti di una scelta assolutamente discutibile»

Il vaccino era ancora allo studio quando lei in una precedente intervista mi disse che chi non se lo sarebbe fatto somministrare era considerato uno stupido. E’ rimasto dello stesso parere, immagino, soprattutto in considerazione del fatto che la maggior parte dei ricoverati negli ospedali italiani è no vax o comunque non ha provveduto a immunizzarsi…

«La penso alla stessa maniera di quella volta, mi sembra fin troppo scontato anche chiedermelo. Ma dovrei partire da un presupposto necessario per rendere al meglio il concetto».

Prego.

«Allora, se parte l’equazione errata secondo cui il vaccino è uguale a non avere mai alcuna forma di contatto col covid, allora siamo fuori strada. Questa è una “becerata” che ovviamente porta a fare una considerazione che non sta né in cielo né in terra. Il vaccino è quella soluzione che ti permetterà, nel caso in cui ti infettassi di covid, di avere nella stragrande maggioranza dei casi una totale assenza di sintomi (quindi essere una persona che si infetta ma comunque non presenta manifestazioni di malattia), nel peggiore dei casi quello di mostrare sintomi tutto sommato relativi della malattia, per cui laddove si necessitasse di ricovero lo si deve solo alla presenza di altre patologie che rendono particolarmente delicato e fragile il paziente a prescindere dal coronavirus. Comunque, al tirar delle somme, si registra un’incidenza di casi clinici gravi (faccio riferimento a intubazione o finanche evento morte) assolutamente più bassa. Il problema piuttosto è un altro…».

«Il super Green Pass? Lo reputo uno strumento importante, perché dà libero accesso nelle situazioni sociali dove il rischio di contagio è più alto, come i locali pubblici, partite di calcio, eventi dove c’è un naturale affollamento dove risulta complicato seguire pienamente le norme anti covid»

Quale?

«Che in questo momento vengono al pettine i nodi. Tutti i cittadini che non hanno inteso vaccinarsi sono quelli che presentano i quadri clinici peggiori e oltre tutto intasano i nostri posti letto di terapia semi intensiva. In sostanza, su ogni dieci ricoverati io ne conto almeno otto che risultano essere non vaccinati per un motivo o per un altro: qualcuno non lo ha fatto per cause di forza maggiore (perché ad esempio presentava patologie che indicavano come la somministrazione non fosse opportuna almeno in quel momento) ma non posso omettere di sottolineare che nella stragrande maggioranza dei casi di tratta di pazienti che hanno scientemente scelto di non vaccinarsi per motivi che definisco di natura ideologica e che adesso pagano il fio di questa scelta sbagliata».

Siete in trincea dalla mattina alla sera, sette giorni su sette e 24 ore al giorno. Alla luce del lavoro che sostenete (che per ovvi motivi è particolarmente stressante), che effetto le ha fatto apprendere episodi particolari successi ad Ischia come quello della mamma che – in maniera del tutto irresponsabile per non dire folle – aspettando l’esito del tampone molecolare sul figlio, poi risultato positivo, lo ha portato al catechismo, a giocare a calcetto e a casa di un amico?

«Quando sento raccontare o leggo di storie del genere, l’effetto che mi provoca è quello di una grandissima rabbia, alle volte davvero difficile da contenere. Guardi, chi le parla quest’estate ha rinunciato alle ferie per rimanere sull’isola perché ritenevo che se la nave si muove in acque perigliose il capitano deve essere il primo a non muoversi da bordo. Non sono residente a Ischia, ma spesso ci resto anche di notte, per capire perfettamente quanto mi assorba il lavoro dovrebbe chiedere informazioni a mia moglie. E quello che faccio io è solo una piccola parte, perché i risultati ottenuti in questo ospedale sono il frutto dei sacrifici e della professionalità dei miei collaboratori che sono di un livello veramente marcato oltre che di eccellente spessore umano: si sono sempre donati e spesi senza alcuna remora, spesso gettando il cuore oltre l’ostacolo, anche quando si trattava di personale specificatamente non infettivologo ed immunologo. Ma anche loro hanno, come si dice in gergo, preso il toro per le corna ed appreso le necessarie competenze. E’ chiaro che alla luce di tutto quanto le ho fin qui esposto, mi porta a pensare che questi comportamenti irresponsabili sono gravi da un punto di vista squisitamente etico. Vede, se lei ha un infarto, si reca in ospedale e magari è una persona anziana, può prendersi la libertà di mettere una firma e andare via motivando la scelta col fatto che non intende curarsi e che magari ha deciso di terminare la sua esistenza a casa. In questo caso si sta facendo del male solo a se stessi, e basta, e c’è la libera volontà di autodeterminarsi. Ma se lei va via con il covid, o se magari decide di non vaccinarsi, lei non fa del male a se stesso ma anche agli altri. E’ come caricare la pistola con un solo colpo come in un gioco folle, con la differenza che qui si rischia non soltanto di sparare sulla propria tempia ma pure su quella degli altri. Perché se ci si infetta magari si trasmetterà il virus ad altre persone che sono spettatori innocenti di una scelta assolutamente discutibile».

«Resto un convinto assertore della necessità di estendere l’obbligo vaccinale a tutta la popolazione, in fondo ce ne sono diverse che già lo sono. Se non riusciamo ad arrestare il passaggio del virus tra la popolazione, non bloccheremo un fenomeno che è quello della selezione delle varianti: ma è chiaro che il vaccino deve essere “planetario”»

Condivide la linea del governo che a far data dal 6 dicembre ha varato l’introduzione del super Green Pass?

«Lo reputo uno strumento importante, perché dà libero accesso nelle situazioni sociali dove il rischio di contagio è più alto, come i locali pubblici, partite di calcio, eventi dove c’è un naturale affollamento dove risulta complicato se non assolutamente impossibile seguire pienamente le norme anti covid. E’ necessario dare maggiore sicurezza agli avventori di queste attività commerciali e manifestazioni, e credo che il super green pass sia anche un modo per premiare il comportamento virtuoso di coloro i quali hanno ascoltato i consigli degli esperti ultimando il ciclo vaccinale rispetto a chi invece è ancora titubante a riguardo. E poi…».

E poi?

«Resto un convinto assertore della necessità di estendere l’obbligo vaccinale a tutta la popolazione, in fondo ce ne sono diverse che già lo sono. Parliamoci chiaro, se noi non riusciamo ad arrestare il passaggio del virus tra la popolazione, non bloccheremo un fenomeno del quale ho più volte parlato anche con alcuni colleghi, che è quello della selezione delle varianti. Se un virus gira in una popolazione che è recettiva perché la copertura vaccinale non è completa o addirittura totalmente assente, lo stesso tende fisiologicamente a mutare e dunque ha maggiore facilità nel replicarsi e diffondersi. Questo è il meccanismo utilizzato da tutte le varianti che sono venute alle luce, compresa l’ultima in ordine di tempo e mi riferisco a quella africana “Omicron” che potrebbe scalfire anche i soggetti vaccinati. Il problema va però risolto a livello mondiale, c’è almeno la metà della popolazione planetaria non vaccinata e ormai bisogna considerare che siamo diventati un “villaggio globale”».

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