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Il notaio Arturo: «Licenze in sanatoria in cambio di mazzette»

FORIO. L’ultima volta che avevamo incontrato il notaio Antonio Arturo le sue parole fecero rumore: il noto professionista affermò che l’abusivismo edilizio fu la giusta risposta degli isolani alla mancata applicazione delle norme, consentendo agli ischitani di tirarsi fuori dalla povertà. Da allora, era la primavera 2017,  sono accadute diverse cose: soprattutto, il terremoto  ha squassato materialmente e metaforicamente il panorama isolano e, alla vigilia della discussione in Senato del decreto sulla ricostruzione, abbiamo nuovamente scambiato alcune battute col notaio che anche stavolta non ha usato troppi giri di parole per esprimere le sue convinzioni.

Iniziamo dal famoso articolo 25 del decreto Ischia: va bene così, oppure ci si poteva attendere qualcosa di meglio?

«Doveva essere formulato in modo radicalmente diverso. Così come è stato licenziato il testo alla Camera, credo che provocherà numerosi problemi e diatribe nella sua applicazione pratica. Io sono sempre stato a favore delle sanatorie. Finora tuttavia nell’ambito delle tre normative sul condono, i cittadini hanno soltanto pagato quanto stabilito dalla legge, ma a tutt’oggi non hanno ottenuto nulla. Ciò ha contribuito a creare un altro fenomeno: tuttora esiste un grosso mercato intorno alle sanatorie. Ad esempio, nel Comune di Serrara Fontana, caratterizzato da una diffusa illegalità, i titoli in sanatoria vengono concessi solo ed esclusivamente a chi paga».

In che senso? Si riferisce al pagamento degli oneri previsti dalla legge?

«Macché, parlo di mazzette, un vero e proprio commercio di licenze in sanatoria».

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È un’accusa pesante.

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«Non temo nulla, dico la verità come ho sempre fatto nella mia vita. A Sant’Angelo si costruisce tuttora, e molti ottengono la sanatoria, ma pagando».

Torniamo al decreto Ischia. Cosa pensa dell’ostruzionismo del Pd contro il presunto “condono” e l’isola in genere?

«Sono molto sorpreso dalla deriva del Partito Democratico, che fa demagogia anche di fronte a cittadini terremotati. Misure come quelle per Ischia sono state adottate anche altrove, come nell’Italia Centrale, ma dal Partito democratico non si è levata alcuna voce. Che gentaglia. Ho sempre evitato di votare a sinistra. Di recente avevo pensato di farlo, visto che non ho fiducia nell’attuale governo, ma purtroppo ora ho avuto la conferma: non voterò mai il Partito democratico. Non capisco come si possa fare opposizione sulla pelle di chi ha perduto la propria abitazione a causa del terremoto. Magari era abusiva, ma questo non c’entra con l’irrinunciabile necessità della casa».

Dunque secondo Lei, l’ostracismo è dovuto a una scarsa conoscenza delle dinamiche locali oppure a calcolo politico?

«Esistono alcuni partiti o movimenti che, per affermare la propria esistenza, devono fingere di opporsi. Penso ai verdi, agli ambientalisti: quando sentono la parola “condono” o “sanatoria” saltano come fossero morsi da una tarantola. Eppure vorrei vederli se il terremoto avesse colpito loro. Vogliono abbattere tutto? Che ci provino: soltanto una mente malata potrebbe voler mettere in atto una simile ipotesi. Intendiamoci, io sono d’accordo ad abbattere gli ecomostri, ma paradossalmente i mostri edilizi a Ischia hanno tutti le dovute autorizzazioni. E allora mi domando chi mai se la sentirebbe di demolire le abitazioni dei singoli cittadini di fronte ai grossi scempi autorizzati. Non hanno morale. Chi sostiene che si debbano abbattere le abitazioni degli ischitani parte dalla concezione di uno Stato etico: in realtà, lo Stato è una fogna. Se ci troviamo in queste condizioni sull’isola, è proprio a causa dello Stato, che non ha mai consentito una reale applicazione della legge, e dunque la gente si è difesa da sé, costruendosi la propria casa. Gli ambientalisti non sanno di cosa parlano, anzi, parlano di condono ignorando che il cittadino che ha presentato l’istanza sta attendendo da anni e anni una risposta. A Ischia sostanzialmente non si è mai proceduto all’esame delle istanze per il rilascio dei titoli, perché era tutto bloccato da un sistema, un gioco di potere, mazzette incluse, con la Soprintendenza che senza determinate condizioni non dava nessun assenso».

Intende dire che la procedura era arbitraria?

«Esattamente, proprio così. Se lo Stato di diritto non funziona, il cittadino è costretto a ribellarsi. Come le ho detto, io sono sempre stato favorevole alla possibilità di rilasciare i titoli in sanatoria, perché parliamo di persone che hanno fatto istanza, senza poi ottenere alcun responso. Unica eccezione fu nel periodo dell’ex Soprintendente Imer, che aveva almeno esaminato alcune istanze. Sull’isola invece le posizioni non cambiano. Un acerrimo eterno oppositore di ogni forma di sanatoria è il professor Sebastiano Conte».

Quale strada alternativa per favorire il processo di ricostruzione poteva essere praticata secondo Lei?

«Adesso, in questa vicenda si inserisce una questione tipicamente politica: il Partito Democratico non vuole che il Movimento Cinque Stelle si prenda il merito di aver dato una soluzione, variamente giudicabile, al problema delle domande di sanatoria. Credo che qualunque altra strada alternativa, qualunque formula legislativa, qualunque soluzione, sarebbe stata sempre respinta dalle opposizioni, per evitare il prevedibile aumento di consenso verso la maggioranza che ha espresso l’attuale Governo, e in particolare verso i Cinque Stelle. Il Pd non avrebbe mai varato un provvedimento simile. Fra l’altro, già all’interno del M5S ci sono malumori, perché anch’essi a livello di principio hanno sempre affermato di essere contrari ai condoni, mentre adesso hanno dovuto sciropparsene più di uno: ecco il perché della “fronda” interna».

La possibile sanatoria per gli immobili in zona rossa “rischia” di estendersi a tutta l’isola?

«Non credo. Per limitare lo “scandalo” dei benpensanti, penso che il provvedimento rimarrà limitato ai soli immobili lesionati dei Comuni terremotati. Anche se ho forti dubbi che il testo rimarrà identico anche dopo l’esame del Senato..».

Perché ha dubbi? Il 13 novembre inizierà l’esame a Palazzo Madama.

«Cosa vuole che le dica: siamo in un momento dove non c’è politica, ma solo una serie di dispetti reciproci. Vedremo».

Quale giudizio dà dell’operato dei sindaci, nel gestire l’arco di tempo che ha portato al decreto?

«Non do un giudizio negativo, semplicemente perché non credo che potessero fare molto altro in più di quello che effettivamente hanno fatto e stanno facendo. In altre zone, come nell’Italia Centrale, il sisma è avvenuto ben prima, ma ancora oggi non è cambiato sostanzialmente nulla nelle località devastate dal terremoto. I sindaci isolani si battono, si recano frequentemente a Roma, c’è Pascale che fa il diavolo a quattro, ma gran parte della questione dipende dallo Stato, non dai sindaci o dalle amministrazioni locali. Adesso i primi cittadini isolani devono stare attenti a non perdere quel poco che hanno ottenuto. Potrebbe persino succedere che i grillini facciano marcia indietro, se non resisteranno alla fronda interna di cui dicevamo poco prima. Ecco perché credo che al Senato la partita potrebbe essere ancora aperta. Basterebbe che alcuni parlamentari M5S facciano venir meno il loro appoggio, alleandosi col Pd, e allora tutto cadrebbe. Tuttavia, le ripeto, non concepisco come si possa essere contrari all’esame delle istanze di sanatoria».

Quali consigli darebbe al Commissario per la ricostruzione?

«Il commissario agirà con gli strumenti che stanno per conferirgli e che in tema di condoni riguardano un limitato numero di immobili. Tuttavia a livello generale io credo che, accanto a quanto è stato previsto dall’articolo 25, non si sia tenuto sufficientemente conto di un’altra problematica: tutti sappiamo che l’accelerazione dell’esame delle procedure di sanatoria serve a dotare i terremotati di un titolo edilizio per accedere al ristoro economico per la ricostruzione, ma bisogna prima stabilire dove si può ricostruire. Ecco perché sono d’accordo col piano di micro-zonizzazione: è un discorso da approfondire. Serve dapprima individuare le zone a minor rischio sismico, altrimenti è del tutto inutile che lo Stato versi del denaro a un terremotato che poi decide di ricostruire nello stesso punto in cui si sa che prima o poi accadrà un nuovo evento sismico. Sappiamo ad esempio che nella parte alta di Casamicciola si verificano periodicamente terremoti, anche di una certa gravità, e allora perché mai lo Stato, pur riconoscendo il diritto al ristoro economico, dovrebbe consentire a riedificare laddove sappiamo con certezza che la terra tremerà anche in futuro? Dico quindi che la sanatoria non deve essere finalizzata esclusivamente a ottenere i soldi dallo Stato, ma anche alla fattibilità della ricostruzione, in condizioni di adeguata sicurezza. Credo che questa dovrebbe essere un’altra condizione preliminare all’ottenimento del ristoro. È errato impostare il discorso delle sanatorie solo sul punto di vista economico, trascurando la sismicità del territorio. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che in certe zone non si può ricostruire. Quindi sono d’accordo a rimborsare il cittadino, a patto che venga individuata una zona ragionevolmente sicura dove egli possa costruire la propria abitazione. Tale aspetto, vista la sua importanza, dovrebbe essere tenuto adeguatamente in conto nell’attuale iter legislativo del decreto, ma temo che non accadrà».

Ha detto di nutrire scarsa fiducia nell’attuale Governo. Perché?

«Gigino Di Maio è uno che senza aver compiuto alcun percorso di studi ora si trova a governare l’Italia, per giunta insieme alla Lega, e mi pare incredibile che Salvini sia stato votato anche sull’isola: forse gli ischitani non si rendono conto di cosa sia davvero la Lega, di cui dovremmo aver paura. In passato ho sempre sostenuto Berlusconi, ma un suo errore è stato proprio l’aver dato spazio a uno come Salvini».

Francesco Ferrandino

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