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Il Pciml chiede di votare “no” alla deriva fascista dell’Italia!

DI DOMENICO SAVIO

L’Umanità intera sta vivendo un’epoca tragica, premonitrice di sviluppi preoccupanti, fatta di perdita di memoria storica, come la catastrofe del fascismo e del nazismo, di devastazioni ambientali e di supersfruttamento delle risorse energetiche del sottosuolo legate al massimo profitto capitalistico e che generano inquinamento atmosferico, aumento impressionante della temperatura e scioglimento dei ghiacciai, che conseguentemente provocano l’allagamento delle coste basse del pianeta. La vita dei popoli è assillata da guerre interimperialistiche, emigrazioni epocali, fame e malattie che affliggono gran parte del genere umano. E’ una situazione gravida e minacciosa di una terza guerra mondiale interimperialistica e di una svolta ancor più conservatrice, reazionaria, oscurantista e guerrafondaia nel governo della società da parte dello stesso sistema regnante, che oramai domina sulla quasi totalità del pianeta.

     Tutto questo è la conseguenza del sopravvivere del potere economico, industriale, bancario, finanziario, mercantile e politico capitalistico e imperialistico, purtroppo uscito vincitore nello scontro tra progresso e regresso svoltosi nel ventesimo secolo e che oggi in Italia con la controriforma costituzionale e l’infame nuova legge elettorale cerca di rafforzare il proprio dominio sulle masse lavoratrici e popolari per poterle meglio sfruttare, controllare e reprimere nei loro diritti e bisogni di vita. Dinanzi alla svolta reazionaria di stampo fascista in atto il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista fa appello ai comunisti, alla gioventù comunista operaia e studentesca, alla classe operaia e all’insieme dei lavoratori sfruttati del braccio e della mente, all’intellettualità d’avanguardia e a tutte le forze politiche e sociali sinceramente progressiste a votare NO al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 per cercare di bloccare la devastante deriva conservatrice voluta e accelerata dalla dannata razza padrona attraverso il proprio governo borghese e clericale di Renzi e del PD.

      La rivoluzione socialista sovietica del 7 novembre 1917 in Russia rappresentò il punto d’arrivo di un millenario processo di lotta di classe e rivoluzionaria del proletariato di tutti i paesi della Terra e l’inizio di una nuova era di costruzione della superiore società prima socialista e poi comunista. A questa vittoria gloriosa della classe lavoratrice operaia e intellettiva – che per la prima volta nella storia conquistò il potere politico, economico e sociale, avviò la costruzione della prima società socialista e costruì la grandiosa Unione Sovietica – il capitalismo e l’imperialismo risposero con l’imposizione violenta del fascismo in Italia e del nazismo in Germania foraggiandoli adeguatamente, ma che, nonostante la loro potenza economica e militare, furono sconfitti dall’eroica Armata Rossa sovietica, guidata dal compagno Stalin, e dalle armate partigiane dei paesi europei.

     In Italia l’eroica vittoria della lotta antifascista durante il ventennio mussoliniano, della Resistenza armata e della Guerra di Liberazione dal fascismo, dal nazismo e dalla Monarchia consentì alla parte migliore del nostro popolo di conquistare l’Ordinamento istituzionale repubblicano e la Costituzione borghese e democratica del 1948, quale tappa importante per proseguire la lotta di classe e rivoluzionaria dei lavoratori, con alla testa l’avanguardia comunista, sino alla vittoria della rivoluzione proletaria e l’avvio della costruzione della società socialista. Con la successiva sconfitta al ventesimo congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica nel 1956 della sinistra marxista-leninista e successivamente della stessa Unione Sovietica e dell’intero mondo socialista realizzato nel secolo scorso, ad opera infame dei revisionisti delle varie specie e particolarmente dei trotskysti, il capitalismo e l’imperialismo italiano, europeo, americano, russo, cinese, giapponese, eccetera hanno ripreso a dominare incontrastati il mondo e ad imporre con maggiore veemenza lo sfruttamento del lavoro umano e delle risorse naturali.

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     L’infame potere economico e politico industriale, bancario e finanziario italiano per cercare di superare la sua periodica crisi sistemica in atto – che avviene all’interno della crisi generale del capitalismo mondiale, come conseguenza della sovrapproduzione di merci e capitali che non trovano collocazione sui mercati concorrenti perché saturi, a causa della mancanza di domanda da parte delle  masse lavoratrici e popolari ridotte alla fame – attraverso l’ultima e famigerata legge elettorale cosiddetta Italicum e la controriforma costituzionale di stampo fascista vuole disporre di un proprio governo fantoccio pronto e veloce nel rispondere alle sue esigenze legislative, militari e di mercato. Per tale scopo viene stravolta la Costituzione antifascista, democratica, della partecipazione e della sovranità popolare promulgata il 1° gennaio 1948. Cosicché viene affidato il potere esecutivo, legislativo e quello elettivo della corte costituzionale e del consiglio superiore della magistratura nelle mani di un solo uomo e un solo partito, viene abolito il Senato elettivo e sostituito da sindaci e consiglieri regionali, mentre scompare il   bicameralismo paritario, quale garanzia di democrazia, di doppia lettura e approvazione delle leggi.

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     Il passaggio, complice pure l’approvata legge elettorale di natura fascista, da una Costituzione fondata sul pluralismo di forze politiche diverse nella gestione e rappresentanza dello Stato a una Costituzione che racchiude tutto il potere politico nelle mani di un unico dittatore, autoritario e decisionista, è stato invocato a gran voce dai monopoli industriali, bancari, finanziari e mercantili nazionali e internazionali, ovvero dalle multinazionali dei vari settori produttivi, dalle potenti lobby imprenditoriali, dalla Comunità Europea e dalle banche centrali private, che dispongono della stampa e della commercializzazione delle monete nazionali. Sono queste potenze economiche che, assieme ai propri governi borghesi, clericali e capitalistici, in Italia quello di Renzi, il PD e il nuovo centrodestra, che sostengono la controriforma e propagandano il SI’ al referendum del 4 dicembre prossimo.

     Tali forze autoritarie se dovessero sciaguratamente vincere il referendum per le masse lavoratrici e popolari del nostro paese si aprirebbe una più dolorosa stagione di demolizione dei diritti costituzionali – come quelli del lavoro, delle pensioni, della scuola, della sanità, dei trasporti terrestri, marittimi e aerei, dell’assistenza sociale e previdenziale, dell’indennità di disoccupazione, eccetera -, di attacco alle già difficili condizioni di vita dei lavoratori, già spremuti come limoni con tasse infinite e tagli ai benefici fiscali e sociali, in particolare ciò è avvenuto da parte degli ultimi tre governi non eletti dal popolo, quelli di Mario Monti, Gianni Letta e Matteo Renzi. La tragica vittoria del SI’ aprirebbe la strada a una dittatura economica, politica e sociale più repressiva degli interessi popolari e delle agibilità democratiche nella lotta popolare di rivendicazione e conquista di diritti indispensabili per un’esistenza serena e dignitosa.

     Ecco perché chiediamo di votare NO allo stravolgimento della Costituzione del 1948, nata dalla lotta antifascista, dalla Resistenza armata e dalla Guerra di Liberazione del popolo italiano, NO al taglio della rappresentatività popolare nelle istituzioni, NO alla sostituzione del diritto di voto degli elettori con votazioni cosiddette di secondo livello, NO a 100 deputati nominati direttamente dalle segreterie dei partiti e non eletti dai cittadini, NO ai militari italiani negli scenari di guerra imperialistica, NO al governo degli industriali, delle banche, delle finanziarie, delle borse e delle multinazionali d’ogni natura, NO alla partecipazione dell’Italia alla capitalistica e imperialistica Unione Europea e alla Nato, NO alla permanenza al potere del governo capitalistico e antipopolare Renzi, NO al Jobs Act, che consente ai padroni di licenziare i lavoratori senza giusta causa, NO alla riforma autoritaria della scuola, NO al ritorno del nostro paese alla dittatura fascista, NO per favorire il processo rivoluzionario del proletariato italiano che condurrà alla Rivoluzione Proletaria Socialista, alla conquista del potere politico alla classe lavoratrice operaia e intellettiva, alla costruzione del Socialismo e all’edificazione del Comunismo.

     Il nostro NO non ha ideologicamente e politicamente proprio nulla a che vedere col NO di Salvini, Meloni, Berlusconi, Verdini, Alfano, Grillo, Fassina, D’Alema e consimili, perché questi signori con la vittoria del NO puntano a occupare o rioccupare il potere e continuare a gestire il decrepito, morente e parassitario sistema capitalistico e quasi tutti dicono di voler comunque cambiare, naturalmente in peggio, l’attuale Costituzione. Al contrario il P.C.I.M-L. è attivamente impegnato per la vittoria del NO affinché alla vigente Costituzione democratica borghese succeda, con la lotta di classe e rivoluzionaria, quella superiore socialista.

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