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«Il pessi(mis)mo è il sale della vita»


di Graziano Petrucci

Se qualcuno mi chiedesse se sono pessimista, posto che possa mai interessargli la risposta perché, si sa, a volte delle opinioni degli altri ce ne interessa un bene amato cazzo, gli direi che forse lo sono ma a tratti. L’ottimismo però spesso si confonde con il pensare positivo sempre e comunque, da cui discende un modo di vedere la realtà abbastanza ingenuo. Per capirci, non tutto è positivo come non tutto è negativo. Chi perde tempo ad affermare che il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, rischia di sprecare una grossa occasione. Vale a dire fermarsi e fotografare i fatti come sono nella realtà e agire di conseguenza. Ciò non esclude l’esistenza di entrambe le visioni, quella positiva e negativa, che convivono in un dato momento o in un fatto. La strada che stiamo percorrendo sull’isola non è per niente affascinante. Potrei citare anche il sistema Italia ma sprecherei spazio. Ovviamente il mio riferimento è alla società isolana che mostra dentro di se il bello e il brutto di un luogo comune che ancora aspetta l’arrivo di qualche tizio con doti messianiche per proiettargli addosso una buona dose della propria responsabilità. Potrei accennare al fenomeno della droga che sta aumentando – lo dissi qualche tempo fa ma non mi ha cacato quasi nessuno – o magari della diffusa erosione dei valori. Siccome però trattare di temi pseudo filosofico intellettuali o sociologici, potrebbe non interessare, passo al nocciolo della questione. Nei momenti in cui non sono pessimista, sono ottimista. Per me, naturalmente. La mia visione da pessimista, invece, si basa sulle sorti dell’isola e la sua società. Sia chiaro, non tutto è da buttare. Ci sono al contrario fatti, uomini e situazioni che avrebbero necessità di essere accartocciati e buttati nel cesso per poi guardarli risucchiati dallo scarico. Già, è vero. Pardon. Non abbiamo il depuratore. Bisogna solo augurarsi che le cose di cui abbiamo intenzione di liberarci siano biodegradabili. Per esempio la lite a Forio nel civico consesso – di “civico” è rimasto solo il numero – dice molto della deriva che abbiamo preso. O, per dirla meglio, che alcune persone con il loro comportamento ci stanno spingendo a prendere e accettare passivamente. Ognuno, è indubbio, ha la sua fetta di colpa. Tuttavia se il comportamento di un rappresentante del popolo – “popolo”: un parolone- pesa a tal punto da condizionare le mie scelte e queste diventano giocoforza negative, posso dire che mi girano i coglioni, no? Magari se tutti si facessero una domanda del genere ne potrebbe venire qualcosa di positivo. Magari questi, i coglioni, una buona volta, potrebbero riconoscere i propri simili in una parte della vita non precisamente intima ma pubblica. Il rischio però che la storia finisca senza conseguenze, e amen, è grande. Che fare allora? Chi si avventura in questo anti ciclone borioso prodotto da un certa mandria di idioti, sull’isola, deve continuamente procedere tra divieti, autorizzazioni, appalti e mazzette, disordine più o meno diffuso, taxi che fanno i prezzi come cazzo gli pare e alcuni dei quali aumentano il nero non attivando il tassametro, turisti in pena e insaccati sugli autobus come sardine in un panino, imprenditori che si mettono a fare altro e si buttano in politica, amministratori che si danno al marketing e alla comunicazione e, dulcis in fundo, tirannie di vario genere o la possibile cancellazione del reparto UTIC dell’ospedale. Posto che la politica ha i suoi difetti, e spesso si tuffa in lotte demenziali e mediocri per la conquista del potere, forse è arrivato il momento di partire da qui. Le occasioni per farlo ci sono. CARUSO-ROSARIO-SERRARA-FONTANA2Una di queste potrebbe venire dalle elezioni di Serrara Fontana. L’uscita poco felice del sindaco uscente, e ricandidato, Caruso con le risposte alle dichiarazioni del capolista opposto, Tilde Trofa; o per il fatto che qualcuno gli abbia rigato l’auto (c’è chi ha detto che quei graffi sono vecchi di almeno due anni) ci fa toccare con mano il livello, basso, dell’agone. Tuttavia ciò che sembra mancare, è bene rilevarlo, sono le idee che, nella campagna elettorale del piccolo comune, sembrano sostituite dalle dinamiche del voto clientelare più che per merito o per la presenza di una piattaforma progettuale. Vero. Caruso ha detto che vuole tendere sulla strada della continuità della sua azione politico amministrativa. Mi verrebbe da chiedergli, per curiosità, qual è stata e sarà. Perciò siccome gli uomini e le donne, ai cittadini, ai quali si chiede il voto, devono avere un motivo per partecipare a un progetto di rinnovamento e questo può venire solo dal confronto, non si potrebbe caricare sul finale di una campagna elettorale da medio evo una batteria di domande da sottoporre a chi vuole mettersi alla guida di Serrara Fontana? tildetrofa-Anche per rompere la strampalata idea che ormai i giochi siano conclusi mentre, invece, raccogliendo le impressioni di molti arrabbiati e scontenti, per strada, specie a Sant’Angelo, si avverte la voglia di cambiare di fronte a chi pensa di aver già chiuso la partita. A partecipare in un confronto in pubblica piazza potrebbero essere i due candidati alla carica di sindaco affiancati da due aspiranti consiglieri, tre per parte, gli uni di fronte agli altri. Lo scopo, rispondere alle domande dei giornalisti su programmi, visioni e progetti. I contendenti si troverebbero finalmente in un campo a cercare soluzioni ai quesiti sul futuro di Serrara Fontana. In questo modo potremmo farci un’idea sulla fuffa che certe volte circola nelle dichiarazioni e guardare questa dimensione involuta con ottimismo.

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