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Il Premio Ischia e l’isola che va a fondo: Benedetto Valentino a tutto campo

– L’edizione 2016 del Premio Ischia internazionale di Giornalismo è andata in archivio e da molti è stata definita straordinaria. Il tuo bilancio qual è?

“Più che positivo, credo che in un passato più e meno recente non abbiamo mai raggiunto un livello del genere. Mi piace in particolare sottolineare la presenza sull’isola di monsignor Ravasi, con lui abbiamo ospitato giornalisti siriani ed uno turco profondamente avversato dal regime. Insomma, un parterre di ospiti che credo a giusto titolo possa dire di non avere paragoni con nessun’altra manifestazione italiana”.

– E’ stato un Premio vittima anche delle italiche consuetudini. Il quarto di finale dei campionati europei tra Germania e Italia, in concomitanza con la serata conclusiva, ha imposto una sorta di variazione ad un format consolidato.

“Ragioni legate al buon senso ci hanno portato a determinate scelte, ma anche legate alla sicurezza. Non potevi mettere in una piazza tutti questi personaggi attenzionati, col rischio di trovarsi anche una cornice alternativa e quindi da stadio. Avevamo un professionista turco scampato ad un attentato, due siriani finiti nel mirino dell’Isis, due ministri della Repubblica come Giannini e Gentiloni, Salvini: sarebbe stato tutto troppo complicato, insomma al di là della partita abbiamo preferito ricorrere alle porte chiuse…”.

– La partita, ovviamente, non ha fatto cominciare al meglio la serata, o sbaglio?

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“Beh, tutti sono rimasti delusi dal risultato dell’Italia, ovviamente ad eccezione di Piller. Ma la cerimonia del Premio, con le sue emozioni, ha fatto dimenticare tutto: un premio di giornalismo ha il dovere di andare a cercare quelle storie che i media nazionali ed internazionali non hanno messo in risalto, ed è esattamente quello che abbiamo fatto noi”.

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C’è stata poi la polemica legata alla presenza di Salvini ad Ischia, con l’eccezione sollevata dal consigliere regionale Borrelli che ha sostenuto che a suo avviso non aveva senso invitare uno xenofobo razzista ad un premio finanziato dalla Regione Campania…

“Voglio precisare innanzitutto che quella di Salvini è stata un’operazione a costo zero per la Fondazione, non abbiamo speso neppure un euro ne di fondi pubblici ne privati. Detto questo, noi l’avevamo invitato perché di comune accordo con Sky (ed abbiamo tutte le mail inviate e la corrispondenza intercorsa) avevamo ritenuto interessante un confronto sulle tematiche relative al Mezzogiorno  con il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Purtroppo il faccia a faccia non c’è stato, ma ripeto che Salvini non solo è costato zero, ma non ha comportato nemmeno un euro di spese. In fondo sarebbe bastato chiedercelo ed avremmo risposto tranquillamente documentando il tutto. Ma noi, ci tengo a precisarlo, difendiamo questa scelta…”.

– Perché?

“Calcola solo questo: Salvini è venuto per la prima volta al sud per due giorni e ha lanciato su Rai Uno un appello alla bellezza di Ischia, un invito a visitare l’isola. E’ come se uno portasse Le Pen a Bruxelles e gli facesse dire che l’Europa è bella: si è trattato anche di un’operazione promozionale per l’isola che non ha prezzo. Detto questo il leader della Lega potrà avere tutte le idee che vuole e che io posso anche non condividere, ma non si può negare che abbia un seguito elettorale – soprattutto al Nord – e che dunque avere un testimonial del genere rappresenta di certo una pubblicità impagabile”.

Polemica chiusa o ci saranno degli strascichi?

“No, credo che la polemica sia chiusa ma già che ci siamo vorrei precisare qualche altra cosa a proposito della Fondazione. Il professor Maffettone, consigliere alla cultura di De Luca, elogia pubblicamente il modello della Fondazione Premio Ischia, perché con quattro soldi si è riusciti a stilare un programma che nemmeno eventi finanziati con milioni di euro sono riusciti a mettere in cantiere. Questo perchè, in primis, la nostra Fondazione ha norme ancor più rigorose e stringenti di quelle che vengono imposte dall’ANAC a questo tipo di enti. Sotto il profilo legale abbiamo una gestione impeccabile. E poi una domanda andrebbe posta: perché tutte le fondazioni culturali pubbliche sono fallite mentre la nostra è ancora qui ed anzi si pone come interlocutrice privilegiata? Vorrei ricordare, peraltro, che siamo gli unici in Italia ad essere concessionari della Presidenza del Consiglio. Perché gli altri hanno fatto una fine diversa?”

Già, perchè?

“Perché altrove c’è l’ingerenza della politica, semplice. Noi abbiamo sempre tenuto fuori i politici, da quarant’anni abbiamo bilanci in regola e certificati da revisori dei conti e da organi regionali e nazionali. Con questo voglio dire che mi farebbe piacere che un certo tipo di iniziative ed attenzioni non riguardasse soltanto noi, che ci sottoponiamo volentieri ad ogni forma di controllo, ma si estendesse anche agli altri altrimenti vuol dire che c’è un qualcosa ad personam… E vorrei aggiungere un’altra cosa”.

Prego.

“Il contributo della Regione Campania, nella misura del 50 per cento, servirà ad aprire un’emeroteca dell’isola d’Ischia. L’unico ad aprire una biblioteca pubblica è stata Onofrio Buonocore, e parliamo del secolo scorso: noi, ripeto con quattro soldi, abbiamo utilizzato parte di questi fondi per una finalità sociale che possa dare un servizio culturale al nostro paese. E a me questa appariva ed appare un’iniziativa decisamente meritoria. Vedi, il grosso problema di tutte queste manifestazioni è che passano senza lasciare nulla al territorio mentre noi abbiamo ragionato diversamente studiando un punto di aggregazione culturale. Insomma, dovremmo avere l’appoggio di tutti, della stampa locale e soprattutto dei sindaci”.

Sotto questo aspetto che riscontro hai avuto?

“Pessimo. L’assenza della politica locale è stata devastante. Faccio un esempio: quest’anno abbiamo avuto ospite il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni ed ad accoglierlo non c’era nessuno dei sindaci isolani. Nel 1986, sempre al Premio Ischia, ospitammo Giulio Andreotti: c’era un codazzo di persone indescrivibile. La verità è che è venuto meno il senso istituzionale, perché la visita di un ministro degli Esteri è un fatto che dà prestigio al paese. La comunità non può far finta di niente, voglio dire che non si può pensare di continuare a organizzare manifestazioni dove si va soltanto a mangiare, bere o ballare. Bisogna pensare anche all’offerta culturale, e noi pensiamo che col Premio Ischia di aver dato un contributo di crescita”.

Mi dai l’assist per ricondurci alla realtà locale. Si dice che spesso la politica è lo specchio di una comunità,  questi sono a tuo avviso segnali preoccupanti?

“Decisamente, io credo che non debba essere soltanto il sottoscritto a difendere questo premio, altrimenti pare quasi una questione personale. Deve essere anche il paese a muoversi, così come i sindaci dovrebbero attivarsi quando scoppia un allarme vulcano che poi si rivela palesemente infondato. Chi ha una funzione pubblica deve rispettare questa terra, dobbiamo smetterla di non rispondere e far finta di nulla”.

Qualche anno fa il Premio Ischia decise di svoltare, svecchiarsi e cambiare, come concept e di conseguenza come format televisivo. Oggi ha raggiunto la sua dimensione ideale o si guarda ancora avanti a dunque a qualcosa di diverso?

“Penso che abbiamo trovato la formula giusta per affrontare le sfide che impone la modernità. Oggi l’errore che si può commettere quando si organizzano eventi del genere è quello di renderli autocelebrativi ed abbiamo altri premi giornalistici e culturali che ne sono un esempio lampante. Noi, invece, ci siamo inventati un’isola che accoglie, che è diventata paese free media e dunque diventa un punto di riferimento in ambito internazionale. La stampa estera ci è vicina, i corrispondenti italiani ci segnalano le situazioni di giornalisti in pericolo, c’è un occhio sempre aperto che fa in modo che Ischia guardi costantemente al mondo. E tutto questo, lo ribadisco ancora una volta, con un budget assolutamente risicato…”.

Vabbé, uno sguardo al nostro scoglietto non possiamo non buttarlo. Il prossimo anno ad Ischia ci saranno le elezioni amministrative.  Inevitabile chiederti che idea ti sei fatto su quanto potrà accadere.

“Guarda, oggi come oggi credo che chiunque andrà ad amministrare il paese, non sia dotato degli strumenti necessari per dare una svolta significativa. Il problema vero, qui, non è fare il sindaco e chi debba ricoprire questo ruolo prestigioso e delicato, quanto piuttosto la pochezza culturale di questa realtà. Noi abbiamo un paese dove manca l’educazione civica, non c’è più il senso delle istituzioni, non c’è più nulla. Insomma, domani mattina puoi ritrovarti come primo cittadino anche il miglior manager, ma questi non avrà la possibilità di imporre una linea. Vedi, se qua non si cambia prima la testa della gente, non si va da nessuna parte. Noi stessi siamo riusciti a fare il Premio Ischia ed ottenere questo ampio riscontro internazionale, perché lo organizziamo e pianifichiamo lontano dall’isola. Vorremmo invertire la tendenza ed è per questo che dico che lo sforzo che faremo nei prossimi anni sarà quello di cercare di coinvolgere la stampa locale tutta in una giuria: in questo modo avremmo la possibilità di creare anche una cultura ed un coinvolgimento nel paese. Ischia è troppo chiusa e guarda solo a se stessa…”.

Eppure da più di mezzo secolo ospitiamo turisti provenienti da ogni parte del mondo, possibile che non abbiamo saputo apprendere il meglio o quantomeno qualcosa?

“Noi purtroppo abbiamo preso il peggio della realtà territoriale a noi più vicina. La cultura che ha avvinghiato in una morsa Ischia è della peggiore specie: invece di rifarci a quelli che sono i modelli europei, internazionali, siamo diventati… provincia di Caivano. E fino a quando noi guarderemo a quei paesini dell’hinterland partenopeo come riferimento culturale, l’isola è destinata a non avere un futuro. E poi occorre fare sinergia, capire che non si può andare più ognuno per conto proprio. Penso al Distretto Turistico: noi ci siamo mossi per primi, sempre per primi abbiamo ottenuto il decreto ministeriale. Bene, la verità è che mentre chi è arrivato dopo ha iniziato a marciare e si sta muovendo speditamente, noi siamo rimasti fermi al palo. E le cose continueranno ad andare avanti così, fino a quando due persone, dico due, non riusciranno a mettersi d’accordo su una cosa da fare. E’ necessario capire quale strada vogliamo intraprendere e percorrerla insieme”.

E invece il futuro del Premio Ischia qual è?

“Proseguire così, rimanendo lontano da politica ed ingerenze. Siamo un presidio di libertà e tale vogliamo rimanere…”

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