CULTURA & SOCIETA'

Il presepe e la tradizione contadina nella comunità di Noia

TESTO E FOTO DI IVANO DI MEGLIO

Come già ho scritto in passato, Noia è una Contrada molto vecchia, abitata stabilmente dai greci euboici almeno dal III sec. a.C. La vitalità stoica sia del luogo sacro, sia del villaggio, va legata al quel processo di ripopolamento che cominciò ad avviarsi con le prime invasioni saracene (VIII-X); ciò troverebbe conferma nei resti di antiche abitazioni e nella presenza di quella ceramica a vetrina pesante che compare verso il 780 d.C. Ma la Noia antica non si ferma qui.

Tra i frammenti di ceramiche classiche, il Monti trova frammenti paleocristiani, IV-VII sec., identici agli esemplari trovati negli scavi di Santa Restituta, in Lacco Ameno. Durante il periodo romano-bizantino, Noia aveva già allargato la coltura nei campi nelle scelte località di Bocca di Serra, sopra i pianori che si rincorrono tra la Pietra dell’Acqua ed il crinale est dell’Epomeo; le orme di quei lontani agricoltori le abbiamo lette nei frammenti di vasi e di piatti che si trovano un po’ dovunque, databili dal 150 d.C. in poi. L’abitato romano si allargava sui terrazzi a vigneti che vanno oltre il Fundus S.Andrea, fino ad affacciarsi sul dorsale dell’attuale st 270. (Don Pietro Monti: Ischia, Archeologia e Storia). Il Presepe e la rievocazione in abiti tradizionali del ‘900, colpisce lo spettatore per diversi motivi. Il principale è quello di un tuffo nel passato, in mestieri e figure ormai scomparse nella moderna società globalizzata. La lavandaia con “la pietra di sapone” e il lavaturo, mi ricordano molto le abitudini dei miei avi, nonne in primis. Il braciere (‘u ‘raciere) e ‘u ‘sciuttapanni posto al di sopra per asciugare gli abiti spesso logori e consunti dal tempo, ma comunque rabberciati per resistere ancora alle insidie del tempo che scorreva e scorre.

‘A ‘rattalana intenta a “grattare” la lana da riutilizzare per materassi e cuscini. Anche lo scrivente, da bambino, dipanava le matasse di lana con la nonna, ma manualmente e in piccole quantità; compito che ci toccava durante il periodo estivo. L’ingresso nella piazzetta somiglia molto all’ingresso nel Medioevo di Benigni e Troisi. Il novecento (e non solo) si propone in modo vigoroso e toccante. Le immagini sono precedute dal profumo delle zeppole della nonna, il cui ricordo mi provoca un bel pizzico di nostalgia (ricordo ancora il suono degli “schiaffi” all’impasto). Ancora, la donna delle nasse e dei cestini in vimini, i giochi di un tempo: nucelle, castelletto e tanti altri. Insomma, un caleidoscopio di figure, luci, colori e tradizioni, magistralmente messe in scena dall’instancabile Luigi Trofa. Alla costumista Fernanda, altra anima promotrice, e a tutti gli organizzatori, che con impegno e dedizione, portano avanti tradizioni plurisecolari, vanno onore e merito.

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