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CRONACA

IL PUNTO 365 giorni fa, l’inizio di un incubo

DI LAURA IANNOTTI

La sera del 9 marzo di un anno fa, l’ex premier Giuseppe Conte, annunciò l’inizio del Lockdown, definendo l’Italia “zona protetta”. Un periodo di 69 giorni di isolamento trascorsi nelle proprie case, che verrà per sempre ricordato per le preoccupazioni, i sacrifici, la distanza e per le nuove abitudini, che ancora oggi sembrano non volerci abbandonare. Il 2020 è stato l’anno della vita sospesa, il cui tempo sembrava moltiplicarsi ora dopo ora, un anno che bisognerebbe dimenticare, ma importante da ricordare non solo per rispetto delle vittime, oggi 387.298, ma per l’insegnamento che ci ha dato. Inizialmente la presunzione umana ci ha fatto credere di poter essere superiori a questa situazione, di poterla affrontare dandogli le spalle, ma con l’inizio del lockdown ci siamo resi conto di quanto siamo piccoli di fronte ad un mostro invisibile, che per 69 giorni ci ha tenuti incollati al televisore a guardare le immagini di un paese deserto, un cimitero colmo e operatori sanitari distrutti; 69 giorni di fiato sospeso alleviato dalla speranza di poter sopravvivere alla pandemia e di ritornare alla normalità.

Una normalità che abbiamo iniziato a toccare con mano lo scorso 18 maggio, giorno che ha segnato la fine degli interminabili 69 giorni, che seppur non rispecchia quella reale, ci sta comunque permettendo di riprendere in mano la nostra vita. In questi 365 giorni abbiamo guardato dalle finestre delle nostre case, un’isola che stava cambiando, per adattarsi a questa nuova realtà fatta di distanza, mascherine e gel igienizzante. Una realtà molto lontana dalle caratteristiche che da sempre distinguono l’isola, come il turismo, le code delle macchine ferme dietro ad un pullman colmo di persone che devono raggiungere i diversi comuni, o anche le spiagge già popolate nei mesi di aprile e maggio per prendere il cosiddetto primo sole. A un anno dall’inizio di tutto, seppur sembra che la situazione peggiori invece di migliorare, a causa dei contagi che sembrano restare invariati, e la scoperta di nuove varianti, già presenti anche sulla nostra Isola, in realtà ci sono stati passi avanti che ci hanno permesso di iniziare a vedere la luce alla fine di questo lungo tunnel così incerto, l’arrivo dei vaccini.

Il CoronaVirus ha segnato l’inizio di nuovo capitolo di questa era, di cui nessuno conosce la fine, in cui il mondo è diventato un ostaggio di questo mostro invisibile capace di farci sentire deboli, che ci porta a credere che non esista una via d’uscita e che non ci ha permesso di vivere momenti importanti e unici che non si ripeteranno mai più nella nostra vita. Ma è stato anche l’anno della riscoperta del piacere di stare in casa, anche se a volte ci sembrava essere diventata una prigione da cui evadere, l’anno della presa di coscienza, del silenzio, dei decreti e del cambiamento. Oggi 9 marzo 2021, si può iniziare a dire che le abitudini che prima del “tempo del CoronaVirus” non erano comuni, ad oggi sono e nel tempo diventeranno sempre più parte della normalità.

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