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LE OPINIONI

IL PUNTO La generazione del ‘68

Il ’68:la generazione politica/la mia generazione è stata “politica” cioè fortemente impegnata sui temi del cambiamento strutturale del modello di sviluppo economico e di assetto civile del mondo moderno. La grandissima parte del “movimento studentesco” – qui il termine è usato nel senso partecipativo – era schierata nell’area del socialismo e del comunismo internazionalisti partendo dalla considerazione condivisa che il capitalismo doveva essere superato perché in sé conteneva il vizio o peccato originale della immodificabilita del principio dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Nelle aule universitarie degli anni ’70 il tempo era dedicato più alle discussioni sui massimi sistemi che allo studio regolare. I facevo economia e commercio non filosofia.i “classici” da adam Smith a Marx erano pietre miliari. La visione da “destra” o “cattolica sociale” era di una minoranza della popolazione studentesca tuttavia altrettanto ideolicizzata. O “riforma” o “rivoluzione” le discussioni fra “colleghi” e con qualche grande “maestro” non potevano non partire che da robusti libri universitari, dalla ricerca della obiettività storica, da i valori condivisi della rivoluzione francese del 1789 di “libertà fraternità uguaglianza”.

Così la mia generazione si è formata sulla assoluta fedeltà alla repubblica, alla democrazia politica, al diritto alla partecipazione al pensiero libero al lavoro, e l’azione politica – con partiti diversi che si chiamavano – PCI. Psi pri – era tesa ad estendere le frontiere della sovranità popolare con consapevolezza culturale. La pace per l’umanità era valore assoluto come assoluta era la non violenza. Le generazioni successive hanno abbandonato la vita politica ed hanno preso atto con la globalizzazione della irreversibilita del capitalismo soprattutto nei suoi aspetti più negativi. Queste riflessioni mi sono venute alla penna vedendo le immagini dei giovani alla manifestazioni di Putin allo stadio di. Mosca. Giovani con i colori della nuova bandiera nazionale dal 1991 sul viso. Bandiere ovunque come una partita di pallone. Urla slogan. Mi è sembrato un ritorno al medio evo ed alla barbarie al tempo dei telefonini. La mia gioventù manifestava contro la guerra in Vietnam. Cantava “bandiera rossa” “l’internazionale” “bella ciao”. Si appassionava alle “mozioni congressuali” pubblicate su “l’avanti!” e sognava “l’Europa socialista” di altiero spinelli.

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