LE OPINIONI

IL PUNTO Perché non si può fare una bad godesberg italiana

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Quel congresso del 1959 della Spd in quel sobborgo di Bonn ha cambiato la storia della sinistra in Europa. Ma gli effetti di quel congresso hanno avuto effetti diversi in Italia. Da noi la sinistra si divideva in tre partiti – il Pci, il Psi ed il Psdi – ed il maggior partito era il Pci non il psi. Il Psdi – che poi avrebbe dovuto essere la versione italiana della Spd – era dileggiato dai comunisti. Memorabili i corsivi de l’unità firmati da Fortebraccio contro il Psdi ed i suoi dirigenti da Saragat a Cariglia. Nemmeno l’unificazione socialista del 1966 tra il Psi ed il Psdi scardinò la forza attrattiva del PciI per i lavoratori ed i ceti medi. Nel 1984 il Pci era il primo partito italiano. L’unificazione socialista durò tre anni. Il mio impegno politico cominciò nel 1968 per il primo ed ultimo congresso del Psi-Psdi unificati di Roma con sei mozioni. Credo che oggi dopo il voto del 25 settembre il Pd e quel che resta della sinistra si trovano ad un bivio epocale.

Bisogna che la sinistra si dia una identità un programma ed una classe Politica a livello nazionale e negli 8mila comuni italiani. Non si tratta solo di abiurare il marxsismo come a bad godesberg ma di darsi “un nome” che sintetizzi l’idea è l’azione. La Spd non cambiava nome. Sceglieva una via per il socialismo. Deve fare i conti sul “socialismo democratico e liberale” il Pd di postcomunisti e postdemocristiani e scegliere un nome con una idea ed una azione. Così i “democratici” non possono andare avanti perché i lavoratori ed i ceti medi si troveranno altre “case” avendo il capitalismo liberista vinta la guerra.

* DIRETTORE DE “IL CONTINENTE”

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