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Il Questore Giovanni Palatucci martire nella “Giornata della Memoria”

Per lo scrivente rappresenta un affettuoso onore poter ricordare l’irpino (nato a Montella il 31.05.1909) figlio del Sud, il Questore Martire e Servo di Dio dott. Giovanni Palatucci che il 10 febbraio 1945, alla giovane età di trentasei anni immolò la sua vita nel lager nazista di Dachau a difesa della vita di oltre seimila profughi e perseguitati -soprattutto ebrei-, una missione in servizio di Polizia per cui sacrificò qualsiasi progetto di farsi una famiglia. Tutta la Polizia di Stato con quella locale dell’isola d’Ischia guidata dall’autorevole Dirigente Vicequestore dott. Alberto Mannelli si stringe certamente commossa ed edificata in questa domenica 27 gennaio “Giorno della Memoria”. Con la Polizia di Stato sono ovviamente associate tutte le Forze dell’Ordine, Autorità politiche, scolastiche e militari, la cittadinanza intera sensibile al sacrificio supremo di questo esemplare figlio della “Campania Felix”, felice per la sua feconda terra e soprattutto per così grandi uomini da additare sempre nell’antologia umana per le generazioni presenti e future. I giovani credono nei testimoni, meno ai maestri. Il papà, dopo la laurea in Giurisprudenza, lo vorrebbe avvocato, ma Palatucci non se la sente: “Mi è impossibile domandare soldi a chi ha bisogno del mio patrocinio per avere giustizia”. Da Avellino viene a Moncalieri a fare il militare e nel 1936 entra nella Polizia, assegnato alla questura di Genova. Però vi resta poco per via del suo parlare schietto e della sua dirittura morale che censurano l’eccessiva burocratizzazione degli uffici e l’inerzia di qualche collega. Il regime non dimostra di gradire la critica, anche se saggia e volta a migliorare il servizio e così il coraggioso vice Commissario viene mandato al “confine” nel senso letterale, relegandolo a Fiume, città istriana oggi Rijeka in Croazia, il 15 novembre 1937. Qui si vede affidare la responsabilità dell’ufficio stranieri e così il trasferimento diventa una vera Provvidenza per tanti, soprattutto ebrei perseguitati dalle leggi razziali in vigore nei territori iugoslavi occupati dai nazisti: “Vogliono farci credere che il cuore sia solo un muscolo e ci vogliono impedire di fare quello che il cuore e la nostra religione ci dettano”e subito dimostra di saper dare precedenza alla Legge di Dio piuttosto che alle disposizioni degli uomini. A migliaia furono i perseguitati da lui soccorsi con ogni stratagemma possibile, orientandoli in particolare verso il campo di raccolta di Campagna (Salerno), dove era Vescovo lo zio mons. Giuseppe Maria Palatucci. Opera di salvataggio più intensa all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, quando Fiume venne annessa al Terzo Reich. Nominato Questore Reggente rimase al suo posto per continuare il suo prezioso e rischioso servizio (rifiutando espatrio in Svizzera), esponendosi all’inevitabile arresto della Gestapo con condanna a morte commutata alla deportazione il 22 settembre 1944 nel campo di sterminio di Dachau (Germania) con matricola 117826, ove martire morì di stenti, sevizie e sepolto in una fossa comune. Commemorato con grandi onori in Israele con una strada nella città di Ramat Gan abbellita di 36 alberi quanti gli anni del Martire; nel 1955 è stato proclamato “Giusto d’Israele” e Medaglia d’oro al Merito civile nel 1995 dal Presidente Scalfaro; il 9 ottobre 2002 è ufficialmente aperto processo di beatificazione del Servo di Dio e il Papa San Giovanni Paolo II, in occasione della cerimonia ecumenica Giubilare del 7 maggio Duemila, lo ha annoverato tra i Martiri del XX secolo.

*Pasquale Baldino – Responsabile e promotore diocesano Cenacoli Mariani, docente Liceo, poeta (email: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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