CULTURA & SOCIETA'

IL RACCONTO Aphtodite, lo spumante che viene del mare

DI ARIANNA ORLANDO

Aphrodite, creato da Tommasone vini, è uno spumante color del giorno, terrestre e marino, sfrontato nel dinamismo eccitato della sua effervescenza. Condotta da Luciano Pignataro e accompagnata da Lucia Monti e Giuseppe Andreoli, la presentazione di Aphrodite, an underwater wine, è avvenuta nell’amena cornice del palio di Tommasone Vini, immerso a sua volta nel panorama lacchese. Aphrodite è stato raccontato come un’avventura entusiasmante a cavallo tra il percorso del giorno e della notte che all’uva può essere concesso. Per percorso del giorno intendiamo infatti la naturale, ancestrale ed ereditata attitudine di elaborare il vino sulla terra e per percorso della notte intendiamo invece quello nuovo, eccentrico ed ereditabile di elaborare il vino nelle profondità marine.

Aphrodite viene dalla terra perché è figlio diretto di biancolella e forastera ma, come la dea della bellezza e dell’amore, proviene dalle acque perché il suo affinamento è avvenuto nel segreto delle acque della baia casamicciolese a 40 metri di profondità rispetto alla superficie del mare, ed è giaciuto lì silenzioso e mobile per 24 mesi circa. Risalito sulla superficie, da eroe temerario, si mostra nella sua armatura forgiata dai segni del mare: è la bottiglia che lo contiene a portare su di sè la scrittura del tempo passato sott’acqua. L’etichetta di Aphrodite, nata in collaborazione con l’accademia delle belle arti di Napoli, presenta una creatura a confine tra mare e terra nel tentativo di rinforzare anche solo con il potere delle immagini il senso del legame tra mare e terra di questo spumante “che realizza il sogno di una sperimentazione”. Il sogno di Aphrodite nasce dal desiderio di stimolare una produzione vinicola antica che Lucia Monti ha ereditato dal nonno “Tommasone” prima e dal padre Antonio poi, fino a lei che riconosce nella collaborazione con Giuseppe Andreoli il motore acceso dell’azienda di cui è protagonista. E l’affidamento sott’acqua, a 40 m di profondità, è una sfida piena di energie e di potenzialità che si sono rese evidenti alla presentazione quando i someliers hanno versato due vini diversi in due calici e hanno chiesto di sperimentarne l’essenza e il gusto. Quei vini erano Aphrodite e il suo gemello di terra ed entrambi hanno stupito generando conoscenza e soprattutto stupore. Di fronte a quella bellezza contenuta in una pancia di calice, di fronte all’ebbrezza liquida che abbiano ricevuto in dono bacchico, davanti alla riconoscenza di essere sul serio figli di eubei, siamo tornati creature del VII secolo a.C. che, di fronte alla coppa dicono:«Νέστορος [εἰμὶ] εὔποτον ποτήριον ὃς δ’ ἂν τοῦδε πίησι ποτηρίου αὐτίκα κῆνον ἵμερος αἱρήσει καλλιστεφάνου Ἀφροδίτης» «Io sono la bella coppa di Nestore; chi berrà da questa coppa sarà preso subito dal desiderio di Afrodite dalla bella corona».

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