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«Il referendum non è l’apocalisse fra il bene e il male»

«Il dibattito politico, quando incarna il mero confronto tra le diverse ideologie, può essere uno strumento condivisibile e fruibile per gli elettori. Ma la realtà che traspare dai diversi incontri-scontri televisivi ci mostrano come il vero significato della riforma sia stato fortemente distorto, al punto che il referendum sembrava quasi un voto pro o contro l’attuale primo ministro Renzi. Non è così, perché una riforma costituzionale di questa portata affonda le radici in decenni di dibattiti, ma soprattutto avrà effetti molto importanti nei prossimi anni: se passa, infatti, l’assetto istituzionale italiano verrà profondamente modificato; se non passa, invece, saranno necessari diversi anni per riformulare una nuova proposta. Che cosa possiamo fare noi elettori? Sicuramente informarci, studiando bene la proposta del sì e quella del no. Per la complessità dei tanti argomenti, c’è bisogno di leggerle e rileggerle. La conclusione è che il referendum non è “l’apocalisse” fra il bene e il male assoluti, ma dovremmo valutare con premura se questa riforma può favorire nuove opportunità strutturali ideologiche, politiche ed economiche per l’Italia. Questo per tentare di stabilizzare e incentivare gli equilibri socio-economici che generano benessere quando sono condivisi in armonia,  per noi e i nostri figli, indipendentemente dalle opinioni dei leader».

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