Il santo e l’illustre professore, ovvero il diavolo e l’acqua santa. Profumo di San Giovan Giuseppe a Ischia ponte tra mistica e cultura
La storia recente ci consegna un “atto di ammirazione” scritto di edoardo malagoli ateo e lontano da chiesa e preti ma influencer della “meglio gioventu’” studentesca ischiitana

Sabato prossimo 22 febbraio la Sacra Urna dorata che contiene le spoglie mortali di San Giovan Giuseppe della Croce sarà trasferita per l’annuale translazione dalla Chiesa conventuale di Sant’Antonio alla Mandra alla Chiesa Santuario dello Spirito Santo a Ischia Ponte. L’iniziativa della “passation” è intrapresa in occasione dell’inizio del novenario in onore del Santo Concittadino, in vista anche dell’attesa prossima giornata festiva del 5 marzo ove si celebra e si festeggia nell’intero Centro Storico e non solo, la solennità di “Frate Cento Pezze” e la ricorrenza della sua morte, avvenuta in Napoli il cinque di marzo del 1734.
Quindi aria di festa nell’antico Borgo di Celsa luogo natio di Carlo Gaetano Calosirto, e per la Chiesa e per i devoti ischitani vicini e lontani San Giovan Giuseppe della Croce. La premessa, per introdurci nella descrizione e riproposta del seguente argomento attinente l’articolo-ammirazione storico del non credente defunto Prof. Edoardo Malagoli sulla umanità del nostro Santo concittadino San Giovan Giuseppe della Croce. Nel lontano aprile del 1989, a commento di una straordinaria conferenza del prof. Romeo De Maio, scomparso il 17 settembre del 2018, promossa dalla sezione di Ischia del Circolo Sadoul, animato dall’allora nostro amico, l’indimenticabile e colto Tonino della Vecchia, sulla mitica e santa figura di San Giovan Giuseppe della Croce, tenutasi al Jolly Hotel di Porto d’ Ischia,oggi Grand Hotel Re Ferdinando, ci venne l’audace idea di chiedere al prof. Edoardo Malagoli, presente al convegno, di scrivere un articolo per noi Lubrano.
Articolo, che avremmo pubblicato sul nostro giornale Ischia Mondo del tempo, qualche settimana dopo, essendo il giornale stesso, mensile e per nostra fortuna, nelle grazie dell’illustre professore. Il quale di tanto in tanto ci onorava della sua collaborazione con scritti preziosi. Uno di questi, fu proprio quello che in esclusiva pubblichiamo e con piacere riproponiamo oggi ai lettori de Il Golfo, qui, nella nostra rubrica “La Nota della Domenica” , dove Edoardo Malagoli, secondo una sua “Più profonda visione storica” ci parla della “Umana vicenda di San Giovan Giuseppe della Croce”.
A riguardo, dobbiamo aggiungere che quando gli formulammo la richiesta, non senza il timore di vedercela respinta a causa del particolare argomento in discussione ed anche per la sua nota laicità ed estraneità alle vicende della chiesa cattolica con i suoi preti e santi della storia, l’esimio professore ci sorprese (Malagoli insegnò alle giovani generazioni passate della sua scuola a Ischia l’ateismo più ostinato influenzando molti giovani suoi studenti tanto che questi pendevano dalle sue labbra, allora come ancora oggi, quando sostengono di essere non credenti o…quasi). Per prima cosa ci domandò per quale motivo glielo chiedevamo con tanta remissività e cautela come se già fossimo a conoscenza di una possibile risposta non positiva. In quella occasione il Prof. Malagoli, ripetiamo, ci sorprese per davvero, perché fu brillante ed allo stesso tempo signore, di quella straordinaria signorilità nota a tutti e che solitamente dimostrava quando lo si ascoltava nelle sue dotte conferenze e negli incontri con suoi ex studenti, colleghi professori, amici artisti e gente comune. Malagoli, senza esitare, ci guardò negli occhi e con un sorriso che ci aprì il cuore, ci rispose: “Volentieri. Il vostro Santo è un fenomeno di espressione umana che mi colpisce. Sono qui alla conferenza del Prof. De Maio con animo sereno e desiderio di conoscere. Vediamoci fra qualche giorno a casa mia…”
Il prof. Edoardo Malagoli, viveva a Forio d’Ischia in una graziosa villetta in via Spinavola, 56 immersa nel verde e nel silenzio tipico per chi pensa e crea. Raggiungemmo Casa Malagoli in compagnia del collega ed amico Almerico Di Meglio. L’accoglienza fu magnifica. Il Professore ci intrattenne per oltre due ore. Parlammo di scuola, di politica locale, di giovani, di ambiente, della sua passione per la canoa, del mare e di San Giovan Giuseppe, il tema insolito che lo impegnò a scrivere del nostro Santo Concittadino, di cui gli ischitani sull’isola, in Argentina (Mar del Plata) e in California (San Pedro) nutrono una grandissima devozione. L’articolo richiesto, il professore l’aveva scritto e ce lo consegnò in busta chiusa. Evidentemente, per non far disperdere quello spirito mistico contenuto nelle sue parole che il Professore aveva scritto per noi.
Foto Giovan Giuseppe Lubrano antoniolubrano1941@gmail.com








