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Il Savio. Anzi. A no

di Graziano Petrucci

La Legge di stabilità per il 2016 avrà effetti a decorrere dal primo gennaio con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Tra le novità che potrebbero metterci in linea con gli altri paesi dell’Unione Europea, c’è la possibilità di pagare con bancomat e carte di credito gli importi inferiori ai 30 euro. Per intenderci, potremmo saldare il caffè o il pacchetto di gomme attraverso il POS. Si tratta di una novità poiché nel nostro paese – secondo Alessandro Perego, direttore scientifico degli osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano – si ha la sensazione che tirare fuori la moneta elettronica sia un atto ostile e si vive nella certezza che il bancomat, come la carta di credito, da noi possa essere usato soltanto per importi elevati. Si tratta evidentemente di una deficienza nella nostra percezione che l’emendamento proposto dal Pd tenta di colmare eliminando la soglia minima sotto alla quale, prima, non era possibile usare la moneta digitale. Una scelta saggia che ridurrà lo spazio e l’uso dei contanti e favorirà l’uscita di un «nero» troppo spesso tollerato pure sull’isola. Si tratta di un cambio culturale che dobbiamo organizzarci ad accettare e incoraggiare. A pensarci il problema sta proprio qui. «Cambiare» non rappresenta per noi, non lo è mai stato, un verbo con il quale andiamo molto d’accordo. Si tratta, in fondo, di mutare il rapporto di trasmissione con la realtà che ci circonda e migliorare la condotta, combattendo tra le altre cose l’evasione fiscale, e per conseguenza rendere superiore il tenore di vita. Siamo un po’ riluttanti quando si tratta di intercettare ipotesi di trasformazione o c’è necessità di adottare nuovi modelli, perciò dobbiamo imparare a essere più elastici. E questo è un altro problema se siamo delicatamente oppressivi con modi di vivere in cui il progresso è la parte principale e pensiamo, sbagliando, che potrebbe sconvolgerci la vita. Ricordo chi si diceva preoccupato su come sarebbe peggiorata la società, durante il passaggio dalla lira all’euro. Non possiamo dire di navigare in un’economia all’avanguardia – per l’Eurostat, l’Italia stenta a recuperare ed è la peggiore tra i big dell’Europa- ma chi si lamentava è stato smentito dalle nuove abitudini e i calcoli di «cambio», oggi, riescono a farli tutti. Per certi versi una saggezza acquisita un po’ alla volta, senza fretta, ci ha permesso di sostituire la paura iniziale con un’abitudine diversa e funzionale. Ciò che invece mi preoccupa molto è l’assenza di rispetto dell’altro che è ancora diffuso. Le fa compagnia la mancanza di educazione che in certi ambienti si fa palese mentre al contrario non dovrebbe esserlo e la resistenza ottusa a ogni critica. Non posso dire di nutrire forti speranze di cambiamento specie se si tratta di primati colpiti da invidia penis per i quali, a trovarmeli di fronte, mi sento in imbarazzo sebbene anche loro siano classificati come individui. Magari, alcuni di questi, dicono di lavorare per il bene comune, tronfi di ambizione. E lo fanno immersi in ruoli di dirigenza o indossano la fascia da primo cittadino oppure sono nella loggia dei consiglieri comunali a distribuire bromuro agli uccelli che volano dolcemente, farli venire giù, renderceli amari e infilare dita sporche di marmellata in piaghe aperte come la maleducazione. Sembrerebbe che pure il consigliere di Del Deo a Forio, Mario Savio, sia tra questi. Qualche giorno fa avrebbe assalito uno degli attivisti dell’associazione «Noi siamo Nessuno» urlandogli «Che cazzo fai, sei ricchione e non lo sai!». Le parole riportate da Manuel, l’attivista aggredito, sul suo profilo Facebook ci rendono una fotografia triste e le speranze di «cambiare» escono dalla scena sostituite dalla certezza che una puntata di «Amici» salverà il mondo. Il consigliere Savio avrebbe reagito così a causa di un video satirico a lui indirizzato mentre l’autore passeggiava per le strade di Forio. Se fosse vero, e non sembrano esserci motivi per cui dubitarne, non sembrerebbe munito di «savio» in zucca. Si tratta di una cosa grave se pensiamo che parliamo di un esponente politico che, in un’intervista, non solo ha minimizzato l’accaduto, ma ha pure affermato che fra tre anni, chi ne avrà voglia, avrà «i diritti di candidarsi». Insomma una sorta di nulla osta del Papa. Ancora più grave se, parlando dell’amministrazione di cui fa parte, dice che «nel 2015 la compagine amministrativa ha trovato il “bando” della matassa». Per compiacere i grammar-nazi si dice “bandolo”, cioè il capo del filo con cui inizia e finisce una matassa. E intanto che il presidente di «Noi siamo nessuno», Gigi Lista, gli risponde che «non hanno trovato il “bando” di gara per il porto di Forio» penso che Savio con il suo comportamento abbia affermato un principio che rischia di limitare ogni cambiamento. Ossia a ogni educazione corrisponde l’arroganza dall’ego ipertrofico e l’inazione uguale e contraria e ci deve essere un motivo se ci meritiamo certi uomini involuti che ci fanno rimpiangere il fascino di King Kong.
mario-savio

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