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Il sogno (e il naufragio) dell’avamporto ischitano

Di Antonio Lubrano

Ci agganciamo al noto  titolo di un fortunato album di canzoni del cantautore romano Renato zero  “Il Coraggio delle idee”, frase-slogan non proprio inedita,  per  meglio significare e ridare forza e slancio a quell’audace  idea, manco a dirlo,  che ebbe lo storico precursore del turismo ischitano degli anni ’60, Vincenzo Telese, sindaco di Ischia per oltre un ventennio e Presidente dell’Evi (Ente Autonoma per la Valorizzazione dell’Isola d’Ischia) in quel tempo allorquando, da una posizione decisamente privilegiata , ebbe l’intuito che al porto borbonico già in fase di avanzato sviluppo, potesse servire e risultare utile un avamporto di appoggio logistico.  Telese, che presiedeva un autorevole  ente pubblico  istituzionale  di sviluppo  turistico dell’isola al di sopra dei  singoli Comuni, sapeva guardare  lontano e si affidava appunto al coraggio delle sue idee per vederle realizzate nel proprio  paese che amava al di sopra di ogni cosa. Fra le tante iniziative, fra opere pubbliche  e di carattere sociale,puntò il dito su qualcosa di rivoluzionario per quei tempi: creare un altro porto davanti al già esistente porto di Ischia, che i tecnici a cui fu affidato il compito di redigere un primo progetto di massima, chiamarono avamporto. Correva l’anno fra il 1963 ed il’64, quando Telese riunì a Roma nell’suo ufficio dell’Enit i sei sindaci dell’isola che a quel tempo erano Umberto Di  Meglio per Ischia, Antonio Castagna per Casamicciola, Vincenzo Mennella per Lacco Ameno, Giovanni Mazzella per Forio, Pietro Carlo Mattera per Serrara Fontana  e Giovanni Di Meglio per Barano. A quello storico incontro romano Telese che si fregiava di due titoli di Commendatore e Grand Ufficiale,consegnò a ciascuno dei  presenti un  documento  con la seguente intestazione: Il Coraggio delle idee – un moderno avamporto per Ischia,  e giù di lì fino alla fine del foglio, la descrizione del progetto che avrebbe stravolto e migliorato  il lato sinistro della vecchia Pagoda e la zona delle fornaci vicine fino a creare un novo e funzionale assetto della location con relativo sbocco stradale di congiungimento con la statale 270 che porta ai centri degli altri comuni isolani. Ai sindaci l’idea di creare un nuovo banchinaggio protetto da un lungo molo frangiflutti al fine di incrementare  e distinguere gli approdi  in previsione anche di nuove navi, aliscafi e natanti da diporto in arrivo, parve straordinaria, di possibile fattibilità ed innovativa per il tipo di turismo che si andava impostando. Perfino lo stesso   Umbero Di Meglio che non andava d’accordo e d’amore con Telese diede il suo parere favorevole. In sostanza  l’ordinamento del  traffico marittimo in via di espansione su Ischia, andava seguito ed incoraggiato anche in questo senso. Ma Antonio Castagna sindaco di Casamicciola,unico fra i suoi colleghi, si dimostrò subito contrario al progetto di Telese, avanzando dubbi e perplessità che potevano apparire anche fondati se il Castagna non fosse stato “scoperto” a preservare e difendere gli interessi del suo Comune che sognava il proprio porto turistico e commerciale dell’immediato futuro, in segreta concorrenza con quello più accreditato di Ischia capoluogo.  In realtà, sia Telese che Castagna  erano lungimiranti: il primo pensava ad una Ischia capofila per un turismo nuovo ed organizzato, capace di partire e proseguire alla grande  dal Porto d’Ischia  e servire l’intera isola, mentre il secondo, ossia  Antonio Castagna, volgeva le sue attenzione esclusivamente al nuovo porto di Casamicciola a vocazione commerciale e non solo che di lì a poco doveva nascere avendo, egli democristiano di ferro,  dalla parte sua quella Cassa del Mezzogiorno che finanziava opere pubbliche soprattutto di richiedenti “amici” con il supporto del Genio Civile alle Opere Marittime. Fra  i due fu battaglia politica nel loro stesso partito della Democrazia Cristiana dell’epoca  per alcuni anni,  fino a quando Telese non gettò la spugna dando partita vinta a Casamicciola, che ebbe il porto commerciale ed anche turistico a discapito  del telesiano avamporto di Ischia ideato , già a quel tempo con buone ragioni dal pioniere del turismo isolano.  Buone ragioni, per altro,  che a parer nostro e non solo nostro, valgono ancora oggi più che mai, se si pensa a quello che accade nei mesi di punta della lunga  stagione turistica nel nostro Porto con navi di stazza superiore alla reale tenuta e capacità dell’ex lago borbonico di Villa dei Bagni. Un avamporto dalla parte della Pagoda  e delle vecchie fornaci, così come l’aveva in mente il mai abbastanza stimato Vincenzo Telese negli anni ‘60, con qualche accorgimento in più dell’ingegneria marittima moderna, risolverebbe oggi  nell’attuale porto d’Ischia annosi problemi di intasamento e praticità, lasciati languire  per troppo tempo, in forma stabile, per negligenza ed anche  impotenza, laddove si è dato spazio a qualche sporadico intervento di opportuna correzione. Quindi un avamporto a supporto del nostro storico porto d’Ischia ? E perché no. L’impresa varrà sicuramente la spesa.

Antoniolubrano1941@gmail.com

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