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Il Tar respinge il ricorso, Ambrosino resta sindaco di Procida

I giudici della II Sezione bocciano l’atto proposto dal candidato Michele Scotto, compensando le spese processuali: svolte nell’assoluta regolarità le elezioni dello scorso settembre

I giudici della II Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (presidente Paolo Corciulo, consigliere estensore Carlo Dell’Olio, primo referendario Antonella Lariccia), confermando quelli che erano pronostici ed avvisaglie della vigilia, hanno respinto il ricorso che era stato presentato da Michele Scotto – rappresentato dagli avvocati Orazio Abbamonte e Luigi D’Angeiolella – contro Comune di Procida, Ministero dell’Interno e Prefettura di Napoli con il quale si chiedeva l’annullamento “delle operazioni per l’elezione del sindaco e del Consiglio Comunale del Comune di Procida tenutesi nei giorni 20 e 21 settembre 2020” ma di conseguenza anche “della proclamazione degli eletti a sindaco e consiglieri comunali del Comune di Procida contenuta nel verbale dell’adunanza dei presidenti di sezione del 22 settembre 2020; della delibera di consiglio comunale di Procida di convalida degli eletti del 9 ottobre 2020; di tutti i verbali delle sezioni elettorali del Comune di Procida del 20 e del 21 settembre 2020; delle eventuali operazioni di revisione delle liste elettorali compiute dal Comune di Procida al fine dell’allargamento della base elettorale; di ogni altro atto presupposto, connesso o comunque lesivo per il ricorrente”.

IL NODO DEI PROCIDANI RESIDENTI ALL’ESTERO

La lettura del dispositivo boccia praticamente nell’interezza l’impianto del ricorrente, che potrà in ogni caso ancora giocarsi la carta del Consiglio di Stato. Viene innanzitutto disattesa l’eccezione formulata dalla difesa attorea relativa alla memoria presentata lo scorso 23 dicembre, con cui si deduce la presunta tardività della produzione documentale depositata dalla difesa del Comune di Procida il 18 dicembre 2020. Respinte al mittente anche presunte irregolarità legate agli avvisi da spedire con le cosiddette cartoline AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) su cui pure i giudici sono perentori scrivendo che “le cartoline spedite ai cittadini AIRE sono state in totali 533 su 544 iscritti in quanto, come certificato dall’ufficio elettorale comunale con nota prot. n. 22017 del 15 dicembre 2020, 11 nominativi risultavano irreperibili. Contrariamente a quanto obiettato nelle memorie difensive del ricorrente e dell’intervenentore ad adiuvandum (l’attuale consigliere di minoranza Menico Scala, ndr) tali distinte con annessi elenchi non devono considerarsi inattendibili per la mancata apposizione, in alcuni casi, delle timbrature di partenza del Comune di quelle di accettazione dell’ufficio postale giacchè tutte recano le stampigliature necessarie a ricostruire la quantità delle cartoline inviate (si ripete, complessivamente ammontanti a 533), la data di partenza delle medesime (24 agosto 2020), i soggetti destinatari con relativi indirizzi e le zone di destinazioni (Europa e altri continenti)”.

NESSUNA VIOLAZIONE DELLA SEGRETEZZA DEL VOTO NELLA SEZIONE 10

Analogamente, fanno notare i giudici, contrariamente a quanto lamentato da Michele Scotto “nella sezione 10 non si è concretizzata alcuna violazione del principio di segretezza dei voti espressi in quanto l’apertura anticipata delle urne comunali e regionali è avvenuta dopo lo svolgimento delle operazioni di voto e per consentire il recupero di alcune schede referendarie indebitamente inserite in tali urne, senza che, però, il seggio abbia proceduto all’apertura di alcuna scheda in modo da anticipare anche lo scrutinio dei voti comunali e regionali”. E non finisce qui perché il collegio giudicante fa chiarezza e boccia anche un altro dei motivi del ricorso. Lo fa quando scrive che “l’assunto che negli ultimi mesi precedenti alle elezioni siano stati artatamente inseriti negli elenchi dell’elettorato attivo circa 200 nuovi residenti, in modo da gonfiare indebitamente la base elettorale a prescindere dalla doverosità delle revisioni ordinarie semestrali, è smentito per tabulas dalla certificazione acclusa alla nota comunale n. 19260 del 30 ottobre 2020 nella quale si attesta che i nuovi residenti iscritti nel Comune di Procida ammontano in tutto il 2020 a 177 unità e sono sostanzialmente in linea con la quantità della nuove residenze iscritte nei cinque anni precedenti”. Così come secondo i magistrati gli accertamenti effettuati dai consiglieri di minoranza sulla presunta irregolarità di 116 nuove pratiche di trasferimento di residenza a Procida “non posseggono alcun crisma di ufficialità” e finiscono col tradursi “in mere illazioni di parte e non appaiono peraltro intrinsecamente convincenti”.

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I GIUDICI IMPLACABILI: DA BOCCIARE TUTTE LE CENSURE ARTICOLATE

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I giudici della II Sezione del Tar ancora sottolineano che “come risulta dalle emergenze processuali, l’amministrazione comunale non appare aver indebitamente ostacolato l’esercizio del voto domiciliare da parte dei richiedenti ma anzi si è diligentemente attivare ad arrivare i diretti interessati a presentare la relativa istanza”. Il collegio rincara la dose aggiungendo che “vanno complessivamente disattese in quanto inammissibili le rimanenti censure articolate nei motivi aggiunti con cui si formulano addebiti ulteriori occasionati dalle evidenze istruttorie spontaneamente prodotte dall’amministrazione comunale nel corso del giudizio, addebiti consistenti essenzialmente nell’illegittimo inserimento nella base elettorale di ulteriori 70 nuove residenze e di un defunto, nell’irregolare espletamento delle revisioni straordinarie dell’elettorato attivo, nell’irregolare verbalizzazione delle votazioni domiciliari, nell’incongruenza dei contatti riportati nei verbali sezionati quanto al voto domiciliare ecc.”. Da qui la decisione di respingere il ricorso compensando le spese processuale. Dino Ambrosino e la sua maggioranza, dunque, restano in sella.

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