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“Il teatro non piace agli ischitani? Diamo perle ai porci…”

di  Antonio Lubrano

Ischia ha vissuto il teatro con entusiasmo  e partecipazione, grazie alla presenza sull’isola di una decina di filodrammatiche in continua attività. Questo però accadeva alcuni anni fa, quando le suddette filodrammatiche si esibivano sul palco del Cine.Teatro Excelsior di via Sogliuzzo a Ischia, alternandosi l’una all’altra in una sala solitamente piena in ogni ordine di posto. Il pubblico ischitano vi accorreva perchè provava sano ed immediato divertimento. I lavori teatrali, di cultura popolare, entusiasmavano e ti lasciavano di  buonumore soprattutto dopo lo spettacolo. Oggi che si ha una sala teatrale tutta propria, messa a disposizione dall’amministrazione comunale locale dopo una battaglia di persuasione e di conquista condotta con ammirevole impegno dall’attore. regista teatrale ischitano Enzo Boffelli, in nome del teatro a Ischia più vivo che mai, le cose purtroppo, non vanno per il verso desiderato. I lavori teatrali mandati in scena nell’ambito del Premio Aenaria al Polifunzionale, sono senza dubbio interessanti. La loro matrice culturale, è più da teatro d’essai che da commedia vista, goduta, applaudita  e basta. Ci si chiede il perchè  di tanto flop alle rappresentazioni dei sabato sera con compagnie teatrali che vengono da fuori. La risposta è semplice e spontanea: la gente, quella che dovrebbe riempire per intero la sala, non si diverte. Tutti coloro a cui piace andare a teatro non sono dotati degli stessi identici gusti. C’è chi stravede (la maggioranza) per la commedia popolare fatta di brio, scioltezza, comicità, inciucio e chi invece ama il lavoro teatrale impegnato, di denuncia e ideologicamente etichettato come se lo immagina l’autore, c’è chi preferisce il varietà, le canzoni, la mossa, lo spogliarello (altra maggioranza) e chi invece gradisce  lavori teatrali d’essai per un pubblico da dibattito tipo quello che frequenta… il circolo Sadoul, per intenderci. Non si può pretendere di riempire la sala richiamando un pubblico al completo ma con piacenze differenti. Il teatro è divertimento, se viene a mancare questo elemento fondamentale, diventa noia. E’ vero, la rassegna Aenaria al Polifunzionale sta offrendo lavori teatrali di rilievo, però scarsamente seguiti, per via anche del fatto che le compagnia “straniere” non portano pubblico locale a sufficienza, per lo più fatto di famigliari degli attori ed amici, ed amici degli amici. Ma  sia chiaro, non per questo va detto e scritto da parte del “portavoce” della rassegna che”Il Premio Aenaria e Ischia Teatro sono perle ai porci”. Questa è un’offesa gratuita che la si sbatte in faccia agli ischitani con estrema leggerezza e buona dose di irresponsabilità. Gli ischitani  vanno a teatro, dimostrandolo in tante occasioni ed anche in epoche passate. Quindi l’offesa va rispedita a chi l’ha pronunciata. Quindi, al di là di ogni gratuita polemica,  se è tempo di teatro, oggi come ieri, è tempo anche di ricordi, che pare però, i commentatori contemporanei  si  limitano a rinverdire riproponendo sole testimonianze  di un passato, diciamo così, recente , dimenticando o ignorando frammenti di storia con  ricordi di un altro teatro appartenente ad un passato un poco più lontano, ma non troppo. Mi riferisco con naturale nostalgia, al tempo indimenticabile  della  Fisalugo, Compagnia Teatrale San Luigi Gonzaga di Ischia Ponte, diretta concorrente della Filodrammatica Don Bosco a Porto d’Ischia degli anni ’40 e ’50. La Fisalugo, denominazione originale, partorita dalla mente creativa di un giovane Sparaspilli (scomparso lo scorso anno a poco più di 94 anni),  era parte viva ed integrante del locale Circolo di Azione Cattolica dell’epoca, guidata da una triade di padri spirituali  di tutto rispetto, che a quei tempi, all’ombra del palazzo vescovile, andava per la maggiore, e cioè: don Liberato Morelli, don Vincenzo Cenatiempo e don Vincenzo Scoti, giovani sacerdoti di un attivismo multiforme ed accattivante tra i giovani del vecchio Borgo di Celsa. Al di sopra di tutto e di tutti, dominava con benevola e paterna autorità la bella figura del vescovo in carica, Sua Ecc. Mons. Ernesto De Laurentiis, primo sostenitore di quella seguita ed apprezzata attività teatrale.  La storia della Fisalugo e di chi la rappresentò nell’arte della recitazione dilettantistica, non è stata di lunga durata, come quella della consorella Don Bosco; ma il suo impegno fu intenso e sentito, tanto che, chi vi appartenne, compreso il sottoscritto, si sentì protagonista  di un momento di vita esaltante, che si è portato dietro per tutta la propria esistenza,  e ne avverte ancora il richiamo. Si incominciò a lavorare nell’apparente calma e serenità del dopo guerra, esibendosi nella  sala d’ingresso dell’Episcopio (Seminario), messa a completa disposizione dal  buono e disponibile Vescovo  De Laurentiis. I cavalli di battaglia che attiravano folla e personificavano gli attori  locali, fino ad essere identificati  nella vita privata di tutti i giorni, per il ruolo che nel lavoro teatrale  ricoprivano, erano “La Cantata dei Pastori”, “Morte e Passione di Gesù – INRI)  e la commedia musicata e cantata dal curioso nome “Ma Chi E’”. I primi a calcare il palcoscenico della Fisalugo, furono Giovanni Lauro (Sparaspilli), Ciccio Massana, Valentino Barile, Ippolito Scoti, Giovan Giuseppe Scoti, Giannino Lauro, Michele Trani (il Benino nella Cantata dei Pastori), Giovanni Mazzella, Giovan Giuseppe Cervera, che successivamente, insieme  allo stesso Sparaspilli, passò al Don Bosco a dare man forte ai vari Giannino Messina, Eduardo Canestrini, Rita Assante, le sorelle Mira, Rosaria Buono, Rocco  Lombardi, Mario Di Liddo, Vincenzo Taliercio e  Giannino Barile.

Chiuso il primo ciclo, presso la Fisalugo se ne aprì un altro, più organizzato soprattutto in considerazione del ritorno in Filodrammatica  di Giovan Giuseppe Cervera in veste di attore e principalmente di regista, con lo pseudonimo di X.C. Il Gruppo volle darsi  un volto più omogeneo e legale, trasformandosi in Associazione  con un presidente, un segretario, un tesoriere, un direttore artistico e tanti soci con un statuto proprio. Furono invitati personaggi nuovi a far parte di un progetto ambizioso e sconvolgente per le normali aspirazioni di una Fisalugo sulla via del rilancio professionale ed operativo. Entrarono nel Gruppo don Peppino Conte, commerciante nominato subito presidente, Franco Matarese, nominato segretario, Mariano Lanfreschi, Giogio Sorice, Giovanni Gialvini, Antonio Di Costanzo, Rino Gamboni. Si allungò la lista degli attori invitando perfino donne che all’epoca erano tenute lontano per una forma di discutibile proibizionismo e di eccessiva riservatezza. Negli anni precedenti, il ruolo della Madonna della “Cantata dei Pastori”,  e nella “Morte e Passione di Gesù” era ricoperto da un uomo (Ippolito Scoti). Finalmente dopo, i padri spirituali Morelli, Cenatiempo e Scoti, si sciolsero un po’ ed acconsentirono che  nel ruolo della Madonna potesse essere chiamata una donna. Fu così che entrarono in Filodrammatica, Maria Artiano, Liberina Di Leva, Maria Di Meglio, Tina Carcaterra, Libera Eletto, Maria Castaldi, Maria Pilato. Ormai la Fisalugo aveva definitivamente rafforzato  i suoi ranghi, e poteva partire con un programma di rappresentazione più ampio e continuativo. Si Allestirono e si presentarono al pubblico  lavori teatrali come “La battaglia di Sefata “, “Le Furberie di Scapino”, “La Luce”, “La Danza della Morte” con la interpretazione magistrale  del presidente della filodrammatica Peppino Conte, “Il Menestrello della Morte” quasi un musical  interpretato da due ragazzi di Ischia Ponte Tonino Artiano e Vincenzo Grimaldi, dotati di due voci bianche  che commossero la platea, “La Partita a Scacchi” con Franca Conte e Rino Gamboni ed in fine il “Ficcanaso”, studiato e concertato, ma mai rappresentato. Nel ruolo principale di Esterino era stato designato il sottoscritto.

 

 

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