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IL TERREMOTO LE HA RISPARMIATE MANI SACRILEGHE LE HANNO DISTRUTTE

Di GINO BARBIERI

Quando  il vice presidente del Consiglio Di Maio strepita per l’abusivismo edilizio isolano, quando il magistrato De Chiara minaccia fulmini e saette contro gli speculatori del mattone ischitano, quando il Corriere della Sera ci fa una “chiavica” perché ci mettiamo sempre fuori dalle regole, insofferenti alle leggi e ai regolamenti, allora bisogna convenire che noialtri Ischitani siamo votati ad un perenne pubblico ludibrio e non bastano le “nostre difese” –a volte appassionate e documentate, a volte maldestre e prive di sostegno- per salvare la faccia e il decoro irrimediabilmente compromessi.

L’ultima, in fatto di regole  edilizie infrante ci viene dal Maio, l’epicentro del sisma del 2017 e attiene a un edificio sacro che per il passato ha svolto una importante funzione religiosa e sociale trattandosi di una Confraternita l.aicale, che affonda le radici nel Cinquecento,  andata distrutta nel terremoto del 1883 e “sopravvissuta” in parte all’ingiuria della natura e degli uomini grazie ad alcuni ruderi conservati dai proprietari come cimeli storici, architettonici e di pietà religiosa. Trattasi dell’Oratorio di Santa Maria della Pietà costruita nel 1616 dai compatroni dei “bracciali” (contadini) e dei montanari di Casa Nizzula  a pochi metri dalla Parrocchia di Santa Maria Maddalena, anch’essa andata distrutta completamente nell’apocalittica notte del 28 luglio 1883.

Gli archi in pietra locale, perfettamente conservati (vedere foto) erano visibili, fino a qualche mese fa, dalla piazza e si aspettava il momento favorevole per creare “un’isola monumentale”  nel contesto dell’arredo urbano del Maio da portare a compimento di pari passo con i lavori di ricostruzione del tessuto urbano gravemente compromesso dal terremoto. Ciò non è più possibile realizzare, perché una costruzione per civile abitazione (ancora in corso d’opera) ha occupato il sedime del luogo sacro “sbarazzandosi” a poco a poco dei ruderi dell’Oratorio, compresi gli archi o “nicchiette” che dovevano verosimilmente assolvere alla originaria funzione di navata laterale.

Si vuole che l’area –dopo lo sgombero delle macerie avvenuto all’indomani del terremoto dell’83- fu abbandonato dai Compatroni che, a proprie spese, avevano acquistato il cespite e costruito la bella Congrega, rappresentata in alcune stampe d’epoca con una svettante cupola ovoidale e un chiostro ad archi a tutto sesto cintato da alte mura. Il sito entrò in possesso della Famiglia M. agli inizi del Novecento e, successivamente, alienato in favore dei M. per destinarlo a superficie edificabile trovandosi in sito una baracchetta malandata e una stalla abbandonata.

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LA CONFRATERNITA DELLA PIETA’

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Le fonti storiche riferiscono che l’Oratorio annoverò fra i suoi iscritti il frate laico carmelitano Frà Paolino Zabatta di Casamicciola, un sant’uomo aggregato al convento napoletano di santa Maria della Vita, ai Cristallini, morto in concetto di santità nel 1656 per essersi prodigato in favore degli appestati. Nella Congrega del Maio si conserva a una tela con le sembianze del frate e la scritta:”V.F. Paolinus Zabatta, laicus Ord. Carmel. Observantiae S. Mariae de Vita- Neap. Mortuus deie 25 Junii 1656”. Fra le “Regole” sottoposte alla ratifica del re Ferdinando IV nel 1778 c’era scritto:”La Confraternita di Santa Maria della Pietà fu fondata nel 1616  da una buona parte dei cittadini delle terre di Casa Nizzula i quali si misero insieme e costruirono una chiesa sotto il titolo e la protezione di S.M. della Pietà, vicino alla piazza di detta terra del Majo. L’Oratorio fu costruito per condurre una vita irreprensibile dei fratelli laici ed avere vantaggi spirituali in morte”.

Con il crollo della Congrega nella notte catastrofica più volte menzionata, andarono distrutte diverse opere d’arte di buon valore. Fu salvata, insieme a pochi arredi, la bellissima pala d’altare di Andrea Vaccaro “Deposizione” (1643), trasferita nella chiesa della Pietà –dedicata a san Gabriele- alla Marina.

Un opuscolo a stampa molto raro riferisce che “la chiesa non è consacrata, ma semplicemente benedetta dal parroco dal parroco don Filippantonio Morgera nel 1857. E’di forma rettangolare. La sua lunghezza di circa 80 palmi e la larghezza di 24. Sul transetto si innalza un’alta cupola circolare senza tamburo ben illuminata da oculi semisferici. Unito alla chiesa è ilk campanile alto circa 60 palmi, con due campane e la sacrestia di forma quadrata, a volta, con il pavimento formato da quadroni del paese. Tutta l’area occupata dall’edificio con cortile esterno assomma a mq. 542. Nel terremoto dell’83 morirono 144 confratelli e 165 consorelle. Fu inviata una supplica a papa Leone XIII (1884) affinchè si celebrino 11.000 sante Messe per i confratelli deceduti” (gratis et amore dei, ndr). E per il momento è tutto sulla Congrega e sui lavori in atto per i quali ritorneremo con più dovizia di particolari!

 

IL CROLLO DELLE SORGIVE DEL “PIO MONTE”

 

L’edificio ottocentesco costruito a piazza Bagni dal Pio Monte della Misericordia direttamente sulle fonti termali, è in completo disfacimento perché abbandonato al suo triste destino da oltre cinquant’anni. La bella facciata liberty, con stucchi elaborati e cornici del cosiddetto stile floreale è completamente sfigurata dai crolli e lesioni irreversibili procurate dalle infiltrazioni dell’acqua piovana e dalla mancanza di manutenzione. Un delitto del patrimonio storico e artistico locale consentito dalle autorità preposte e dalla proprietà di via Tribunali, a Napoli, che si riempiono la bocca con la solita frase da idioti:”Complesso monumentale”, quando c’è da imbrogliare le carte in tavola e “magnificare” la mercanzia da proporre ai soliti affaristi. La storica lapide marmorea, che ricordava la ricostruzione dell’ospizio termale, è andata dispersa, staccata dalla parete a viva forza dal canagliume in  libera circolazione.  Attraverso una miracolosa fotografia pervenutaci, siamo in grado di riportarne il testo:” Regni Faustissimo…anno XXIX – Ferdinando IV Neap. Ac Sicil Regis PFAPP- verus prope hospitium hasce- ……novis effossis hipocaustis- ad pauperum aegrotorum soniicos (?) …chronicos morbos curandos – quum antea ad castilioneam mephitim – decem distantem stadiis – magroillorum income pergendum esset – e fundamentis erigi – opus dirigente Josepho Pollio P.T. – Gubernatores Pii Montis Misericord. Curaventur”.

 

UN PORTALE PREZIOSISSIMO DEL 1604

 

Sempre nell’ambito delle fabbriche marcite del Pio Monte, ci imbattiamo in un altro reperto storico risalente addirittura al XVII secolo. Un portale di piperno, finemente intagliato a guisa di Edicola semicircolare reca una “tavola” marmorea incisa in lettere latine, che tramanda agli insensibili posteri il ricordo della grandiosa opera benefica dei Bagni del Gurgitello. Il “monumento” è un autentico gioiello seicentesco relegato all’ingresso del mercatino delle pezze vecchie funzionante, a “cura” del Comune di Casamicciola Terme, nello spazio della ex pineta del Pio Monte. Puntellato con tubolari di ferro, dopo  innumerevoli segnalazioni, il portale è circondato da rifiuti di ogni genere ed è prossimo al crollo (vedasi lo foto pubblicata in questo servizio)

Il soprintendente alle Belle Arti non ne sa nulla? Eppure il suo “collega” Aldo Inner (pensionato) che ha ricevuto una immeritata cittadinanza onoraria dal Comune delle Patacche, avrebbe potuto spendere una parola per restaurare il monumento e spedire a calci in culo i bancarellari, come fece nostro Signore con i profanatori del Tempio!

Inutile dire che il malaffare la fa da padrone, ma non disperiamo in una prossima resa dei conti. Intanto –per la verità storica- riportiamo fedelmente il testo latino inciso nella lapide inserita nell’Edicola pipernina:”Ferdinandii Neap. Ac Sicil Regis PFAPP- Regn. hasce prope antiquas – maio e aegrotorum commodo – quum antea initu et reditu u. a pubblica pergendo – in tribus amplis lacubus – termatim omnes mergerentur- e fundamentis erigi – opus dirigente Josepho Pollio… – gubernatores Pii Montis Misericor. – curaventur”.

 

UNA TABULA DEL TRECENTO

 

Dal Pio Monte alla casa natale del dottor Giuseppe Mennella, (personaggio ottocentesco famoso per la sua preziosa Biblioteca di Storia Patria), il passo è breve. L’antica residenza fu adattata in tempi recenti a “Centro per l’Impiego” dall’ex Amministrazione Provinciale, Nell’atrio, fra altri reperti archeologici, c’era murata la tabula del vescovo isclano Bartolomeo Bussolaro, datata 1374. Una rarità sopravvissuta a saccheggi, spoliazioni e distruzioni delle cose notevoli dell’isola. Grazie all’idrologo Chevalley de Rivaz, “l’iscrizione” fu salvata dalle rovine del convento di Serrara Fontana e trasportata a casa del dottor Mennella, che volle custodirla religiosamente facendola murare nell’atrio della sua abitazione. Citata in tutti i testi epigrafici, storici e archeologici del mondo intero, la “tabula Bussolaro”

( incisa in latino con caratteri gotici) sopravvisse impavidamente fino ai lavori eseguiti dalla Provincia. Poi –con un colpo di mano- venne rimossa clandestinamente, prendendo il volo per altri lidi, forse preda di antiquari o ricchi collezionisti!

Tradotta dal canonico don Camillo d’Ambra, così recita:”Nel 1374 – Fra Bartolomeo da Pavia – vescovo isolano – con il proprio sudore – fece fabbricare queste case – e gli ospizi in Barano in fontana e al Castanito – nonché delle celle – delimitate da mura – presso i possedimenti di S.Restituta – e i giardini di Girone – a lode della Vergine, di Paolo e Agostino – suoi difensori”.

 

LA LAPIDE A GIOSUE’ LEMBO

 

Salvata da mani pietose negli anni Ottanta, l’iscrizione marmorea dedicata a Giosuè Lembo, gloria locale scomparsa immaturamente,  era stata “depositata” nei sotterranei della Scuola Elementare “A.Manzoni”, al Paradisiello, in seguito alla demolizione del vecchio Municipio costruito nel 1884 nel rione Sanseverino.  La lapide è visibile nelle foto d’epoca, murata sulla facciata principale del baraccone a due piani di legno e zinco che fungeva da “palazzo di città”. Il sindaco Giuseppe Iacono volle ricordare la figura del concittadino illustre attraverso una pubblica cerimonia e ricollocando la lapide all’ingresso della casa natale di Giosuè Lembo posta alla Sentinella. Dopo alterne vicende, quella iscrizione è stata inspiegabilmente rimossa e di essa non vi è più traccia, come per la tabula Bussolaro. Ne riportiamo il testo e la foto:” A Giosuè Lembo – avvocato, scrittore, poeta – anima pura e dolce – dalla morte stroncato a 30 anni – simbolo di giovinezza indomita – e di civica fierezza – Il Municipio 13 aqprile 1923”.

Inutile continuare a suonare il drammatico ritornello su di  un pentagramma ormai scontato. Le lapidi “storiche”  del terremoto distrutte nel cimitero, le iscrizioni marmoree del Pio Monte trasportate a Napoli insieme alle tele di Massimo Stanzione che ornavano il soffitto della Cappella, la collocazione del monumento ai Caduti, dopo la trasformazione di piazza Marina (con il ripristino del busto di Vittorio Emanuele, firmatario delle leggi razziali e cacciato ignominiosamente in esilio)  in un luogo inadatto e poco confacente alla dignità della Memoria. Casamicciola accusa il logorio di una classe politica ottusa e immemore del proprio passato, unitamente a una nuova generazione priva di radici culturali e di slanci civili in grado di rispettare e custodire la storia cittadina e i  suoi protagonisti colpevolmente dimenticati.

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