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CULTURA & SOCIETA'

Il vecchio Evi negli anni ’50 si inventò il primo “stradario turistico”

Un tempo i sentieri dell’entroterra della  nostra isola  venivano battuti  per lo più da quelli che per noi erano i turisti preferiti , e cioè: i tedeschi. Gente che sfruttava perfino l’aria per dare un senso concreto alla propria vacanza che considerava un investimento  per il personale benessere. Ischia, conosciuta come l’isola verde  per eccellenza, ha la sua origine vulcanica e al suo profondo  interno, conserva il suo aspetto  selvatico ed anche pietroso. Con i suoi paesi rivieraschi incastonati nella costa e caratterizzata da un clima mediterraneo, già da marzo passato è avvolta da un trionfo di colori e dai profumi degli aromi selvatici che annunciano la bella stagione. Infatti col mese di aprile in corso andiamo scivolando verso Maggio col vuol dire il mese delle rose e della piena primavera.

Per questo ed altro gli animi degli isolani si predispongono al meglio per l’accattivante richiamo della natura che si è risvegliata alla grande . Andare per sentieri di cui l’isola abbonda, significa soprattutto prodursi in escursioni ben definite di matrice vulcanologica visto che i percorsi toccano vecchi crateri nascosti.  Partendo da Faiano, ci si imbatte  nelle zone di Marecoppo, Monte     Trippodi, Buceto, Carusiello, Cretaio, Fondo Ferraro, Casa Arcamone, Bosco dei Conti, da cui, oltre a godere di una vista panoramica su Ischia e sul Castello Aragonese, è possibile ammirare la Sorgente di Buceto, il cratere di Fondo Ferraro e la Lava di pietra scura dell’Arso, che testimonia l’ultima eruzione del 1302 che distrusse la cittadina medioevale di  Geronda. Nei  primi anni ’60 l’E.V.I,  l’Ente Autonomo per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia, allo scopo di realizzare una mappatura  di tutti o quanto meno dei maggiori sentieri dell’intero territorio isolano, con l’intenzione di pubblicizzarli  e renderli fruibili ad un certo tipo di turismo camminatore che proprio in quello tedesco, come abbiamo detto sopra, trovava la sua maggiore propensione, si rivolse all’ultimo sensibile e vero cantore  delle bellezze naturali dell’isola, che proprio in quel periodo stava lavorando con la collaborazione del sottoscritto, alla realizzazione di una documentata Guida di Ischia con la maggiore attenzione proprio ai sentieri, specie quelli più nascosti dell’intera isola d’Ischia.

Il personaggio in questione è il compianto Giovan Giuseppe Cervera per le cui conoscenze inconfutabili sulla natura dell’isola, andava proprio a pennello per i desiderata dell’organismo turistico isolano. Infatti Giovan Giuseppe Cervera, fine scrittore e poeta, in  poco tempo elaborò e consegnò all’EV.I. una dispensa esauriente nel suo contenuto, corredata per altro, da una serie di foto e grafici per indicare senza confusione lo stato effettivo  dei luoghi. Il fascicolo, dattiloscritto, recava la seguente prefazione: “  Dovendo approntare, su ordinazione dell’E,V.I, , un elenco delle passeggiate turistiche  e precipuamente di quelle più riposte, allo scopo di indirizzare e ben guidare il forestiero desideroso di conoscere le  ricchezze dell’isola  verso quei luoghi che, per la loro caratteristica fisionomia  o per la dovizia di cose  belle e utili  che detengono, assurgono a bellezze naturali  dell’isola d’Ischia, ed onde consentire all’E.V.I. la possibilità di renderle accessibili curandone la manutenzione, e rintracciabili mediante una opportuna segnaletica, colgo l’occasione per suggerire allo stesso E.V.I. di rendersi interprete verso i Comuni della permanenza di una toponomastica squisitamente indigena di alcune strade, e di preoccuparsi, anche in sede di Piani Regolatori, di stabilire certi punti fermi in materia di salvaguardia delle bellezze naturali, che non possono non essere assunti come patrimonio di tutti i cittadini dell’isola, affinchè  quel che rimane ancora del ricco paesaggio d’Ischia, non vada sottratto agli isolani, naturali proprietari, o irrimediabilmente distrutti”. Cervera in questo lavoro commissionato dall’EVI, si addentra all’interno dell’isola, alla scoperta dei viottoli più inesplorati per ritrovarsi al cospetto di agglomerati di case nascoste da una vegetazione rigogliosa. Ci parla della zona di Matarace tra il Vatoliere, la Scarrupata e Chiummano attraverso Pieio e la Convalle del cratere. Ci si arriva per via Terranera, per l’omonimo casolare, ci si arrampica subito sulla collina, passando per il Cavone delle Rose.

E’ uno degli  itinerari campestri, suggeriti per la mappatura dei sentieri turistici che già oltre 50 anni fa si voleva offrire al turista amante dei percorsi a piedi all’interno dell’isola. A distanza di tanto tempo l’iniziativa, ufficialmente è di nuovo di attualità. Ci riferiamo ad  “Andare per sentieri”  sperimentato dagli operatori turistici di Ischia già  da alcuni anni  per gli amanti del trekking e del turismo verde particolarmente richiesto dai viaggiatori tedeschi che rappresentano il secondo mercato per arrivi in Campania dopo la Gran Bretagna. Naturalmente il percorso del sentiero non è fine a se stesso. Percorrendolo tutto, il turista che vive questa esperienza, alla fine si trova di fronte a scenari meravigliosi come San  Pancrazio, Matacena, Maronti e Cava Grado e le zone di Testaccio e Monte Cotto, da cui si può anche godere di una splendido panorama sulla fortezza la Guardiola. Ma tutto ciò non è sufficiente. I sentieri turistici, quelli scoperti oltre  anni fa da Giovan Giuseppe Cervera, prima di riproporli al turista camminatore, bisogna riportali allo stato praticabili, con cure e manutenzione costanti, in modo da renderli percorribili e presentabili in ogni loro aspetto.

                                                                                           antoniolubrano1941@gmail.com

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