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Il verbo di Ghirelli: «Stop ai depuratori, costi folli: l’isola diventi “bio”»

E’ inutile dire che l’EVI spa ed io personalmente abbiamo enormemente a cuore la questione della salute del mare che bagna l’isola d’Ischia. La natura delle correnti, la profondità del mare prospiciente l’isola e tutte le attività volte a minimizzare gli agenti inquinanti fanno sì che tutte le analisi dell’Arpac testimonino costantemente l’eccellente  qualità del nostro mare.Tuttavia taluni problemi persistono e ne siamo ben coscienti.

Non si sottolineerà mai abbastanza come, sebbene sull’isola d’Ischia non siano presenti ancora oggi impianti complessi di depurazione, la persistenza nella tariffa idrica, applicata ad Ischia, della voce relativa alla depurazione non è un abuso o una forzatura, come sostenuto da taluni, mossi evidentemente da interessi diversi rispetto a quello di mettere in atto ogni attività possibile (e ripeto possibile) per migliorare la qualità delle acque ischitane. L’EVI spa è quotidianamente impegnata in un’azione complessa volta a far funzionare, con la massima efficienza per quanto la vetusta rete consenta, il sistema  fognario, che si compone di centrali di sollevamento e condutture, anche sottomarine. L’EVI spa sopporta costantemente costi di gestione elevatissimi, che vanno ben oltre quanto riceve dalla quota di depurazione presente in tariffa. Immaginiamo cosa accadrebbe se, in definitiva, l’EVI abbandonasse la gestione delle fogne per mancanza di fondi: sarebbe il disastro igienico-sanitario, oltre che di immagine, attesa la vocazione  turistica dell’isola.

«I DEPURATORI? SPESE E BOLLETTE ARRIVEREBBERO ALLE STELLE»

Purtroppo, la realizzazione dei depuratori è, come tutti sanno, ancora lontana dal concretizzarsi: la costruzione dell’impianto di Ischia è ferma; per Casamicciola-Lacco Ameno e Forio-Serrara Fontana, addirittura, non è neanche iniziata. Sono anni che si sentono solo proclami mentre, di fatto, le amministrazioni isolane sono state private di qualunque possibilità di incidere sulla problematica, ora rimessa a figure commissariali alle dirette dipendenze del Ministero dell’Ambiente.

Nel frattempo, nelle more della realizzazione degli impianti, all’EVI ci siamo posti un altro problema: quale sarà l’effettiva efficienza di queste strutture, chiamate ad operare con carichi enormemente diversi tra estate e inverno, con una rete molto corta che pertanto, negli orari di punta, porterà a destinazione i reflui, tutti insieme, senza avere i vantaggi di una rete lunga che ammortizzi i tempi di recapito agli impianti? E che problematiche porranno gli scarichi termali in termini chimici e di temperatura? E quanto inquineranno questi depuratori in termini di produzione di CO2 per i consumi elevatissimi di energia elettrica h24 e per il trasporto in terraferma dei fanghi di risulta? Quanto “inquina” l’occupazione stabile di porzioni di territorio per le discariche dei fanghi e l’utilizzo dei reagenti comunque necessari per il processo di depurazione??

E quale poi sarà il conto in termini economici per la gestione di questi impianti di depurazione? Da una ricerca che abbiamo effettuato, abbiamo accertato  che  anche per piccoli impianti siamo sull’ordine di circa dieci milioni di euro all’anno! Questi fondi dovranno scaturire dalla tariffa idrica, che quindi  subirà aumenti di inaspettata rilevanza.

«LE SOLUZIONI ALTERNATIVE: LIMITARE L’IMMISSIONE IN FOGNA»

Perciò, nelle more di una serena valutazione rimessa ad esperti del campo in appresso meglio descritta sulla (diciamolo, anche se può sembrare un’eresia) necessità di questa tipologia di impianti di depurazione, anche su input dell’editorialista del “Golfo” Giovan Giuseppe “Mizar” Mazzella, ci siamo chiesti se, nell’immediato, e magari anche in prospettiva, si potesse fare qualche sforzo supplementare per salvaguardare la salute del nostro mare. Dico “supplementare” perché l’EVI già ha messo in campo tutti quei procedimenti esistenti per abbattere la carica inquinante dei reflui, come disoleatura, dissabbiatura, grigliatura ed uso di enzimi.

L’isola d’Ischia ha la fortuna di non possedere insediamenti industriali. Le emissioni, dunque, sono di fatto tutte assimilabili alla categoria dei reflui domestici civili. In pratica, sono solo liquami di origine umana e detersivi, oltre che oli alimentari usati. L’idea, allora, era quella di limitare l’immissione in fogna, e quindi il recapito finale in mare, di queste sostanze di origine non fisiologica.

Per quanto concerne gli oli, alberghi, bar e ristoranti hanno già l’obbligo di conferirli ad una ditta per il riciclaggio. Quest’obbligo, purtroppo, non sussiste per i privati. Abbiamo dunque pensato di incentivare la raccolta di oli alimentari esausti, evitandone lo smaltimento nel lavandino, attraverso un incentivo economico: l’EVI, attraverso l’interfaccia degli esercizi commerciali della grande distribuzione (i supermercati, in pratica), avrebbe pagato agli utenti domestici privati 50 centesimi per ogni litro e mezzo di olio usato, aggiungendo 20 centesimi per la disponibilità del supermercato.

Purtroppo quest’azione è adesso ferma, sia per il provvisorio mancato perfezionamento di un protocollo operativo con le maggiori catene di esercizi commerciali, che per alcune sentenze finora emesse da Giudici di Pace (oggetto di appello con in corso di affiancamento Comuni ed ATO), che hanno condannato l’EVI a restituire quanto percepito per la depurazione, conferendoci un sostanziale stato di allarme per la salvaguardia dell’obbligatorio equilibrio finanziario gestionale.

«IL BIODEGRADABILE SALVERA’ L’ISOLA, SI CONTINUI SU QUESTA STRADA»

 Le cose stanno andando molto meglio, invece, per quanto concerne i detersivi ed i saponi non biodegradabili. Attraverso una nostra ricerca abbiamo verificato la situazione normativa e merceologica del settore, fissando quindi requisiti estremamente stringenti per quanto concerne i prodotti non destinati all’igiene personale.

L’idea è che se viene vietata la vendita e l’uso di detersivi, detergenti e saponi (per il bucato, i piatti, le superfici, ecc.) che non siano pressoché totalmente biodegradabili e totalmente privi di fosforo, in mare finiranno solo residui di prodotti assolutamente ecocompatibili e che non danneggiano in alcun modo l’ecosistema marino. Così facendo, in pratica a mare arriveranno solo deiezioni di origine umana, che sono totalmente biodegradabili. I sindaci dei sei Comuni isolani hanno convenuto sulla bontà dell’iniziativa ed hanno emesso altrettante stringenti ordinanze, che sono in fase di applicazione.

Questa strategia, basata su attività di disoleatura, dissabbiatura, grigliatura, uso di enzimi, limitazione dello scarico degli oli alimentari e divieto di uso di saponi non biodegradabili è, per ora, pensata come complesso di attività-tampone tese alla massima limitazione del danno ambientale, in attesa della realizzazione dei depuratori; ma non è da escludere a priori che possa  diventare una strategia definitiva. Mi ripeto, anche se suona come un controsenso:  i depuratori inquinano, e la loro realizzazione impegna e stravolge porzioni di territorio adiacenti la costa.

«UN’ISOLA TUTTA “BIO” SAREBBE ANCHE UN RITORNO D’IMMAGINE»

Tutto questo complesso di iniziative potrebbe conferire ad Ischia la patente di isola totalmente “bio”, con grandissimo positivo ritorno d’immagine, di qualità ambientale  e, quindi, turistico. Nel frattempo, su mandato dei sindaci dei Comuni di Ischia in sede CISI, in sinergia con l’ATO 2 idrico di Napoli, con l’Associazione Albergatori e con l’Associazione dei Termalisti dell’isola d’Ischia, stiamo costituendo un tavolo tecnico che vedrà la partecipazione di docenti universitari e che avrà il compito di:

  • valutare la sostenibilità per il mare prospiciente l’isola, caratterizzato da generose profondità, dell’immissione di reflui di origine umana;
  • valutare serenamente, altresì, l’efficacia dei depuratori così come da progetto;
  • prevedere la formulazione di un computo comparativo dell’inquinamento sottratto al mare e di quello correlativamente ceduto all’aria con produzione di CO2;
  • stimare il “costo” in termini di territorio impegnato permanentemente in tale ambito;
  • calcolare il livello dei costi di gestione e manutenzione dei depuratori.

C’è molto lavoro da fare e tante tematiche da approfondire; non esistono ricette salvifiche o che abbiano presunzione di infallibilità. È nostra intenzione, di concerto con gli enti isolani ed il neonato EIC (Ente Idrico Campano), impegnarci costantemente per migliorare i servizi e salvaguardare l’ambiente: un bene di tutti, oltre che una fonte di reddito in chiave turistica.

Pierluca Ghirelli, liquidatore Evi spa

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