CULTURA & SOCIETA'

Il vino ai tempi del web: ai millennials piace BIO

A tavola sono sempre più healthy, preparati e attenti a prezzo e qualità. Navigano tra biologico e sostenibilità, sharing economy ed ecoturismo: la fotografia della Generazione Y, i wine-web addicted del futuro.

Il vino ha scoperto una nuova fetta di mercato, talmente esigente e preparata da diventare il nuovo target di riferimento del mercato enologico. Un “esercito del selfie” che pensa in green e beve BIO e che, al momento è la generazione più numerosa, per un totale di 75,4 milioni di persone nel mondo. Giovani che, secondo le recenti finestre demografiche sono destinati a crescere, complice l’arrivo dei loro coetanei immigrati e che solo in Italia si attestano sui 12 milioni circa. Numeri a parte, i giovani al tempo del web rappresentano una categoria di consumatori molto informata in ambito wine& food, attenta alla qualità, alla provenienza e alla tracciabilità dei prodotti che consumano. Ma chi sono, cosa bevono e soprattutto cosa comprano i Millennials, o Generazione Y, ovvero i nati tra gli anni ‘80 e 2000? Secondo sondaggi recenti, a guidare le scelte di questa nuova fetta di consumatori è la produzione biologica o semplicemente “naturale”, meglio se prodotta con metodologie attente all’ambiente e con preferenza verso il km zero. Un’attenzione che si sposta anche verso il vino biodinamico (spesso confuso con il biologico, però) e all’ambiente in cui questo è prodotto, con scelte che ricadono su quelle aziende che riducono gli sprechi in vigna e in cantina e riducono l’uso di pesticidi e additivi chimici nel vino. Attenti alla salute e al benessere ma nondimeno al portafoglio: i millennials comprano online, molto meno in enoteca e al ristorante, magari su consiglio dei più famosi winebloggers. Ben disposti a spendere di più, sebbene la capacità d’acquisto sia inferiore a quella dei loro padri, pur di avere la certezza di acquistare prodotti “green” e di nicchia, provenienti da aziende che sostengano una buona causa, in primis l’ecosostenibilità. E poi web addicted, fotografi social e food &wine blogger: più bianco che rosso, il vino è vissuto dai Millennials come momento conviviale in compagnia di amici e, soprattutto, va condiviso. Piatti, cibi e vini diventano quindi protagonisti dei social network, Instagram e Facebook le piattaforme preferite da dove generare hashtags e nuove tendenze di consumo, fotografie e degustazioni, bottiglie dal packaging distintivo: in questo, i winebloggers e wine influencers più famosi come Francesco Saverio Russo o Simone Roveda, sono stati antesignani. Sono loro a dettare, o meglio, ad “influenzare” il consumo e la scelta di nuove etichette attraverso racconti enoici ed emozionali, corredati da scatti degni del più famoso fotografo del National Geographic. Un ultimo aspetto che caratterizza la generazione Y è poi il viaggio e l’esperienza diretta in cantina, soprattutto la loro condivisione sui social premia il vino fatto in un certo modo e determina l’importanza della cosiddetta “brand reputation online”. Ecoturismo in bicicletta e l’enoturismo a caccia di vini e prodotti tipici, conoscere i territori da cui provengono, la storia e le tradizioni legate alla loro produzione è un must che viene molto spesso condizionato da ricerche attente su web o dagli influencer del settore. Alle aziende non rimane quindi che investire in formazione del personale, per poter rispondere alle esigenze dei nuovi consumatori, usando il loro stesso linguaggio e ponendo attenzione all’importanza del proprio brand su web. Analizzare il proprio prodotto e capire cosa vuole il mercato, avere una consapevolezza differente del proprio nome e soprattutto impostare nuove strategie di sviluppo e di marketing è indispensabile per rimanere visibili. Con un hashtag e una fotografia in più si è alla portata di tutti, parola di Millennials.

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