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Impennata di covid, adesso l’isola si interroga

Il recente aumento del numero di contagi sul territorio isolano viene interpretato da tre addetti ai lavori

I contagi accertati sull’isola tornano a salire. Dopo un periodo in cui i numeri erano persino in controtendenza col contesto regionale e nazionale, nei giorni scorsi i positivi al covid-19 hanno superato quota cento. I dati, che abbiamo illustrato nel dettaglio nell’edizione di ieri, sono tratti dall’opera di monitoraggio compiuta dall’Associazione ingegneri Ischia, e comprendono anche le persone che hanno residenza sul territorio isolano pur se non vi dimorano abitualmente, e per la prima volta da agosto, la riduzione dei contagi si è fermata, col numero di positivi che da circa quaranta è arrivato a 102, proprio nel giorno in cui il presidente della regione Vincenzo De Luca si è detto preoccupato della situazione campana.

Restringendo lo sguardo alla realtà isolana, abbiamo provato ad ascoltare alcuni voci qualificate per interpretare i dati più recenti e capire se e quanto c’è da preoccuparsi alla vigilia del terzo inverno dall’inizio della pandemia. «Sicuramente il contagio è favorito dall’aumento dei contatti diretti – spiega il dottor Carmine Barile – e più ci frequentiamo, come a scuola o negli uffici, più ci scambiamo il virus. Tuttavia il dato potrebbe essere spiegato con l’aumento del numero di tamponi eseguiti. Bisognerebbe dunque verificare tale dato: molte persone sono asintomatiche, ma capita che debbano uscire dall’isola, per un viaggio, oppure debbano partecipare a un matrimonio o altri eventi in presenza, e che quindi al tampone risultino positive. Dunque l’aumento del numero assoluto di positivi si può spiegare anche con una maggiore attenzione nei controlli: più si cerca, più si trovano casi. In altri periodi si facevano meno tamponi, dunque vari casi sono passati inosservati. Bisognerebbe capire quanti tamponi sono stati fatti ad esempio nell’autunno scorso, e confrontarli con quelli eseguiti in quest’ultimo periodo. Pensiamo ancora alla maggior frequenza con cui attualmente nell’ambito sanitario ci sottoponiamo per andare a lavoro, e che permette di individuare i portatori e di conseguenza di far scattare le misure contro la diffusione del contagio. I bambini sono sicuramente un veicolo “privilegiato” di contagio, visto che sono difficilmente controllabili, quindi ben vengano i maggiori controlli e l’aumento dei tamponi. Dunque, è difficile dire se l’aumento riscontrato sia da attribuire a un’effettiva accelerazione dei contagi o sia un fenomeno statistico prevedibile a causa del maggior numero di tamponi. Ciò che determina maggior “allarme sociale”, per così dire, è il dato relativo agli accessi in ospedale, cioè le persone che realmente stanno male a causa del virus, al punto da dover essere ricoverate. È questo il dato che potrebbe indicare se la diffusione del virus sta aumentando o no».

Carmine Barile: «L’aumento dei casi riscontrati potrebbe spiegarsi col notevole incremento dei tamponi effettuati, cosa che ha fatto venire alla luce anche molti asintomatici.  Ciò che determina maggior “allarme sociale” è il dato relativo ai ricoveri in ospedale: è questo il dato che potrebbe indicare se la diffusione del virus sta aumentando o no»
Carmine Barile: «L’aumento dei casi riscontrati potrebbe spiegarsi col notevole incremento dei tamponi effettuati, cosa che ha fatto venire alla luce anche molti asintomatici. Ciò che determina maggior “allarme sociale” è il dato relativo ai ricoveri in ospedale: è questo il dato che potrebbe indicare se la diffusione del virus sta aumentando o no»

Secondo Giacomo Pascale, sindaco di Lacco Ameno, sono diversi i fattori che potrebbero spiegare l’aumento riscontrato dei contagi: «Quello più evidente è il ritorno alle attività in presenza, dalla scuola agli uffici, dal Tribunale ai mezzi pubblici, e si avverte un certo abbassamento della guardia: spesso non si portano le mascherine o le si tiene abbassate, non si fa più molta attenzione a mantenere le distanze fisiche di sicurezza o a lavarsi con frequenza le mani. Abbiamo quindi abbandonato alcune cautele, quasi come se il virus non fosse più in mezzo a noi. Un altro problema riguarda i vaccinati, perché non so quanti tra coloro che hanno già fatto le due dosi abbiano poi eseguito un test sierologico per verificare in quale percentuale si è ancora efficacemente coperti dal contagio: credo molto pochi. Un altro motivo è dato dal fatto che la scienza ci dice che l’attuale variante del virus è molto contagiosa, contro cui la doppia dose di vaccino non è sufficiente, tanto è vero che si sta parlando della necessità di una terza dose per tutti. Quindi anche secondo la scienza ci sono motivi per cui preoccuparsi. Questi sono i tre motivi che credo siano alla base dell’aumento dei numeri che ricominciano a far paura anche sull’isola. Bisogna dunque tornare ad osservare le norme di prevenzione e ricorrere al vaccino il più possibile, per raggiungere la famosa immunità di gregge. Comprendo chi la pensa diversamente, ma tutti devono pensare non solo alla propria vita ma anche a quella di chi ci circonda: dobbiamo usare il buon senso».

La dottoressa Chiara Conti, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Forio 1, si dice “molto preoccupata”: «Nei prossimi giorni farò la terza dose di vaccino. Anche molti miei docenti vogliono vaccinarsi, e stiamo sperando che venga organizzata una tre giorni di vaccinazioni come abbiamo fatto nel febbraio scorso. Purtroppo anche alcuni vaccinati si stanno contagiando, pur se sono convinta che le maggiori responsabilità siano ascrivibili ai non vaccinati. A ciò si aggiunge un certo rilassamento nell’osservanza delle misure di prevenzione: spesso ho visto persone anziane con la mascherina abbassata. Il prossimo inverno sarà quindi ancora impegnativo, numerosi istituti scolastici hanno già alcune classi in quarantena. Quando si tratta di un solo caso positivo per classe, il problema non c’è, ma quando i casi iniziano ad essere tre, allora il problema c’è eccome, e spesso la responsabilità è dei genitori: in classe i ragazzi mantengono le mascherine e le distanze, e l’igiene viene curata costantemente, invece fuori dalla scuola aumentano le occasioni di diffusione del contagio, tra feste e compleanni. Comprendo la necessità di far girare l’economia, ma non vorrei che poi i numeri dei contagi arrivino a un punto tale da imporre nuovamente la chiusura, cosa che sarebbe molto peggiore», ha concluso la dirigente.

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Quando poi arriva l’autunno, quando si sta più al chiuso, fa più freddo, e si va anche a scuola, iniziano i guai!
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