IL COMMENTO Le imprese isolane e i rischi da catastrofe

Si ha la netta sensazione che, in un quadro internazionale fortemente deteriorato a causa di scellerate e unilaterali aggressioni di Stati contro altri Stati e popoli, l’isola d’Ischia (dove la crisi economico sociale assume anche aspetti specifici e locali) stia trascurando o sottovalutando due fattori negativi importanti:il rischio di desertificazione demografica e sociale e la minaccia di riduzione della trama di imprese locali. Per quanto riguarda il pericolo di spopolamento di zone (soprattutto Casamicciola alta) a rischio sismico o alluvionale, bisogna seguire con grande attenzione le modalità attuative della delocalizzazione volontaria o forzata. Capisco, nell’ambito della Ricostruzione, le perplessità di sovvenzionare la delocalizzazione ampliata al reperimento di alloggi alternativi nei confini della Regione Campania. Il Commissario Straordinario Feola ha espresso la contrarietà a comprendere nei beneficiari anche i residenti isolani nella possibilità di varcare i confini isolani per alloggi alternativi, mentre è favorevole a consentire a non residenti, possessori di casa nel territorio dei Comuni isolani disastrati, di trovare un altro alloggio nell’ambito della Campania. Comprensibile la posizione di Feola, per non favorire un collasso demografico e uno scollamento del tessuto sociale endogeno. E c’è, poi, il rischio di un grave depauperamento del tessuto imprenditoriale, già messo a repentaglio da crisi aziendali di importanti gruppi alberghieri, fino alla possibilità di fallimento giudiziario, con l’ignoranza o sottovalutazione degli obblighi di legge per tutelarsi da rischi catastrofali.


A proposito di quest’ultimo aspetto, richiamo l’attenzione dei Sindaci isolani e del Commissario Straordinario Feola sui pericoli che corrono le imprese isolane (medie e piccole) che non hanno ancora ottemperato all’obbligo della copertura assicurativa CAT NAT (Polizza per rischi catastrofali) di cui alla legge 213/2023 e successivi decreti legge di attuazione. Le scadenze erano articolate secondo la categoria di imprese, tra il 2025 e marzo 2026. Cosa rischiano le imprese non coperte da assicurazione? Semplice: in caso di calamità non potranno accedere a nessuna forma di contributo statale. La logica del provvedimento è ovvia: col moltiplicarsi in Italia degli eventi calamitosi, lo Stato è nell’impossibilità di contribuire da solo alla ricostruzione. Come in molti paesi civili, necessita la compartecipazione delle grandi compagnie assicurative. Allo stato, solo il 15% delle imprese italiane sono assicurate, con grande prevalenza delle grandi imprese. Per cui circa 4 milioni di piccole imprese risulta scoperta di assicurazione. La bassa adesione non è legata al costo della polizza che, per le piccole imprese, non supera i 200 euro/anno. Credo che ci sia soprattutto disinformazione e poi incide anche il fatto che nella legge manca una vera e propria sanzione in caso di mancata copertura. Viene però sottovalutata la circostanza che, in caso di calamità, chi non è coperto da assicurazione viene escluso da ogni forma di contributo statale. C’è in campo una proposta dell’ANIA (Associazione nazionale delle Società Assicurative) di estendere l’obbligo di assicurazione anche a tutte le case che hanno usufruito di superbonus, agevolazioni fiscali e PNRR. Anche in questa proposta c’è una logica stringente: sarebbe un doppio danno e una beffa per lo stato, dover risarcire, per danni catastrofali, quelle case che sono state ristrutturate con soldi dello Stato. L’ANIA ha inoltre in animo di organizzare un Salone della Protezione e dell’Assicurazione per diffondere la cultura assicurativa. Al di là di quanto si muove a livello nazionale, credo sia doveroso nell’isola d’Ischia, soggetta a multirischio ( sismico, idrogeologico, alluvionale, di incendi boschivi) diffondere l’informazione corretta e la cultura dell’assicurazione anticatastrofale. Ricordiamo che le uniche imprese esenti da questo obbligo sono quelle agricole, tutte le altre devono coprirsi. Per cui ritengo che sia doveroso da parte del Commissario Feola e dei sei Sindaci isolani emanare apposite ordinanze che, nel rispetto della legge, invitino le imprese ad ottemperare, avvertendole dei rischi che corrono in caso di eventi catastrofali, in assenza di copertura. Potrebbero, inoltre, richieder alle imprese isolane una comunicazione ufficiale di avvenuta copertura, ai fini di un censimento e monitoraggio delle imprese che hanno adempiuto all’obbligo. Siamo poi sicuri che chi sta beneficiando dei risarcimenti post sisma e alluvione, abbia le carte in regola? E se tra queste imprese ci fosse chi non ha ottemperato all’obbligo entro i termini fissati, sarà comunque beneficiario di contributi per una questione di non retroattività della legge dell’obbligo assicurativo? Dirò, infine, la mia sulla proposta, da più parti avanzata, di colpire gli extra profitti di Banche e Assicurazioni. Credo che la strada giusta sia di pretendere che le Assicurazioni e le Banche concorrano, con la dovuta responsabilità sociale, ad affrontare direttamente e non indirettamente i costi delle calamità pubbliche. Piuttosto che contribuire fiscalmente sugli extra profitti, Banche e Assicurazioni contribuiscano direttamente e in maniera corposa, in concorso con lo Stato ,alla ricostruzione post calamità. Non escluderei, infine, la possibilità di estendere normativamente l’obbligo di polizza assicurativa agli Enti locali, a copertura di danni catastrofali gravanti sulle principali infrastrutture comunali.




