LE OPINIONI

Il commento IMU e TARI pesano sugli alberghi, la sfida fiscale dei sindaci

di Antonio Iacono

C’è un momento in cui un territorio deve fermarsi e guardare con lucidità la propria realtà economica. Per l’isola d’Ischia quel momento sembra essere arrivato. Le imprese turistiche, in particolare gli alberghi, rappresentano da sempre il cuore dell’economia locale. Eppure oggi proprio quel cuore appare affaticato, schiacciato da una pressione fiscale che negli anni è diventata sempre più difficile da sostenere.

Il tema non è nuovo, ma negli ultimi mesi è diventato sempre più evidente. Le aziende del settore denunciano da tempo costi fissi elevatissimi, tra personale, energia, manutenzioni e adempimenti burocratici. A tutto questo si aggiunge il peso di due imposte che incidono in modo determinante sui bilanci delle strutture: IMU e TARI.

Gli alberghi dell’isola pagano cifre molto elevate per queste due voci fiscali. Si tratta di costi che non tengono sempre conto della reale stagionalità del turismo locale e della fragilità economica che molte imprese stanno vivendo. In un contesto internazionale sempre più competitivo, dove le destinazioni turistiche si contendono visitatori e investimenti, una pressione fiscale così alta rischia di trasformarsi in un serio handicap per il sistema turistico dell’isola.

Negli ultimi giorni il Comune di Ischia, guidato dal sindaco Enzo Ferrandino, ha annunciato un pacchetto di incentivi e bonus fiscali destinati a sostenere alcune dinamiche economiche del territorio. È un segnale che va riconosciuto, perché dimostra la volontà di intervenire su problemi reali. Tuttavia, la domanda che molti operatori si pongono è un’altra: bastano i bonus per risolvere un problema strutturale?

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Il rischio è che interventi parziali non incidano realmente sulla questione centrale. Le imprese turistiche non chiedono semplicemente incentivi temporanei, ma una revisione complessiva della fiscalità locale. In particolare una riflessione seria sulle aliquote dell’IMU e sui costi della TARI applicati alle strutture alberghiere.

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Un territorio turistico vive e prospera se le sue aziende sono in salute. Se invece la maggior parte delle imprese è in difficoltà, il problema non può essere considerato individuale: diventa un problema di sistema. Ed è proprio questo il punto su cui oggi dovrebbe concentrarsi il dibattito pubblico sull’isola.

La questione, inoltre, non riguarda soltanto il Comune di Ischia. Coinvolge l’intera isola e quindi anche le amministrazioni di Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Barano d’Ischia e Serrara Fontana. Il turismo è un sistema integrato: ciò che accade in un comune inevitabilmente si riflette sugli altri.

Se le imprese alberghiere entrano in una fase di difficoltà strutturale, le conseguenze non riguardano solo gli imprenditori. Significa meno occupazione, meno investimenti, meno manutenzione delle strutture, meno servizi. In altre parole, un progressivo indebolimento dell’intero tessuto economico dell’isola.

È per questo che la riflessione dovrebbe essere più ampia e più coraggiosa. Le amministrazioni locali hanno il compito di garantire servizi ai cittadini e di mantenere i bilanci in equilibrio, ma allo stesso tempo devono interrogarsi sulla sostenibilità della pressione fiscale applicata alle imprese che sostengono l’economia del territorio.

Il rischio, se non si interviene per tempo, è quello di entrare in una spirale difficile da invertire: aziende che riducono gli investimenti, strutture che faticano a rinnovarsi, imprenditori che rinunciano o decidono di non investire più. Quando un sistema economico imbocca questa strada, tornare indietro diventa molto complicato.

Per questo oggi serve una riflessione seria, condivisa e soprattutto concreta. I sindaci dell’isola dovrebbero aprire un confronto con gli operatori del settore per valutare interventi strutturali su IMU e TARI, capaci di restituire respiro alle imprese e garantire un futuro solido al turismo. Non servono aiuti marginali o bonus selettivi, destinati solo ad alcune categorie e incapaci di cambiare realmente la situazione delle imprese. Ciò che occorre è una modifica fiscale radicale, una revisione delle aliquote che tenga conto della reale sostenibilità economica delle imprese turistiche e della centralità che il settore alberghiero ha per l’economia dell’isola.

Perché la vera ricchezza dell’isola non è fatta solo di paesaggi, mare e storia. È fatta soprattutto delle persone e delle aziende che ogni giorno lavorano per accogliere i visitatori e mantenere viva l’economia del territorio. E quando queste aziende entrano in sofferenza, non è solo un problema di categoria: è un problema che riguarda il futuro dell’intera isola d’Ischia. Ci domandiamo ma i sindaci lo capiscono che il problema è serio ed è generale?

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