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Incapaci di intendere e di volare

L’art. 85 del codice penale prevede che l’imputabilità di un reato presuppone la capacità di intendere e di volere. Per analogia, la maggior parte dei nostri amministratori locali compie atti che non tengono conto della realtà che amministrano, perché incapaci di analisi profonde e quindi “incapaci di intendere” e di leggere quello che il territorio esprime (sofferenza economica, sociale, relazionale) e incapaci di andare oltre le piccole beghe quotidiane,oltre le tattiche da quattro soldi, al di là del banale quotidiano, della politicuzza da basso profilo, perciò “incapaci di volare alto”. Ma, a differenza dell’art. 85 c.p., non può esserci assoluzione di un amministratore in caso di “incapacità di intendere e di volare”. In uno scorso numero del Golfo, citai alcuni punti programmatici che il Sindaco d’Ischia avrebbe potuto realizzare e non lo ha fatto. Si trattava di 5 punti semplici, non costosi. Tra questi 5 punti, citavo anche la necessità di sfruttare il Decreto Minniti, per dare maggior ordine e sicurezza al Comune d’Ischia. Colgo qui l’occasione per citare l’esempio del Comune di Seregno, il cui Sindaco Edoardo Massa (centrodestra) ha firmato un’ordinanza con cui ha introdotto il “Daspo urbano”. Per chi danneggia piazze e spazi comunali e contro schiamazzi e atti vandalici, sono previste multe salatissime e, in caso di recidiva, l’allontanamento dal Comune fino a 12 mesi.

Ma, a parte i 5 punti citati, voglio citarne altri due, non certo inventati da me, ma frutto di esperienze concrete, sperimentate in altri enti locali che non si arrendono all’ordinaria e spicciola amministrazione. Nel Comune di Besnate, in provincia di Varese, 6 mila abitanti, la Giunta comunale ha varato uno “sportello di ascolto come momento di confronto con i singoli cittadini che vogliono riconsiderare la propria quotidianità in un’ottica filosofica”. In sostanza, la professoressa di filosofia Paola Saporiti (60 anni) si è andata a proporre al Sindaco Giovanni Corbo per una gratuita consulenza mensile (il terzo sabato del mese) al fine di indirizzare, assistere, consigliare i cittadini che ne sentano il bisogno. La professoressa svolge anche servizio gratuito presso il carcere di Bollate. Oltre all’incontro individuale mensile per i cittadini di Besnate che lo richiedano, la professoressa tiene anche (terzo martedì del mese) un caffè filosofico per orientamento di gruppo. Preghiamo i lettori del Golfo di porre estrema attenzione alla seguente dichiarazione del Sindaco di Besnate, rilasciata al Corriere della Sera: “Di questi tempi si sta insinuando nelle persone un tipo di comunicazione basata sull’emotività diretta, tutta giocata sulla pancia. E’ un imbarbarimento in cui non mi riconosco, che credo si debba combattere con la creazione di relazioni più profonde tra le persone. Il dialogo che ho con i cittadini mi ha insegnato che i rapporti di fiducia nascono sempre dalla relazione interpersonale. Penso che un filosofo in Comune ci possa aiutare a tirar fuori dalla gente una maggiore fiducia in se stessa e negli altri”. Personalmente, lette queste parole, non ho avuto interesse a sapere di quale partito faccia parte il Sindaco. Mi basta quello che ha detto per giudicarlo un ottimo primo cittadino, a prescindere dai colori di appartenenza .Appare difficile immaginare che qualcuno dei Comuni isolani abbia il coraggio di una scelta del genere.

Eppure fu proprio un grande filosofo, Baruch Spinoza, che, nel Trattato Politico, scrisse: “Sedulo curavi humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere” (Mi sono assiduamente studiato d’imparare a non ridere delle azioni degli uomini, a non piangerne, a non detestarle, ma a comprenderle). Eppure a Ischia esistono alcuni professori di filosofia in pensione, di grande livello che, probabilmente, presterebbero volentieri la propria competenza per uno “ sportello filosofico”. Ma c’è di più: parlando di prestazioni gratuite, vorrei riprendere una mia vecchia proposta di istituire in Comune, a fianco dell’Albo dei Fornitori, un Albo dei Volontari, con la specifica della competenza e della prestazione che il volontario sarebbe disposto a mettere al servizio della comunità isolana. In tal modo, l’Ente pubblico potrebbe filtrare, selezionare e controllare anche i volontari a cui potersi rivolgere all’occorrenza. Non si ha abbastanza idea di quanto oggi sia diffuso il volontariato in Italia. Anzi, negli ultimi tempi, si è fatta molta confusione con le cooperative spurie, false, per intenderci quelle create a bella posta dai soliti furbetti del quartierino e dai cerchi magici collegati a leader più o meno carismatici. Fino a far sì che le cooperative che hanno lucrato sugli immigrati offuschino le attività di volontariato vero e benemerito.

Da Milano, per esempio, e qui veniamo al secondo caso da imitare, arriva  un contributo di lavoro, creatività, da parte di un folto nucleo di cittadini che opera in 9 zone degradate della città, individuate dal Comune. In via Padova, con la collaborazione gratuita di artisti della street art, si ridarà dignità, colore e pulizia ad un tunnel sotto un passante ferroviario; in via Salomone ci saranno laboratori permanenti di taglio e cucito, in via Quarto laboratori di falegnameria, a Villapizzone un laboratorio di informatica di base per anziani e così via. Questa molteplicità di iniziative di una cittadinanza quanto mai attiva ha un’etichetta, suggestiva e stimolante: “Riprendiamoci la città” Avremo anche ad Ischia la sensibilità e l’intelligenza di donarci una “coesione sociale” basata sul disinteresse ed altruismo? Dobbiamo convincerci che stiamo transitando da una società industriale e del terziario avanzato ad una società di “servizi di relazione” ovvero l’uomo che non si arrende all’idea di essere asservito alle macchine o alle infrastrutture, ma che ambisce ad elevarsi a uomo che serve l’uomo. Da dove partire, affinché il discorso non rimanga a livello di provocazione e di semplice suggerimento? Bisogna partire dall’istituzione di un Regolamento comunale per il volontariato. I Comuni isolani ne hanno la voglia e la forza? Mi è venuto spontaneo citare  Milano, perché la città  in questi giorni è al centro di un altro grande impegno di Papa Francesco. Milano, la città che ha vissuto l’insegnamento di grandi Vescovi, la città di S. Ambrogio ma anche del Cardinale Carlo Maria Martini, la città che ha un Duomo maestoso al centro, da cui tutto si irradia. Perché si ritiene importante Milano e in che cosa può essere d’esempio per Ischia? Lo è perché città moderna e contraddittoria, europea sotto il profilo economico politico, per la finanza, le Università, la cultura. Nel tempo stesso ha le degenerazioni delle metropoli. E il Papa è lì per questo, per includere le periferie, per integrare gli esclusi, i dimenticati.

In una bellissima intervista al Corriere della Sera, il Cardinale Gianfranco Ravasi, uomo di grande cultura, che fu anche al fianco del cardinale Martini, ha citato Italo Calvino in Le Città Invisibili. Esiste una “ Città delle rondini” che volano alto ( la città moderna, cablata, finanziaria, industriale) e la “ Città dei topi” , reietti, esclusi, respinti nei sotterranei della società. Il Papa è lì per far sì che le rondini abbassino lo sguardo verso i topi e per eliminare ogni bassofondo. Ecco in che cosa è simile Ischia rispetto a Milano ed ecco perché anche Ischia fu toccata da un Papa. Ischia, come Milano, è un’isola per certi versi evoluta, europea, turisticamente matura, ma ha le sue periferie, i suoi topi, le sue diseguaglianze. Anche ad Ischia bisogna saper guardare ed analizzare ogni angolo buio della società. Ma se lo fa solo la Chiesa, si rinuncia ad un ruolo laico della politica. Dobbiamo tutti riappropriarci della capacità di intendere e di volare alto. Soprattutto, questo rimane compito insopprimibile di chi ci amministra. Se si guarda solo alle rondini ( che, tra l’altro, sono sempre più rare) amministriamo un paese sbilanciato, che – strada facendo – dimentica le persone che hanno un ritmo diverso, ma che – non per questo – debbono essere abbandonate al loro destino.

Franco Borgogna

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