CRONACAPRIMO PIANO

Incendiarono il camion della ditta concorrente, arrestati Alberto Della Gatta e Vittorio Verde

I carabinieri della Compagnia di Ischia hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare dei domiciliari: i fatti risalgono al marzo scorso

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Ischia hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di due uomini ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dell’incendio doloso di un autocarro Iveco Eurotech, di proprietà di una ditta di trivellazioni di Casal di Principe, avvenuto lo scorso 12 marzo in un parcheggio sito nel Comune di Ischia. Le fiamme, propagatesi rapidamente, avevano danneggiato un altro autocarro parcheggiato nelle vicinanze ed un bagno pubblico prefabbricato.Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. presso il Tribunale Ordinario di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica, all’esito di un’articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri di Ischia. Il movente del gesto è da ricondurre alla rivalità concorrenziale preesistente tra uno dei destinatari del provvedimento restrittivo ed il proprietario del veicolo incendiato, entrambi imprenditori attivi nel settore delle trivellazioni. Dalle indagini è emersa un’avversione nei confronti della vittima, scaturita dal fatto che alcuni privati dell’isola stavano affidando a lui i lavori di trivellazione, anziché rivolgersi all’impresa locale dell’arrestato.

La vicenda e la contestuale attività di indagine hanno inizio la sera stessa in cui accade il fattaccio incriminato. I carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile si portarono presso il parcheggio Guerra dove era stato segnalato l’incendio di un camion parcheggiato sul posto. Giunti sul posto i militari dell’Arma constatavano la presenza dei vigili del fuoco intenti a domare le fiamme che avevano completamente avvolto la cabina di guida di un autocarro modello Iveco Eurotech di proprietà della societò “La Fontana Ital Pozzi” con sede a Casal di Principe e che vede nei panni di legale rappresentante Luigi Caterino. I pompieri riferivano immediatamente ai militari dell’Arma che l’incendio era da ritenersi assolutamente di natura dolosa dal momento che la batteria dell’autocarro risultava isolata dall’impianto elettrico mediante un sistema di sicurezza e quindi l’ipotesi del corto circuito era da escludere a priori. Inizialmente l’ispezione dei luoghi oggetto dell’incendio non portavano al rinvenimento di nessun indizio particolare ma già di lì a poco l’attività degli inquirenti cominciò a mettere insieme le tessere del mosaico.

Dalle indagini è emersa un’avversione nei confronti della vittima, scaturita dal fatto che alcuni privati dell’isola stavano affidando a lui i lavori di trivellazione, anziché rivolgersi all’impresa locale dell’arrestato

Il 13 marzo, infatti, veniva acquisito il filmato estrapolato dal sistema di videosorveglianza a circuito chiuso installato nella zona del parcheggio Guerra, Dala visione del filmato emergeva che alle ore 21.51 dello scorso 11 marzo un fascio di luce, presumibilmente generato da una torcia portatile, illuminava parte dell’autocarro in sosta e dopo pochi attimi si notava una fiamma all’altezza dell’abitacolo. L’incendio, per la cronaca, sarebbe divampato nella sua pienezza dopo circa venti minuti e precisamente alle 21.55. Nell’ordinanza del gip si fa riferimento al fatto che dal filmato emergeva che l’autore dell’azione aveva utilizzato un innesco artigianale che aveva dato origine alla fiamma pilota che a sua volta, raggiungendo un notevole quantitativo di materiale infiammabile posto all’interno del mezzo, provocava l’incendio dell’autocarro che poi si sarebbe propagato anche ad un altro veicolo. A quel punto le indagini continuavano a concentrarsi sui filmati di videosorveglianza ma queste verifiche venivano estese anche ai distributori di carburante presenti sull’isola. Dalla quale emergeva un indizio importante come riporta l’ordinanza nella quale il gip scrive: “In particolare, la visione della telecamera installata sul distributore Esso ubicata in Piazza Capitello del Comune di Lacco Ameno, consentiva di verificare che alle ore 21.35 dell’11 marzo 2019m una autovettura di colore scuro effettuava, nell’adiacente area del parcheggio pubblico, una fermata a motore e fati accesi. Il passeggero si avvicinava al distributore con una tanica di colore azzurro e giunto sulla colonnina riempiva la stessa con un quantitativo di carburante pari a 20 euro. Poi l’uomo sistemava la tanica bel portabagagli e risaliva a bordo. Due minuti dopo, alle 21.37, l’autovettura si allontanava in direzione Casamicciola-Ischia. A riempire la tanica era stato un uomo di altezza compresa tra i 170 e i 175 centimetri, col volto coperto da un cappello di lana e una sciarpa. Nel frattempo i carabinieri che l’autocarro incendiato era giunto sull’isola per trasportare materiale per trivellazioni occorrente per alcuni lavori.

A quel punto l’attività degli investigatori si è fatto davvero pressante e di quelle toste. Partendo dalla Fiat Punto e dall’uomo le cui fattezze erano appena visibili ma gli abiti indossati invece assolutamente chiari, si è lavorato a ritroso. Nell’ordinanza si rappresenta anche che “la distanza tra il distributore Esso di Lacco Ameno e il luogo ove si trovava l’autocarro incendiato è pari a 5,1 km, ovvero a una distanza compatibile con l’orario dell’evento delittuoso. La pg procedente ha evidenziato che per percorrere con un’autovettura, in orario serale, la distanza innanzi indicata, si impiegano circa dieci minuti: pertanto, il tempo di percorrenza è perfettamente compatibile con gli orari estrapolati dalla visione delle telecamere installata presso il distributore Esso (21.37 orario di partenza, 21.51 orario in cui si nota il bagliore di una torcia nei pressi del camion poi incendiato). Il gip sottolinea anche come il Della Gatta cercasse di celare il suo volto nel momento in cui faceva rifornimento di benzina proprio in considerazione dell’azione delittuosa che stava per compiere.

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Il movente del gesto è da ricondurre alla rivalità concorrenziale preesistente tra uno dei destinatari del provvedimento restrittivo ed il proprietario del veicolo incendiato, entrambi imprenditori attivi nel settore delle trivellazioni

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Di lì a poco i carabinieri sentivano anche Luigi Caterino il quale rimarcava che un paio di anni prima aveva avuto un alterco con Alberto Della Gatta per motivi di concorrenza e nello specifico perché lo stesso aveva effettuato opere di trivellazione presso un albergo. Lo stesso Della Gatta veniva sentito come persona informata dei fatti, spiegava ai carabinieri di non essere a conoscenza del proprietario dell’autocarro e riferiva i suoi spostamenti nel corso della giornata. Questo conduceva gli inquirenti presso un negozio di Casamicciola dove il Della Gatta si era introdotto alle 20.27 per degli acquisti: il suo abbigliamento combaciava in pieno con quello della persona che aveva fatto benzina a Lacco Ameno. Una circostanza. Gli uomini guidati dal cap. Mitrione provvedevano poi anche a reperire i tabulati telefonici del cellulare di Alberto Della Gatta per appurare i suoi spostamenti nella giornata dell’11 marzo e il suo smartphone veniva intercettato dalla cella telefonica dove rientrava geograficamente il distributore di benzina. Poi nessuno spostamento fino a quando il telefonino non veniva rilevato dalla cella denominata “Ischia Porto 2” ubicata nella zona del Montagnone all’altezza di via Nuova dei Conti. Guarda caso, manco a dirlo, sottostante al luogo dell’incendio. Ma non è tutto, perché in quelle frenetiche ore risultano frequenti contatti telefonici tra Alberto Della Gatta e Vittorio Verde. Da una serie di telefonate intrattenute da Alberto Della Gatta ed intercettate emerge una profonda rivalità con Luigi Caterino, imprenditore nel settore delle trivellazioni, e lo stesso si lamenta più volte del fatto che la maggiore holding alberghiera non si avvalga più dei suoi servizi ma di quelli della concorrenza. Ma l’ordinanza cita anche una lunga serie di intercettazioni che non lascerebbero scampo agli indagati.

Non a caso che nell’ordinanza si legge: “All’esito dell’espletamento dell’attività di indagine sopra illustrata, si evince un gravissimo compendio indiziario di colpevolezza in capo ad entrambi gli indagati circa la fattispecie criminosa di cui all’incolpazione provvisoria formulata dalla parte pubblica. Emergono in tal senso, anche a parere di questo gip, gli accertamenti di pg e segnatamente le immagini del sistema di video sorveglianza sopra richiamate, che ritraevano un soggetto del tutto corrispondente – quanto a vestiti indossati, corporatura e fattezze fisiche e fisiognomiche – all’odierno indagato Della Gatta Alberto, nell’atto di approvvigionarsi del carburante per appiccare l’incendio per cui a procedimento. Invero, l’immagine del sistema di videosorveglianza che aveva già ritratto lo stesso in momenti immediatamente precedenti rispetto ai fatti per cui è procedimento, veniva comparata con le immagini del sistema di videosorveglianza che immortalavano il soggetto. Poi ci sono le attività captative che vedevano lo stesso Della Gatta rivolversi al Caterino con frasi del tipo “questi fanno cose da zozzosi, sono casalesi, sono zozzosi”, aggiungendo poi: “Dove mettono piede i casalesi succede la guerra a tutte le parti”. Relativamente alle responsabilità di Vittorio Verde, il gip scrive che “si configura indubbiamente, nel caso in questione la fattispecie delittuosa a titolo di concorso, concretandosi quel contributo materiale e morale all’attività illecita che configura l’ipotesi concorsuale nella commissione del reato in questione, data anche dalla mera presenza (segnatamente, nel caso di specie, da parte del Verde, che accompagnava sul luogo dei fatti il Della Gatta), non meramente casuale ed occasionale, sul luogo dell’esecuzione del reato, quante volte essa sia servita, come nel caso di specie, a fornire all’autore materiale del fatto (principalmente il Della Gatta) stimolo all’azione o un maggiore senso di sicurezza della propria condotta, palesando chiara adesione alla condotta delittuosa”. Il gip ha disposto gli arresti domiciliari anche in considerazione del fatto che gli stessi, se trattenuti a piede libero, avrebbero potuto reiterare la condotta delittuosa. Gli indagati saranno difesi dagli avvocati Nicola Nicolella e Michele Regine.

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