CRONACA

Incendio al camion “rivale”, Della Gatta e Verde respingono tutte le accuse

Ieri l’interrogatorio di garanzia per i due indagati finiti ai domiciliari con l’accusa di aver appiccato il fuoco a un automezzo di una ditta concorrente

Si è svolto ieri mattina dinanzi al Gip del Tribunale di Napoli l’interrogatorio di garanzia per Alberto Della Gatta e Vittorio Verde, i due isolani posti agli arresti domiciliari con l’accusa di incendio doloso di un camion appartenente a una ditta di trivellazioni di Casal di Principe. Incendio avvenuto lo scorso marzo in un parcheggio del Comune di Ischia, compiuto secondo l’accusa nell’ambito della rivalità concorrenziale preesistente tra uno dei destinatari del provvedimento restrittivo ed il proprietario del veicolo incendiato, entrambi imprenditori attivi nel settore delle trivellazioni . I due indagati, difesi rispettivamente dagli avvocati Nicola Nicolella e Michele Regine, hanno risposto a tutte le domande poste dal magistrato chiarendo di non aver nulla a che fare con l’episodio.

La difesa ha comunque sottolineato alcune incongruenze, come quella di una telefonata tra i due indagati, effettuata proprio nei minuti in cui i due, secondo la ricostruzione del pubblico ministero fatta propria dal Gip, avrebbero dovuto essere insieme nella stessa auto, per dirigersi dalla stazione di servizio fino al parcheggio teatro dell’incendio, cioè tra le 21.35 e le 21.51 della sera in questione. Del resto, il Della Gatta ha ribadito al giudice che a quell’ora egli si trovava a casa: dopo aver fatto benzina sarebbe stato accompagnato dal Verde a casa, per poi cenare in compagnia della moglie.

Della Gatta, difeso dall’avvocato Nicola Nicolella, ha spiegato che all’ora in cui le fiamme divamparono egli era a casa, mentre Verde, assistito dall’avvocato Michele Regine, ha dichiarato di non aver mai avuto alcun interesse, personale o professionale, ad agire contro la ditta di Casal di Principe vittima dell’episodio accaduto nel marzo scorso

Della Gatta ha ammesso di aver mostrato malumore in passato verso la condotta e il comportamento della ditta rivale, reputandolo non corretto dal punto di vista concorrenziale, ma nulla più. Dalle intercettazioni telefoniche inoltre non emergerebbe nulla circa l’incendio.

Durante il successivo interrogatorio di Vittorio Verde la difesa ha evidenziato l’assoluta mancanza di interesse nei confronti della vittima dell’incendio, vista l’attività professionale completamente differente esercitata dall’indagato rispetto alle trivellazioni. Verde ha confermato di aver effettuato un rabbocco di benzina insieme a Della Gatta, per poi accompagnare quest’ultimo a casa, ma negando in modo deciso di avere avuto un qualsivoglia ruolo nell’innesco dell’incendio. Anche l’avvocato Regine, come il collega Nicolella, ha messo in rilievo diverse incongruenze nella ricostruzione accolta dal Gip, ma soprattutto è stata contestata la presenza di gravi indizi.

Dunque la ricostruzione accusatoria, secondo la difesa, presta il fianco quantomeno a delle incertezze: i due penalisti hanno già depositato istanza al Tribunale in funzione di Riesame. Si cercherà di ottenere la revoca dell’ordinanza che ha disposto per i due indagati gli arresti domiciliari, ordinanza eseguita dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Ischia. In quella sera di sei mesi fa le fiamme, propagatesi rapidamente, avevano danneggiato anche un altro autocarro parcheggiato nelle vicinanze, ed un bagno pubblico prefabbricato. Dalle indagini sarebbe emersa un’avversione nei confronti della vittima, scaturita dal fatto che alcuni privati dell’isola stavano affidando a lui i lavori di trivellazione, anziché rivolgersi all’impresa locale di Della Gatta.

I carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile raggiunsero il parcheggio Guerra dove era stato segnalato l’incendio di un camion parcheggiato sul posto. Giunti sul posto i militari dell’Arma constatavano la presenza dei vigili del fuoco intenti a domare le fiamme che avevano completamente avvolto la cabina di guida di un autocarro modello Iveco Eurotech di proprietà della società “La Fontana Ital Pozzi” con sede a Casal di Principe e che vede nei panni di legale rappresentante Luigi Caterino. I pompieri riferirono ai militari dell’Arma che l’incendio era da ritenersi assolutamente di natura dolosa dal momento che la batteria dell’autocarro risultava isolata dall’impianto elettrico mediante un sistema di sicurezza e quindi l’ipotesi del corto circuito era da escludere a priori. Inizialmente l’ispezione dei luoghi oggetto dell’incendio non portavano al rinvenimento di nessun indizio particolare ma l’attività degli inquirenti ben presto raggiunse i primi risultati. Il 13 marzo, infatti, veniva acquisito il filmato estrapolato dal sistema di videosorveglianza a circuito chiuso installato nella zona del parcheggio Guerra, Dalla visione del filmato emergeva che alle ore 21.51 dello scorso 11 marzo un fascio di luce, presumibilmente generato da una torcia portatile, illuminava parte dell’autocarro in sosta e dopo pochi attimi si notava una fiamma all’altezza dell’abitacolo. L’incendio sarebbe divampato nella sua pienezza dopo alcuni minuti e precisamente alle 21.55. Le indagini continuarono a concentrarsi sui filmati di videosorveglianza estendendosi anche ai distributori di carburante presenti sull’isola. Gli uomini guidati dal capitano Mitrione provvidero poi anche a reperire i tabulati telefonici del cellulare di Alberto Della Gatta per appurare i suoi spostamenti nella giornata dell’11 marzo e il suo smartphone veniva intercettato dalla cella telefonica dove rientrava geograficamente il distributore di benzina. Poi nessuno spostamento fino a quando il telefonino non veniva rilevato dalla cella denominata “Ischia Porto 2” ubicata nella zona del Montagnone all’altezza di via Nuova dei Conti, proprio nelle vicinanze del luogo dell’incendio.

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