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Inchiesta “Garage”, domani le ultime testimonianze della difesa

Volge verso la conclusione il processo “Garage”, dal nome dell’inchiesta che a sua volta fu così denominata dall’espressione gergale che indica l’hashish, la nota sostanza stupefacente psicotropa. Domattina sarà la volta degli ultimi testi della difesa, uno dei quali è quel Rosario Lobosco, anch’egli inizialmente imputato nel processo, durante il quale ha patteggiato una condanna a tre anni di reclusione. Prima di scontare la pena, Lobosco è anche testimone assistito nel resto del processo nel quale verranno giudicati i rimanenti sei imputati. Salvo imprevisti, dopo le deposizioni di domani ci sarà spazio solo per l’udienza dove verranno formulate le conclusioni e poi la discussione. Siamo quindi nella dirittura d’arrivo per una vicenda iniziata oltre dieci anni fa. Una storia di cui si parlò molto dentro e fuori dall’isola d’Ischia. Le attività d’indagine partirono nel 2007, quando fu arrestato un pezzo grosso del traffico di cocaina, Giuseppe Marquez, insieme ad alcuni complici. Da quell’operazione  l’attività i investigativa delle Forze dell’Ordine per la repressione del fenomeno del traffico di stupefacenti proseguì senza  soste. Parliamo di una piaga sociale che da tempo ha raggiunto e affligge anche la nostra isola, provocando un costante allarme sociale. Nel caso particolare, il traffico di stupefacenti coinvolse  ragazzi molto giovani, compresi alcuni minori di età, implicati sia nell’attività di spaccio che a titolo di assuntori. Gli accertamenti consentirono di appurare che il vuoto lasciato da Marquez venne colmato da altri soggetti. Le investigazioni dei Carabinieri fecero emergere le linee fondamentali dell’assetto della “piazza” di spaccio nel Comune di Forio, che si allargò coinvolgendo anche altri Comuni dell’isola. In particolare, secondo gli inquirenti, un gruppo di giovani foriani avrebbero costituito una vera e propria associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti ed all’organizzazione di “festini” nel corso dei quali la droga veniva consumata. In carcere finirono Rosario Lobosco,  Graziano Cacace, Giuseppe De Angelis, Aniello De Maio, Alessandro Cristiano, Martina De Crescenzo e Raffaele De Falco. Gli arresti domiciliari all’epoca colpirono Federica Trani, Alfredo Rosi, Melania Mele e Flora Energe. Una testimonianza decisiva ad avvalorare il quadro così delineato fu quella, molto accorata, fornita dalla madre di una giovane tossicodipendente. Ella, oltre a confermare quanto accertato dai Militari dell’Arma, fornì una serie di numeri telefonici ed alcune fotografie registrati nella “memoria” del cellulare della figlia. Tale contributo impresse  una decisa svolta alle indagini dei Carabinieri di Ischia, coordinate dalla DDA partenopea, che portarono le sette persone sopra citate in carcere o agli arresti domiciliari, quasi tutti giovani tra i 20 e 25 anni. Oltre al ruolo della madre-coraggio, nell’indagine emerse anche il coinvolgimento di giovani appartenenti a famiglie ”bene”. Secondo quanto accertato, Rosario Lobosco, 24 anni, dagli inquirenti ritenuto il principale promotore dell’organizzazione, si avvaleva anche della collaborazione di Graziano Cacace – originario del rione ”Forcella” di Napoli, che svolgeva il ruolo di anello di congiunzione tra alcuni soggetti che gestivano la ”piazza di spaccio” nella zona di via Duomo, a Napoli – e, anche, di Raffaele De Falco, originario del quartiere Pianura ed emigrato a Forio qualche anno fa. Tra i giovani coinvolti figura anche Federica Trani, 23 anni, vigilessa stagionale al Comune di Ischia. Una volta giunta ad Ischia la droga – in gergo ”Garage” appunto per indicare l’hashish, ”zia Maria” per la marjuana e ”sposa” per la cocaina – veniva consegnata ai pusher per la distribuzione, che avveniva anche su ordinazione. Ad acquistarla giovani che la consumavano durante party organizzati nei locali dell’isola o in abitazioni private. Gli inquirenti appurarono che era frequente l’abitudine dei ragazzi benestanti dell’isola di allietare i loro svaghi con sostanze stupefacenti. Una consuetudine che coinvolgeva un elevato numero di giovani i quali, ormai, l’avevano adottata come vera e propria scelta di vita. In sostanza una moda capace di coinvolgere anche i giovanissimi e di attirare un numero sempre crescente di proseliti. Tutto questo non faceva altro che alimentare gli affari dell’organizzazione la quale, per fronteggiare le richieste, si riforniva con maggiore frequenza. La struttura dell’organizzazione fu delineata da Carabinieri e Procura fino nei minimi dettagli, identificando i ruoli ricoperti da ciascuno degli undici arrestati. Una lunga vicenda giudiziaria, dunque, ormai alle ultime battute.

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