CRONACA

Incidente alla Borbonica, resta l’ansia per le condizioni di Calise

Sotto morfina per il dolore, il dipendente della SuperEco rimane al Pellegrini di Napoli per ricevere le cure alla mano: si spera che l’arto possa recuperare la piena funzionalità dopo una lunga convalescenza e riabilitazione. Nessun fermo per i mezzi protagonisti dell’incidente avvenuto durante le operazioni di retromarcia

I medici sono stati schietti e diretti: le condizioni della mano di Michele Calise erano talmente gravi che i chirurghi del Pellegrini non avevano escluso l’eventualità di amputare la mano. Mano che adesso è sotto continuo monitoraggio dei medici che hanno provveduto d’urgenza a operare un arto in condizioni davvero critiche. L’operaio della Supereco che nella mattinata di lunedì 8 aprile ha subito il terribile incidente mentre era impegnato a tenere pulito il territorio turrito continua la sua lenta convalescenza. Durante l’intervento portato a termine presso il reparto di chirurgia della mano del nosocomio napoletano, specializzato in lesioni agli arti, i medici hanno fatto tutto quanto possibile per curare palmo e dita maciullate dalla terribile stretta avvenuta in prima mattinata. Un incidente che sicuramente si sarebbe potuto evitare, emblema di quanto in Italia ci sia ancora molto da lavorare sul fronte della sicurezza sul lavoro.

Il 37enne di Forio è sotto l’azione degli antidolorifici, pieno di morfina per tentare di tenere a bada il forte dolore e stretto dall’affetto dei cari che gli stanno facendo forza per tirare su un umore nero, spezzato da un incidente che ha scaraventato Michele Calise in un vortice di paura, preoccupazioni e incertezza per il futuro. Perché per quanto i medici abbiano fatto tutto quanto possibile per ripristinare le condizioni dell’organo prensile maciullato dall’incidente non è affatto detto che l’operaio della Supereco tornerà a utilizzare la funzionalità al 100%. La convalescenza sarà lunga e altrettanto lunga la riabilitazione che, si spera, potrà ridare, dopo lunga fatica, la piena funzionalità dell’arto a solo l’ultimo lavoratore di una lunga lista che ha subito lesioni mentre era impegnato a lavorare.

Ma come è potuto avvenire un incidente di tale portata? Un mezzo in retromarcia non dovrebbe avere il segnalatore acustico che ricorda a chi si trova nelle vicinanze il lento avvicinamento del mezzo? Ma soprattutto, cosa ci faceva la mano dell’operatore ecologico lì dove non avrebbe dovuto essere? Forse è stato costretto ad aprire manualmente il portellone del camion della nettezza urbana, operazione che di solito, come direttive di sicurezza obbligano, avviene semplicemente premendo un pulsante, in maniera del tutto automatica?

Se lo chiedono i parenti, ma anche i cittadini che cominciano a porsi delle domande chiedendosi come vengono spesi i tanti soldi che servono per tenere in piedi la pulizia del territorio di Forio e che a quanto pare sembra essere nettamente carente sul fronte della sicurezza.  Intanto il camioncino protagonista del brutto incidente sembra che sia stato già avvistato in giro per il territorio di Forio, nessun sequestro è stato disposto per il mezzo che ha schiacciato la mano di Calise. Non è stato ritenuto necessario visto che l’incidente è avvenuto durante la manovra di retromarcia e quindi non attribuibile al mezzo. Certo rimane da chiarire come mai gli operai della Supereco siano costretti ad armeggiare sui mezzi in funzione mentre avvengono operazioni così delicate e pericolose.  

“Nonostante abbiano più volte tentato di denunciare le condizioni di lavoro molto lontane dalle direttive in vigore sulla sicurezza – aveva dichiarato il consigliere di minoranza del civico consesso di Forio, Leonardo D’Abundo – gli operatori della Supereco sono costretti a sottostare a continue minacce velate. Inviti a rimanere in silenzio che si fanno obbligatori pur di preservare il posto di lavoro. I furgoncini sono fatiscenti: freni non funzionanti, meccanismi arrugginiti, tutte situazioni che abbiamo sempre denunciato e che sono sempre state prese sottogamba.

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