CRONACAPRIMO PIANO

Incubo “Sanitopoli”

Si sta per chiudere il cerchio su un’indagine legata ad una serie di pratiche ed interventi chirurgici anomali effettuati presso l’ospedale “Rizzoli” di Lacco Ameno. L’attività investigativa caratterizzata anche da intercettazioni telefoniche e ambientali. Ecco chi è finito nel mirino degli investigatori e perché…

Un’indagine lunga, laboriosa e decisamente articolata e “faticata”. Che adesso, stando agli scarni e scarsi rumors che arrivano dalle consuete fonti, potrebbe avere risvolti a dir poco clamorosi. E, per giunta, nemmeno in tempi così lunghi. L’autorità giudiziaria avrebbe puntato gli occhi su una serie di procedure poco ortodosse che vengono messe in atto all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, andando a focalizzare la propria attenzione su un professionista che opera all’interno del nosocomio isolano, ma probabilmente estendendo il raggio d’azione. Ecco perché non si escludono una serie di provvedimenti che potrebbero essere drastici nel singolo caso ma comunque significativi anche se meno pesanti nei confronti di altri soggetti. Ma su cosa hanno lavorato gli inquirenti, che tra l’altro in questo lasso di tempo si sono naturalmente avvalsi della collaborazione delle forze dell’ordine presenti sul territorio? Poterlo sostenere con certezza inoppugnabile è francamente impossibile, dal momento che sulla vicenda vige tuttora il massimo riserbo. Ma sul fatto che l’attività investigativa sia stata serrata e minuziosa sarebbe sottolineato dal fatto che non solo siano state effettuate una serie di intercettazioni telefoniche ma addirittura ambientali con una serie di apparecchi dislocati anche all’interno dell’ospedale lacchese proprio per avere contezza inoppugnabile di come si svolgessero una serie di procedure.

Il focus, a quanto sembra, sarebbe tutto da ricercare in una serie di interventi chirurgici che nel tempo sono stati effettuati al Rizzoli. Basati, va detto, su una serie di anomalie: in primo luogo – e questo presumibilmente più di ogni altra cosa ha fatto accendere la “spia rossa” – il fatto che la stragrande maggioranza dei pazienti che venivano operati giungevano dalla terraferma, circostanza decisamente strana non fosse altro che per motivi logistici ha poco senso attraversare il mare e recarsi su un’isola per interventi che possono essere effettuati ovunque. Il secondo aspetto su cui gli investigatori stanno puntando le loro attenzioni, e che come dicevamo in apertura potrebbe ampliare il numero delle persone coinvolte nell’inchiesta, è che i pazienti che dovevano essere sottoposti a questa tipologia di intervento riuscivano tramite una serie di “escamotage” a saltare la cosiddetta “fila” e ad avere sempre una corsia preferenziale che consentiva loro di finire sotto i ferri senza dover attendere più di tanto. Ma a chiudere il cerchio, e questo forse è l’aspetto più caratterizzante di questa storia, è la circostanza che tanti di queste operazioni non avevano un carattere d’urgenza e spesso erano interventi tutt’altro che di natura medica intesa come salvavita o urgenti. Per la cronaca, stando a qualche “spiffero”, tutta la trafila vedrebbe come protagonista un medico in servizio al Rizzoli: si ipotizzava anche la complicità di qualche collega, ma a quanto sembra nella chiusura dell’indagine non ci sarebbero correità in tal senso. Piuttosto, a rischiare grosso sarebbero proprio quei pazienti che avrebbero usufruito delle “corsie preferenziali” suggerite loro dal medico pur consapevoli che di fatto stavano mettendo in atto una procedura contra legem.

Insomma, senza troppi giri di parole siamo davanti ad una patata bollente, di quelle che davvero rischiano di esplodere da un momento all’altro e di catapultare sotto i riflettori della cronaca regionale e nazionale la sanità di casa nostra, che certo non avrebbe bisogno di una tale pubblicità. A breve l’informativa di reato sarà sulla scrivania dei magistrati che stanno coordinando l’indagine, che a quel punto atti alla mano prenderanno contezza che una serie di sospetti potrebbero essere effettivamente suffragati (il condizionale è pur sempre d’obbligo) da dati di fatto e riscontri oggettivi. E a quel punto per qualcuno si aprirebbero scenari tutt’altro che tranquillizzanti. Che la situazione poi sia tutt’altro che rassicurante, giusto per rimanere in argomento, lo si intuisce anche dalle voci che si rincorrono tra lo stesso personale in servizio presso l’ospedale Rizzoli, non solo nel reparto dove si sarebbero verificate queste anomalie: voci e stani d’animo confermano che effettivamente su determinate procedure si sia evidentemente tirato troppo la corda. E adesso potrebbe arrivare il conto: a presentarlo, però, sarà la giustizia con una serie di conseguenze che come detto potrebbero davvero essere deflagranti.

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