CRONACAPRIMO PIANO

Indagini e nuovi licenziamenti, che caos a Villa Mercede

Ieri la visita della presidente della cooperativa che gestisce la residenza sanitaria, ascoltata anche dalla Guardia di Finanza

Non conosce tregua l’odissea di Villa Mercede e degli addetti che vi lavorano. L’arrivo della Guardia di Finanza, che alcuni giorni fa ha visitato la residenza sanitaria assistenziale, è solo l’ultimo indice rivelatore di una situazione ormai al limite dell’esplosione, o del collasso, se preferite. Ieri Antonella Polverino, la presidente della cooperativa Civitas che gestisce Villa Mercede, è giunta sull’isola per recarsi nella struttura, ma appena sbarcata a Ischia è stata convocata dalla Guardia di Finanza, rimanendo due ore negli uffici dell’Arma. Verosimilmente i finanzieri sono alla ricerca di chiarimenti in merito a quanto emerso dalla loro approfondita ispezione presso la struttura sanitaria.

FOTO FRANCESCO CASTALDI

La presidente si è poi recata a Villa Mercede, intorno alle 12:40 in compagnia del fisioterapista Toni Buono. La visita è durata circa un’ora. Intanto però l’atmosfera resta elettrica: dopo il licenziamento di un’animatrice e di un fisioterapista, altri due potrebbero profilarsi a breve. Uno stillicidio che, a dire la verità, era stato più volte annunciato nel corso degli ultimi dodici mesi e che ora sta entrando nella fase più cupa. Anche ieri i pochi dipendenti rimasti sono stati chiamati a fronteggiare le molteplici incombenze per portare avanti la struttura e i pazienti che vi risiedono. La situazione di emergenza perdura costantemente, in quanto molti operatori sono ancora in malattia, arrivati all’esasperazione. Al momento, nella struttura mancano figure essenziali per i pazienti, quali l’assistente sociale e lo psicologo: un dato che rivela tutta la gravità della situazione. Tra i tanti disagi, anche quello relativo al servizio mensa. Nonostante il Capitolato d’appalto preveda una certa variazione nella preparazione dei pasti, si sono levate lamentele in quanto questa settimana sarebbe stata servita quasi sempre pasta o riso col sugo. Anche tra gli stessi dipendenti le tensioni aumentano, proprio per la mancanza di addetti alle varie mansioni, cosa che prevedibilmente si ripercuote sulle prestazioni dovute ai pazienti.

Da troppo tempo i lavoratori attendono ciò che dovrebbe essere la pura normalità mentre qui sembra costituire un’utopia: la regolarità nel pagamento degli stipendi arretrati, che da due anni è diventato un vero e proprio “caso”, con enormi ritardi che mettono a rischio il sostentamento di tante famiglie, e i lavoratori costretti a estenuanti manifestazioni di protesta per cercare di attirare e mantenere l’attenzione generale su un dramma umano, sociale e sanitario ormai endemico. Finora infatti non sono bastati gli stati di agitazione, le procedure di raffreddamento, gli appelli dei sindacati, le dichiarazioni di sindaci ed altri esponenti delle istituzioni. Sin dall’anno scorso era chiaro che, oltre agli stipendi a singhiozzo, l’altra grande incognita sarebbe stata costituita dai licenziamenti, prima minacciati, poi congelati, e ora in via di concretizzazione. In ogni caso i sindacati hanno denunciato la completa illegittimità dei licenziamenti, e i singoli lavoratori colpiti dal provvedimento stanno già agendo per le vie legali. Alcuni addetti in precedenza avevano ricevuto disposizioni unilaterali di riduzione d’orario, che sono già stati impugnati in quanto illegittimi.

Con tutta probabilità, pur tenendo conto dei vincoli di legge e dei dovuti preavvisi, nei prossimi giorni i sindacati Uiltucs e Fisascat indiranno uno sciopero, o altre iniziative ufficiali di lotta, come anticipato da Giuseppe Silvestro della Uiltucs. Continua dunque la difficile battaglia, sui tre livelli focali: stipendi, licenziamenti, e riduzione unilaterale illegittima degli orari di lavoro.

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