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Inedito Giulio Iasolino: certificò la santità di fra Andrea Avellino e la finta pazzia del filosofo Tommaso Campanella

Di Giulio Iasolino (calabrese nato a Vibo Valentia 1538 – Napoli 1622), cui è dedicata una strada sul porto d’Ischia, sappiamo che è stato un celebre anatomista e idrologo italiano, docente all’Università di Napoli e famoso per aver dimorato e studiato sulla nostra isola, ove compose il più antico e completo trattato di idrologia medica: il “De’ rimedi naturali che sono nell’isola Pithecusa, hoggi detta Ischia”, dedicata a Geronima Colonna, la quale gli sollecitò la traduzione della sua opera dalla lingua latina, in cui era stato steso il suo manoscritto, a quella italiana più comprensibile a tutti. Un’opera che ebbe grande fortuna. E nel 1586 l’incisore romano Mario Cartaro mise a punto la “Carta dell’isola d’Ischia” -una delle prime cartine geografiche dell’isola- sulla scorta delle precise indicazioni fornitegli da Iasolino. Ciò premesso, è bene ricordare che sant’Andrea Avellino (solennità il 10 novembre) fu in vita tra i pazienti del famoso medico e scienziato Giulio Iasolino, che si recava a fargli visita al convento dei Chierici Regolari Teatini di san Paolo Maggiore a Napoli: in verità sant’Andrea Avellino si chiamava Lancellotto ed era nato a Castronuovo (Potenza) -poi con l’aggiunta Sant’Andrea- nel 1521 e deceduto a Napoli il 10 novembre 1608, ma come novizio prese il nome di Andrea, grande la sua devozione per la Madonna nell’epistolario di oltre mille lettere e numerosi trattati ed opuscoli di ascetica ed esegesi biblica. Tre giorni dopo la sua morte -il 13 novembre del 1608- lo Iasolino, la cui moralità e generosità ebbe le sue radici in una profonda religiosità (emblematica era l’abitudine di prendere la comunione insieme ai suoi alunni durante i giorni festivi!), era medico di fiducia delle famiglie nobili e di una serie di conventi napoletani. Pertanto, egli si recò al convento di fra Avellino, ignaro dell’accaduto, con il suo allievo prediletto Marco Aurelio Severino che gli succederà sulla cattedra universitaria. I monaci lo condussero a visitare la salma ed egli, con immensa sorpresa, la trovò rosea come se fosse stata in vita e non scorse nessun segno tipico della morte avvenuta: gli occhi erano ancora umidi e le giunture del braccio ancora pieghevoli. Con un paio di forbici fece tre incisioni sull’orecchio e con sommo stupore non vide scorrere da queste ferite siero, bensì sangue rosso e fluido. I monaci raccolsero il sangue in alcune ampolle e, anche dopo un anno dal decesso, si poté constatare che il corpo non era ancora in decomposizione e che scuotendo le ampolline il sangue era rimasto fluido. Tutto ciò egli lo affermò sotto giuramento il 15 aprile del 1614, in occasione del processo di canonizzazione del frate, dove affermò di non aver mai visto niente di simile nel corso della sua carriera professionale e durante le numerose dissezioni di cadaveri da lui effettuate. L’8 agosto 1617 Iasolino si fece ascoltare nuovamente per testimoniare la guarigione miracolosa di un suo paziente affetto da glaucoma, dopo che gli fu poggiata sull’occhio una reliquia di fra Andrea Avellino, che già era venerato come un santo. Il processo di beatificazione di Andrea Avellino iniziò nel dicembre del 1614, beatificato da Urbano VIII il 14 ottobre 1624, proclamato santo da Clemente XI il 22 maggio 1712 ed è sepolto nella basilica di san Paolo Maggiore a Napoli, di cui è tra i 52 compatroni (la Patrona di Napoli è l’Assunta); invocato dai fedeli contro la morte improvvisa. Ancora Giulio Iasolino, il 15 giugno 1607, insieme a Pietro Vecchione protomedico del viceregno, formula il suo parere sulla salute mentale del frate domenicano noto filosofo e teologo calabrese Tommaso Campanella (Stilo 1568 – Parigi 1639) detenuto a Napoli. Iasolino si spense di vecchiaia e fu sepolto nella basilica di Santa Chiara a Napoli. I veri medici sono per lui quelli “che servono per carità cristiana e che il fine lor sia l’honor di Dio e l’utile del Prossimo, e non il vano lucro”(De Rimedi Naturali).

*Pasquale Baldino – Responsabile e promotore diocesano Cenacoli Mariani; docente Liceo; poeta (email: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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