CRONACA

Infermieri sull’isola, dura la vita ai tempi del coronavirus

La drastica riduzione dei collegamenti marittimi e terrestri ostacola ulteriormente gli spostamenti degli operatori dell’unico ospedale isolano

Trasporti ridotti per frenare il contagio. Misura impegnativa quanto condivisibile, certo. Ma se a farne le spese sono gli operatori sanitari che prestano la loro preziosa e fondamentale opera presso l’unico ospedale isolano, ecco che vanno ripensati certi meccanismi. Com’è noto, il calo verticale del traffico via mare e dei trasporti su gomma, dovuto alle misure precauzionali decretate dal governo e dalla regione, ha provocato una contemporanea riduzione delle corse di collegamento marittimo, drasticamente diminuite nel numero, e dei trasporti terrestri, nella misura del 50%. Tali tagli vanno tuttavia a colpire proprio gli operatori socio-sanitari (Oss) che quotidianamente arrivano dalla terraferma per raggiungere il Rizzoli di Lacco Ameno.

Ieri mattina, ad esempio, numerosi operatori dopo essersi alzati all’alba per arrivare in orario all’Ospedale, sono sbarcati sull’isola, dove per ore hanno atteso inutilmente un mezzo di trasporto pubblico che li trasportasse a Lacco Ameno. La piazzola dei bus è rimasta infatti a lungo desolatamente vuota. Una situazione che in passato ha costretto a ricorrere all’utilizzo di mezzi d’ambulanza, espediente peraltro adesso non più consentito perché assolutamente inidoneo a mantenere le distanze di sicurezza precauzionali. Gli operatori rimasti ieri sulla banchina sono poi riusciti in modo fortunoso a raggiungere Lacco Ameno.

Chi “smonta” in ospedale al mattino, dopo un durissimo turno notturno, per ore e ore è costretto ad attendere invano la prima corsa per tornare in terraferma, fissata al primo pomeriggio. In pratica, mezza giornata persa. Molti Oss e medici sono costretti a utilizzare quelle che dagli armatori vengono chiamate “corse speciali” con salati sovraprezzi, pur di prestare servizio sull’isola.

È necessario trovare una soluzione: gli armatori e il trasporto pubblico terrestre dovrebbero tener conto di coloro che tengono in piedi la tutela della salute pubblica, predisponendo corse compatibili con gli orari di lavoro oppure sconti sulle tariffe. È evidente che così non si può andare avanti perché gli operatori sono esseri umani, sulla cui fatica si sta poggiando l’intera sicurezza sanitaria locale e nazionale: ostacolare anziché agevolare i loro spostamenti quotidiani significa infliggere loro ulteriore pressione a quella a cui già adesso sono sottoposti, e il limite di rottura ormai non è lontano. E se anche gli operatori sanitari getteranno la spugna, saranno guai per tutta l’isola.

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