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Iniziativa pastorale al “Buon Pastore” col Parroco don Antonio Angiolini

Significativo piano pastorale del Parroco don Antonio Angiolini nella bella Chiesa del Buon Pastore a Ischia Porto. Infatti, è in corso l’idea pastorale di celebrare la Santa Messa alle ore 9 di ogni 13 del mese per tutte le mamme e ogni 19 sempre del mese, alle ore 19,30, per tutti i papà. Notoriamente il 13 è il numero che ricorda le Apparizioni di Maria NS di Fatima, Corredentrice, Mediatrice, Avvocata e, pertanto, Mamma Universale; e il 19, che è il numero del mese di marzo dedicato a San Giuseppe, festa del papà, e Patrono della Chiesa Universale. Alle celebrazioni sono invitati tutti i papà e tutte le mamme. L’esemplare finalità del lodevole Parroco è nella citazione del discorso tenuto a Nazareth il 5 gennaio 1964 dal Beato Papa Paolo VI: “Dio, origine e fondamento della comunità domestica, fa che il nostro amore, abitato dal tuo, dimori più forte di ogni debolezza e di ogni cristi, di ogni difficoltà che frequentemente incontriamo. Fa’ che la nostra famiglia sia una chiesa, una presenza efficace e vi trovi sostegno e forza per realizzare il Tuo piano di salvezza. Gesù, Maria e Giuseppe, benedite, custodite e santificate le nostre famiglie”. Quella del Buon Pastore (foto dello scrivente) è un tempio molto ben curato e lindo, con al centro il maestoso Tabernacolo della Presenza reale di Gesù Eucaristico e adesso la celebre Icona di Maria NS di Fatima, alla quale -com’è ormai noto- il grande Vescovo d’Ischia mons. Pietro Lagnese ha rinnovato la Consacrazione al Suo Cuore Immacolato il 13 ottobre dell’anno scorso nello storico tempio borbonico di S. Maria di Portosalvo, dopo la solenne concelebrazione e processione dalla Cattedrale d’Ischia Ponte con la splendida Icona portata a spalla dai Sacerdoti e dai Sindaci dell’isola d’Ischia. San Luigi Grignion de Monfort ha scritto a pag. 73 del suo volume “Il segreto ammirabile del santo Rosario”: – Tutti gli eretici, che sono tutti figli del diavolo e che portano i segni evidenti della condanna, hanno orrore dell’Ave Maria; imparano ancora il Pater, ma non l’Ave Maria; preferirebbero portare addosso un serpente che la corona del Rosario. Tra i cattolici, quelli che portano il segno della condanna non si preoccupano molto della corona e del Rosario, trascurano di dirlo o non lo dicono che in fretta e tiepidamente -. Al Monfort si ispirò sempre il Papa San Giovanni Paolo II “Totus tuus, Maria!”.

*Pasquale Baldino – Responsabile diocesano Cenacoli Mariani, docente Liceo, poeta (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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