CRONACAPRIMO PIANO

Intrigo sulle vie del mare

Il capo dell’ispettore del ministero della Giustizia, Andrea Nocera, si dimette dopo essere ufficialmente indagato in una complessa vicenda giudiziaria che interessa da vicino anche la nostra isola

E’ una storia particolare, strana, quella che riguarda un’indagine attualmente condotta dall’autorità giudiziaria. Perché interessa la Procura della Repubblica di Roma ma anche quella di Napoli, perché vede tra i soggetti coinvolti un personaggio recentemente balzato agli onori della cronaca e raggiunto addirittura da un aggravamento della misura cautelare dopo essere stato posto agli arresti domiciliari, ossia il commercialista Alessandro Gelormini.

Ma questo intreccio coinvolge anche Salvatore Di Leva, armatore di riferimento della società Alilauro Gruson e finanche Salvatore Lauro, patron della Alilauro e già senatore della Repubblica. Anche se è l’uomo sul quale si sono accesi e sono puntati tutti i riflettori, è il giudice Andrea Nocera, che peraltro era stato scelto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per guidare l’ispettorato ministeriale. Nocera ha rassegnato le dimissioni, atto dovuto dopo aver appreso di essere indagato dalla Procura di Napoli con un’accusa non da poco: corruzione in concorso con Salvatore Lauro e proprio Salvatore Di Leva. L’ipotesi accusatoria dei sostituti procuratori Woodcock e Cimmarotta, sarebbe legate ad alcune utilità di cui avrebbe usufruito il Nocera, ossia biglietti e tessere di aliscafo sulla tratta Napoli-Capri oltre al rimessaggio di un gommone nel cantiere di proprietà di Salvatore Di Leva.

Insieme al magistrato risultano indagati con l’accusa di concorso in corruzione anche l’imprenditore marittimo Salvatore Di Leva e l’armatore ischitano Salvatore Lauro, che però respinge le accuse al mittente. Favori, utilità, un’inchiesta sull’asse Napoli-Roma e l’onnipresente Gelormini

Delle dimissioni immediatamente presentate da Nocera abbiamo detto (tra l’altro nell’attività investigativa risulta coinvolto anche un altro magistrato, di cui fin qui si ignora l’identità) e forse è il caso di soffermare la nostra attenzione da vicende che anche per “competenza territoriale” ci interessano maggiormente. L’accelerazione è arrivata la settimana scorsa e nello specifico nella giornata di giovedì, quando nel corso delle indagini cui è sottoposto l’imprenditore marittimo Salvatore Di Leva, lo stesso è stato interrogato non soltanto dai pm della Procura di Napoli ma anche dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e dal magistrato capitolino Lia Affinati. L’epilogo di questo “appuntamento” ha rappresentato un momento particolarmente significativo, dal momento che si è giunti a sequestrare il telefono cellulare dello stesso Di Leva, che nei mesi scorsi era stato colpito dal virus trojan: si tratta di malware che a seguito di un decreto legislativo del dicembre 2017 possono essere inoculati solo su dispositivi elettronici portatili ed usati solo come strumento per effettuare intercettazioni ambientali. L’obiettivo chiaro è quello di poter effettuare controlli più accurati sui contatti recenti che potrebbero tornare utili alle indagini. Dal decreto di perquisizione notificato a Di Leva, per la cronaca, spuntano i nomi di Salvatore Lauro e di Andrea Nocera in un filone investigativo nuovo che arricchisce una matassa già di per se ingarbugliata.

Salvatore Di Leva Armatore

Tutto ruoterebbe, il condizionale in casi del genere è pur sempre d’obbligo, attorno ad un incontro che si sarebbe svolto presso il cantiere navale di Salvatore Di Leva ed al quale avrebbero partecipato non soltanto Lauro e Nocera ma anche l’onnipresente Alessandro Gelormini. I dettagli della chiacchierata sarebbero stati intercettati proprio grazie al trojan di cui sopra ed evidentemente sarebbero stati ritenuti “interessati” dai magistrati inquirenti. Detto che appare difficile pensare che un magistrato possa mettere a repentaglio la sua onorabilità per qualche biglietto e un gommone in rimessaggio, la Procura ipotizza che il rapporto con Nocera sarebbe tornato utile a Salvatore Lauro, il quale a sua volta avrebbe avuto la necessità di ottenere notizie utili essendo egli stesso coinvolto in un’attività di indagine del pubblico ministero Raimondi per un’altra vicenda abbastanza intricata e delicata, attinente a questioni societarie interne al gruppo che avrebbero di fatto innescato una pericolosa miccia. A riguardo, ad ogni buon conto, l’ex senatore è intervenuto ieri pomeriggio con una nota ufficiale nella quale così si è espresso sulle notizie apparse sui media: “Ho appreso, con sorpresa, dalla stampa di essere indagato per corruzione in concorso con un magistrato, il dott. Andrea Nocera, e l’imprenditore Salvatore Di Leva. La notizia mi ha profondamente amareggiato in quanto sono certo di non aver commesso alcun reato. Ho piena fiducia nell’operato degli inquirenti, ai quali mi auguro di poter fornire ogni chiarimento nel più breve tempo possibile”. Insomma, Lauro nega ogni addebito ed anzi auspica un celere confronto con l’autorità inquirente proprio al fine di chiarire la propria posizione.

In questo groviglio davvero notevole, va rimarcato che dalle indagini – almeno fino allo stato attuale – non risulta che Andrea Nocera possa aver girato qualsivoglia tipo di informazione tanto a Lauro quanto al Di Leva. E’ chiaro che per capire se l’indagine è destinata a proseguire o a “sgonfiarsi” occorre che vengano passate al setaccio ed ascoltate con estrema attenzione diverse conversazioni telefoniche di Salvatore Di Leva che sono state intercettate nell’arco temporale che va da aprile a settembre dell’anno in corso ma anche leggere con altrettanta minuziosità gli interrogatori dell’imprenditore sorrentino e dell’onnipresente Alessandro Gelormini. Uno che, negli ultimi tempi, è stato capace di essere sempre presente anche in indagini alle volte completamente slegate (almeno all’apparenza) tra loro. E non era certo un’impresa facile.

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